? 14-22 maggio 1218 ?

Cosa si sa

Gherardo Iudex e Ottone, figlio di Oberto Iudex, sono consoli di Ventimiglia assieme a Fulco Belaverio, Alberto Brundo, Beltramo Curlo, Guglielmo Intraversato e Raimondo Genzana. Come d'uso, con la mano sui santi Vangeli e in nome dei conti di Ventimiglia e del popolo della città, giurano tutti fedeltà a Genova.

Sottoscrivono il giuramento:

…[omissis]… fulco belaverio, oberto brundus, girardus iudex, bertramis curlus, guillelmus intraversatus, otto oberti iudicis et raimundus gensana

"Liber Jurium Januenses", Doc. DXXXVI


Il 22 maggio 1218 sono consoli di Ventimiglia Obertus Iudex e Gerardus Iudex. Oberto viene inviato a Genova per rinnovare il giuramento di fedeltà. In un momento successivo viene rinnovato anche il giuramento degli altri consoli, Guglielmo Valloria, Ugo Curlo, Gherardo Iudex e Guglielmo Saonese.

"Liber Jurium Januenses", Doc. DXLV

Sempre nel 1218, quando Oberto è console di Ventimiglia assieme a Guglielmo Valloria, Guglielmo Guercio e Arnaldo Intraversato, i genovesi trovano su una nave ventimigliese in rotta per Nizza una lettera indirizzata ai reggitori di Pisa. Il messaggio parla esplicitamente di un patto segreto tra Ventimiglia e la repubblica marinara, eterna rivale di Genova. I consoli di Ventimiglia vengono subito convocati a Genova per rispondere al Podestà Rambertino di Bovarello della buona fede dei ventimigliesi colti in flagrante congiura con i nemici della repubblica e per far loro nuovamente giurare fedeltà e sottomissione.

Questo è il testo del messaggio:

Magnificentissimis, propriis et prae aliis singularibus dominis et amici Karissimis fortissimorum Pisanorum consulibus de Communi et ejusdem civitatis probis consiliariis, consules Victimilienses et omnes consiliarii salutem et cunctos felices ad vota successus. Invenientes in civitate nostra quendam Cursorem vestrum, latorem utique presentium, transeuntem ad partes Niciae, memores more solito de sincero et puro amore, quem circa vos gerimus, ipso quidem festivo gaudio recepto, ergo ipsum serviendum intelleximus diligenter, dantes ei socium qui usque Niciam eundo, et in reditu usque ad Portum Mauricium associavit, scientes quod super alia desideria nostra, ut honor civitatis vestrae super emulos inimicos florescat et augmentetur, et connexa amicitia vestra et nostra indissolubili nodo permaneat enodata, dominationem vestram attentius deprecantes, quatenus nos filios ac vestros fideles et fratres ita utique conservare dignemini ut sub vestris paternis bracchis cum salubri sapore requiescere voleamus et nos vestros salubriter fovere ac custodire teneamur. Credimus enim dominationem vestram non latere quod omnes Pisani, ubique inveniantur a nostris tamquam pupillae oculorum nostrorum conservantur illesi.

"Liber Jurium Januenses", Doc. DLXII e DXLV
Caffaro e cont.ri, II, pag. 138. 1174-1224, a cura di C. imperiale di Sant'Angelo
Tip. dei Lincei, Roma, 1901

Oberto riesce a trovare una qualche scusa e persino a spuntare qualche miglioramento delle gravose condizioni politico commerciali alle quali Ventimiglia è assoggettata dai genovesi, ma al suo rientro i ventimigliesi non vogliono in alcun modo sentir parlare di sottomissione a Genova.

I consoli, i conti di Ventimiglia, la maggior parte delle famiglie nobili e una minoranza della popolazione, insistono per la trattativa. La maggior parte della popolazione invece tumultua e invoca la guerra.

Secondo il Rossi...

Il podestà Bovarello, rientrando a Genova da Monaco con tre galee, si ferma davanti a Ventimiglia e viene raggiunto dalla proposta informale di una nuova trattativa di sottomissione. Il Bovarello obietta che debbono essere i consoli della città a fargliene formale richiesta. Spinto avanti dagli altri, che non si fidano e temono ritorsioni personali per i numerosi precedenti loro spergiuri, a parlamentare a bordo della galea genovese va solamente il console Oberto de' Giudici, forse perché è un più abile diplomatico ma più probabilmente perché è notoriamente nelle grazie dei genovesi tra i cui governanti annovera così tanti parenti.

... sufficit si obertus iudex illuc adscendit.

"Liber Jurium Januenses", Doc. DXLV
G. Rossi, "Storia di Ventimiglia", pag. 61, ed. Ghilini, Oneglia 1886

In base agli accordi che vengono presi sulla galea del podestà e successivamente approvati dai notabili della città, Oberto Spinola, dell'omonima famiglia guelfa genovese, viene eletto signore di Ventimiglia. La tradizionale berretta gli viene posta sul capo proprio dal console de' Giudici, nella cattedrale e in presenza della popolazione ora acclamante.

Secondo il Rostan...

Invece, il Podestà Rambertino di Bovarello guidò di persona una dimostrazione navale davanti alla città, composta da otto galee e molti legni minori. Qui giunto i Consoli Oberto De Giudici, Guglielmo Valloria, Guglielmo Guercio e Arnaldo Intraversato si recarono sulla galea ammiraglia ad ossequiarlo, pregandolo di voler prendere possesso di Ventimiglia. Seguito da un corteo di nobili, il Podestà sbarca e si reca in Cattedrale dove Oberto De Giudici gli consegna solennemente la città.

Filippo Rostan
"Storia della Contea di Ventimiglia"
Collana Storico-Archeologica della Liguria Occidentale
Vol. XI (Seconda Edizione)
Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 1971
pag. 33

In questa occasione i Giudici dimostrano di essere famiglia fedele alla Repubblica di Genova.

Alla guardia di queste pose 2,000 valenti soldati comandati da Serleone Pepe con si buon ordine, che restandone que'di dentro incomodati soprammodo, da quel tempo in poi non poterono piti uscire a coltivare i campi, e se gli riusciva era con pericolo di vita e della libertà. Non tardò a farsi sentire in Ventimiglia la penuria delle vettovaglie, quindi molti per non perire di fame, ne partirono a invocar perdono da' genovesi e abitare la nuova città da dove di frequente offendevano i concittadini, e tra quelli i principali furono i nobili della famiglia De' Giudici, benemerita più d'ogni altra della repubblica per la fedeltà dimostrata in varie occasioni. Queste cose in tal guisa ordinate, il podestà Martinengo seguito da tutto l'esercito tornò a Genova, lasciando la guardia delle galere per impedire a Ventimiglia soccorsi dalla parte del mare.

Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica da S. Pietro sino ai Nostri Giorni
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Compilazione del Cavaliere Gaetano Moroni Romano Secondo Aiutante di Camera di Sua Santità Pio IX.
Tipografia Emiliana, 1859
pag. 188