Introduzione

La Terra di Bari

de Judicibus, de Iudicibus, del Giudice

I de Judicibus della Terra di Bari potrebbero derivare direttamente da quelli campani, forse passando per la città di Troia. Le prime notizie sono della metà del 1400. In quel periodo i de Judicibus si stabilirono a Molfetta dove rimasero fino al giorno d'oggi. Lo scorso secolo un ramo si insediò anche a Martina Franca, mentre altri membri della famiglia andarono ad abitare a Casarano.

Dai de Judicibus di Molfetta derivano quelli di San Severo i quali a loro volta originano il ramo francese. Tutti gli individui appartenenti a questo sottoramo della famiglia sono identificati dalla sigla DSF e dal numero di generazione. Ad esempio:

  DSF 1

Altri de Judicibus si trovano nel Tavoliere delle Puglie e nel Salento.

Molfetta e Amalfi

L'errore di Michele Romano

L'attribuzione dei de Judicibus di Molfetta alla famiglia dei del Giudice di Amalfi potrebbe essere un errore genealogico commesso nella prima metà del XIX secolo dal genealogista molfettese Michele Romano.

Il Romano voleva infatti trovare avvalli a un'illazione che voleva gli abitanti di Molfetta e di Amalfi derivanti da una medesima tribù balcanica, portatasi in tempi storici remotissimi parte in Puglia e parte nella Penisola sorrentina, fondandovi le due città. Secondo il Romano, infatti, i nomi avevano la medesima etimologia greca di mela. Non gli sembrò così vero di vedere nei de Judicibus di Molfetta una ramificazione dei de lu Jodice (Del Giudice) di Amalfi, e quindi anche la prova vivente delle sue teorie sulla nascita della città adriatica.

Per quanto ne sappiamo noi, tuttavia, i Del Giudice non ebbero mai infeudamenti nella Puglia adriatica, anche se alcuni Judex e Judice sono presenti in documenti del XII e XIII secolo. Non ci risulta inoltre che vennero chiamati de Judicibus nei documenti in latino o nelle epigrafi prima della seconda metà del XV secolo, almeno per quanto riguarda la città di Amalfi.

Malauguratamente, per trovare conferme alle proprie teorie, il Romano pensò bene di andare a scartabellare i registri dell'arcivescovato di Amalfi e, nell'elenco degli arcivescovi locali scoprì un Giovan Battista de Judicibus proveniente dalla diocesi di Ventimiglia. Il Romano era così ossessionato dalle proprie idee, che non si preoccupò di accertare le vere origini e la storia del nobiluomo, peraltro disponibilissima nei testi dell'epoca. Poichè accadeva spessissimo che i vescovi provenissero quasi sempre da altolocate e nobili famiglie della diocesi, l'imprudente genealogista molfettese attribuì Battista ai Del Giudice amalfitani.

Il Romano non avrebbe fatto gran danno se, al suo ritorno a Molfetta, non avesse anche illuminato la famiglia de Judicibus su tali presunte origini della famiglia. Persa la memoria dei tempi passati e affascinati da tanta nobiltà, ovvero dalle origini poste all'inizio dell'alto Medioevo e dalla possibilità di appartenere a una casata fondatrice dell'ordine Gerosolimitano poi di Malta, i nostri trisavoli non se lo fecero dire due volte. Così i de Judicibus di Molfetta adottarono lo stemma dei del Giudice di Amalfi, cambiando appena l'insegna, ovvero facendo la croce spinata "patente", e dandosi il motto

PER ASPERA AD ASTRA

Danilo de Judicibus,
«Memorie Storico Genealogiche dell'Antichissima e Nobile Famiglia de Judicibus,
stese, ordinate e integrate da Danilo de Judicibus,
Roma, Inverno 1995, rev. Autunno ’97

[N.d.A.] La questione è comunque molto delicata ed è un punto nodale di questa ricerca. Non è infatti semplice capire se un certo personaggio appartenga o meno alla famiglia amalfitana al di fuori di quelli che erano i feudi noti dei del Giudice amalfitani. Se si dovessero trovare personaggi cognominati de Judicibus in Puglia prima del XIV secolo di chiara origine amalfitana, allora Romano avrebbe ragione, anche se le sue conclusioni nascono da una serie di attribuzioni errate. Altrimenti dobbiamo pensare a due famiglie diverse. Se così fosse, al momento non abbiamo motivo di ritenere ci siano mai stati matrimoni fra membri delle stesse.

Decreto generale di Carlo d'Angiò

Invero, la Storia, quella vera, aveva in effetti preparato una piccola trappola per i genealogisti. In un decreto generale di Carlo d'Angiò, emanato nel 1282 subito dopo la conquista del regno di Sicilia, ovvero dopo la battaglia di Benevento e la morte di Tancredi, sono elencati cinquantotto cadetti di buona famiglia molfettese che vengono nominati miles, ovvero cavalieri. Tra questi, sette od otto erano degli Judex o Judice, probabilmente dei de lu Jodice amalfitani. Certo, su questa base il Romano avrebbe potuto provare lo stesso che a Molfetta i Del Giudice di Amalfi vi erano comunque arrivati anche prima del XIV secolo, ma questo non conferma affatto che anche i de Judicibus molfettesi, il cui cognome con il patronimico appare nei documenti notarili soltanto nell'ultimo quarto del XV secolo, fossero i loro discendenti.

I 58 cadetti nominati nel decreto di Carlo d’Angiò
I 58 cadetti nominati nel decreto di Carlo d’Angiò

Michele Romano,
«Saggio sulla Storia di Molfetta»,
dall'epoca dell'antica respa sino al 1840,
Parte prima,
pag. 58

Sempre lo stesso Romano riporta la lista delle famiglie illustri di Molfetta come segnalate da Cesare Monna, dal Lombardi e da Enrico Bacco. In questo caso si ritrova il cognome Judicibus ma senza il de. Non è chiaro tuttavia a quale periodo si riferisca.

Famiglie nobili di Molfetta (periodo non indicato)
Famiglie nobili di Molfetta (periodo non indicato)

Ibidem,
pagg. 64-65