· G · e · n · e · a · l · o · g · i · a ·

Araldica

In "Settecento calabrese" di Franz von Lobstein, blasona anche l'insegna dei Giliberti signori di Celenza e Carlantino:

Giliberti di Celenza e Carlantino
Giliberti di Celenza e Carlantino

d'azzurro,
sui monti un leone che regge una lancia,
tre fiordalisi d'oro disposti 2-1,
nel cantone sinistro un sole d'oro

La blasonatura non concorda perfettamente con la rappresentazione lapidea della fotografia. Nella fotografia, infatti, il sole è nel cantone destro, e vi è un giglio solo invece di tre. Poiché la concessione reale (gigli di Francia) è certamente molto più importante della figura Sole (qualsiasi cosa essa voglia rappresentare), è evidente che ai gigli competa il cantone destro, come correttamente espresso dalla blasonatura del von Lobstein. Pertanto, benché una rappresentazione lapidea possa sembrare più solida, riteniamo molto più attendibile la blasonatura.

Rapresentazione lapidea
Rapresentazione lapidea

Questa blasonatura ci conferma quanto già ipotizzato, e cioè che anche nell'insegna dei Giliberti di Saponara, la giusta posizione del sole debba essere il cantone sinistro e non il destro. L'infeudamento dovrebbe essere sempre del periodo angioino, indicato dalla concessione dei gigli d'oro, cioè antecedente al 1456, anno dell'insediamento dei re Aragonesi di Napoli. Se invece i gigli fossero stati quelli di una successiva concessione borbonica, sarebbero stati certamente blasonati «d'oro in campo bianco», cioè oro su argento, uno dei pochi casi in cui si è ammesso metallo su metallo.

La rappresentazione grafica in figura, tiene conto degli ornamenti presenti nella rappresentazione lapidea.