Data di nascita

?

Periodo di riferimento

1415-1435

Data della morte

?

          

Cosa si sa

Dujam de Judicibus (Doimo, Domnius, Duje, Giudici, Lucari, Lucaris, Lukarić, Splićanin). Riportato anche come Dujam II.

Arcivescovo di Spalato (seconda metà del XIV secolo, parte ungherese dell'impero Austroungherese). Fu l'ultimo arcivescovo dell'era pre-veneziana. Discendente dell'antica famiglia spalatina Lukaric. Servì come arcidiacono quando il Capitolo di Spalato lo nominò Vicario del Capitolo dopo la morte dell'arcivescovo Peregrinus l'Aragonese nel 1409. Subito dopo, l'11 agosto 1410, fu eletto arcivescovo all'unanimità.

Arch. Segr. Vat., registri di papa Giov. XXIII

Papa Giovanni XXIII accettò inizialmente il risultato della votazione (1410), ma in seguito cercò di riportare indietro l'arcivescovo A. Benzi che era fuggito revocando così l'incarico a Dujam nel 1411, al quale si dà beneficio della sede di Tebe. Al suo posto nominò Petar X. Diskovic, allora Vescovo di Faenza. La cosa non piacque né ai cittadini di Spalato, né al Re, Sigismondo. Così Dujam continuò a dirigere l'Arcivescovado di Spalato come Vicario del Capitolo e come “Arcivescovo eletto”, non confermato dal Papa.

Nel frattempo divenne amico del Re e spese sei mesi presso la corte reale nel 1413 come capo della delegazione di Spalato che partecipò alla rivolta per rovesciare H. Vukcic Hrvatinic, Duca di Spalato.

Dopo che l'ex-Arcivescovo di Spalato A. Benzi divenne il capo dell'arcivescovado kalocko-backa, Dujam ottenne, senza incontrare alcuna opposizione, il supporto prima del Re e poi dello stesso Papa, diventando finalmente Arcivescovo di Spalato anche nei confronti della Chiesa l'11 dicembre 1415.

…[omissis]… 11.XII.1415 se obligavit de novo ut aepiscopus spaletensis …[omissis]…

Arch. Segr. Vat., Obl. 56, f. 129
C. Eubel, Hierarchia catholica medii aevi I, Monasterii 1913, 460

Daniele Farlato, nel suo Illyrici Sacri, riferisce di un documento che riporta come Dujam ed il Capitolo affidarono a Nikola Tvrdoja la riparazione della campana meridionale della Cattedrale di Spalato e più tardi anche il completamento della stessa cattedrale.

Come Spalato passò sotto Venezia nel 1420, insoddisfatto della cosa e ancora leale a Re Sigismondo, Dujam lasciò Spalato definitivamente e andò a vivere in Ungheria dove rimase fino alla morte, mantenendo tuttavia il titolo di Arcivescovo di Spalato. Il suo nome può essere trovato in una lista di vescovi facenti parte del Sabor Croato (membri Reali e appartenenti al Clero) alla quale fu aggiunto nel 1435.

[N.d.A.] Questo punto è importante: a Dujam i veneziani non piacciono, quindi non veniva da Venezia. Fosse stato genovese la cosa si sarebbe spiegata benissimo. Da approfondire.


Anche in:

Dujam II. de Judicibus (lat. Domnius Lucari ili Doimo Lucaris) podrijetlom je iz stare splitske plemićke obitelji Lukarić (Luccari). Nakon smrti splitskog nadbiskupa Peregrina Aragonca 1409. godine splitski Kaptol povjerio mu je službu kaptolskog vikara, a odmah potom ga gotovo jednoglasno izabrao za novog nadbiskupa, ali papa Ivan XXIII. nije htio prihvatiti taj izbor te je na splitsku nadbiskupsku stolicu ustoličio Petra X. Diškovića s Paga. S time se nisu slagali ni Splićani ni kralj Sigismund Luksemburški koji su ostali pri svom izboru, pa je stoga Dujam II. šest godina upravljao splitskom nadbiskupijom kao kaptolski vikar i samo kao izabrani nadbiskup. U međuvremenu se Dujam II. sprijateljio s kraljem Sigismundom, na čijem je dvoru boravio nekoliko mjeseci tijekom 1413. godine. Nakon što je nekadašnji splitski nadbiskup Andrija Benzi postao kaločko-bačkim nadbiskupom, Dujam II. 1415. zaređen je za splitskog nadbiskupa. Kada je Split 1420. godine priznao mletačku vlast, Dujam je, nezadovoljan ishodom događaja, zauvijek napustio Split te ostatak života proveo u Ugarskoj, noseći i dalje naslov splitskog nadbiskupa. Zadnji put spominje se 1435. godine među imenima biskupa koji su bili u državnom saboru u Požunu. Nadbiskup Dujam II. posljednji je splitski nadbiskup iz predmletačkog razdoblja i zadnji Splićanin na nadbiskupskoj stolici.

Grga Novak,
«Povijest Splita»,
vol. I, Split, 1957.,
pagg. 371-373.


LUCARI Doimo (detto pur de Judicibus), arcidiacono della chiesa di Spalato dopo la morte dell'Arcivescovo Peregrino di Aragona fu eletto dal Capitolo prima vicario generale, indi a suo successore (1409). Portò il titolo Archielecti per sette anni, sia a cagione dello scima Pontificio a quell' epoca insorto, sia perchè Giovanni XXIII. denegandogli l'approvazione, da se eleggeva a tale dignità Pietro da Pago vescovo di Faenza. Sigismondo poi, arrogando a se il diritto d'eleggere i vescovi dalmati, sceglieva un terzo, cioè Andrea Gualdo, dirigendo uno scritto a que' vescovi in cui comandava loro, lo riconoscessero a loro Metropolita ed Arcivescovo di Spalato. Ma Sigismondo indi a poco ricevè in sua grazia Doimo, sia che Andrea se ne morisse, sia che volesse soddisfare i Spalatrini. E Doimo in quel torno fu mandato a Sigismondo in qualità di legato per otteonere la conferma de' privilegi e l'annullamento delle leggi gravose a Spalato emesse da Hervoja. E ne riportò faverovole risultato (1413). Giovanni XXIII. durante il concilio di Costanza annuì alla preghiera di Sigismondo, e confermò Dojmo nella dignità Arcivescovile di Spalato. Sotto di lui si fabricò il campanile della Metropolitana; ed egli stesso si prestò e con denaro e coll' ingegno affinchè l'opera riescisse qual è, insigne, sotto la direzione del valentissimo architetto Spalatrino Nicolò Tverdoi (1416). A quest' epoca eziandio, avendo Sigismondo prestato soccorsi di truppe a Lodovico Techio Patriarca d'Aquileja allora in guerra co' Veneti, e fortificata Traù, infestando il mare colle sue triremi, venne in Dalmazia Pietro Loredano. Gli Spalatrini, disperando d'ogni soccorso ungarico, trovandosi Sigismondo involto in guerra cogli Ussiti in Boemia, per consiglio di tutto il popolo raccolto ne' comizi si diedero a' Veneti. Il che mal soffrendo Dojmo, che a Sigismondo era legato co' vincoli strettissimi d'affetto, di sua voglia depose la dignità arcivescovile (1420) e si recò alla Corte, ove fu accolto benignamente ed ebbe onorata pensione. Nel 1435 fu presente ai comizi di Presburgo e soscrisse gli atti col titolo di Arcivescovo di Spalato. Quando e dove cessasse di vivere, s'ignora.

Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia
compilato dall Ab. Simeone Gliubich di Città Vecchia
membro di parecchie accademie
Vienna 1856
Rod. Lechner Librajo dell'I.R. Università
Zara - Battara e Abelich Libraj

Lo stemma

Lo stemma di Dujam è inciso nella campana della cattedrale e sul sarcofago della madre nel peripterio.

Lo stemma sulla tomba della madre
Lo stemma sulla tomba della madre

Enciclopedia Biografica Croata, Vol. III, Zagabria 1993
Editore: Dipartimento lessicografico "Miroslav Krleza", pagina 671

…[omissis]… Lo stemma della famiglia Dujma de Judicibus, certo opera di Giorgio1, ora nella sezione V del Museo Spalatino. …[omissis]…

Adolfo Venturi, Jacqueline D. Sisson
Storia dell'arte italiana
Volume 6
pag. 1008

1 L'autore si riferisce a Giorgio di Matteo, detto anche Giorgio da Sebenico, Giorgio Orsini da Sebenico, o anche solo Giorgio Orsini, e in croato prevalentemente Juraj Dalmatinac (Zara, 1410 circa — Sebenico, 10 novembre 1475), scultore, architetto e urbanista dalmata.

[N.d.A.] L'autore parla di famiglia “Dujma de Judicibus”. Non è chiaro perché quel “Dujma” venga messo nel cognome. Da approfondire.


Lo stesso stemma si trova anche su un capitello della cattedrale, stretto fra le braccia di un angelo in pietra. In realtà si tratta di una replica: l'originale è nel museo della città.

Stemma su un capitello a forma di angelo (replica)
Lo stemma dell'Arcivescovo di Spalato Dujam II de Judicibus tra le braccia di un angelo su un capitello della cattedrale (replica).
Angelo originale con lo stemma
Lo stemma dell'Arcivescovo di Spalato Dujam II de Judicibus tra le braccia di un angelo nell'originale al Museo della Città di Spalato.

Illyrici Sacri

Opera

Illyrici Sacri di Daniele Farlato
Illyrici Sacri di Daniele Farlato

La principale fonte su Domnius de Judicibus è l'opera «Illyrici Sacri» di Daniele Farlato. Riportiamo qui di seguito il testo completo del capitolo dedicato a Dujam (o Domnius, in latino), divisa a sua volta in un'introduzione e sei sezioni. Copia del testo è stata cortesemente fornita dalla National Széchényi Libra di Budapest.

La trascrizione è di Dario de Judicibus, la traduzione sarà disponibile a breve.

Domnius de Judicibus
 Archiep. Spalat. LIV.

Domnius de Judicibus
 54° Arcivesc. Spalat.

Domnius de Judicibus ex familia Luccara Archiep. Electus .

Hunc ex illustri Luccarorum Spalatenſium familia ortum ſuiſſe Joannes Lucius tradit ; cui proinde , præter avitum Luccaræ gentis , alterum de Judicibus cognomen aliunde obvenerit neceſſe eſt. Archidiaconus Eccleſiæ Spalatenſis cum effet , poſt obitum Peregrini munus poteſtatemque Vicarii Capitularis eidem Canonici mandarunt , qui , dum Sedes Archiepiſcopalis vacaret , rem Ecclesſiaſticam adminiſtraret . Deinde vero cum Canonici ex antiquo iure & conſuetudine Comitia Epiſcopalia iniiſſerent , cunƈtis fere ſuffragiis Archiepiſcopus renunciatus eſt. Decembri menſe an. 1409. jam nomen Archiepiſcopi eleƈti gerebat , ſimulque Vicarii munere fungebatur ; idque declarat Chirographum ac teſtificatio pecuniæ acceptæ , quam Commune Spalatenſium pro decimis Eccleſiaſticis , fibi ab Andrea Gualdo elocatis , Archiepiſcopo & Eccleſiæ ſingulis annis ſolvere debebat .

Presto la traduzione...

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Chirographum Dominii & Capituli de pecunia pro decimis a Communi Spalaten. perſoluta .

1409. die 24. Decembris .
Dominus Duymus Eleƈtus Spalatenſis , & Vicarius per Capitulum diƈtæ Eccleſiæ deputatus , & gubernator Eccleſiæ ſupraſcriptæ , & ipſum Capitulum Spalatem. Eccleſiæ fuerunt confeſſi habuiſſe ac recepiſſe a ſ. Franc. Duymi Geremiæ Exaƈtore decimarum præſente , & nomine Communis præſentante , dante , & aſſignante Duc. Auri in auro duecentos ; & hoc pro decima debenda pro anno nunc elapſo per diƈtum Commune Archiepiſcopo & Eccleſiæ Spalaten. Juxta continentiam paƈtorum abitorum pro Commune cum Domino Archiepiſcopo olim Spalatenſi : ea propter fecerunt quietationem &c. Et ipsum Capitulum promiſit excalupniare Commune de diƈtis denariis , in caſu excalupniat , &c. Fiendæ , oblig. Aƈtum in Eccleſia S. Domnii præſentibus ſ. Antonio Johannis , Jacobo notario , & Fratre Ventura Cantore Ordinis S. Auguſtini teſtibus , & Lazarino teſte Examinatore .

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Ne poſſeſſionem Sedis Archiepiſcopalis adire poſſer , ſchiſma Pontificium obſtitit .

Domnius nomen Archieleƈti geſſit annos fere ſeptum , antequam Pontificia conſecratione initiari , & Sedis Srchiepiſcopalis poſſeſſionem adire potueſſit. Aliæ ex aliis cauſſæ impedimento fuerunt ; nam primum continuata illa rei Chriſtianæ diſtraƈtio , & pertinax illa contentio , quæ Gregorio XII. erat cum Benediƈto Pſeudo-pontifice , obſtitit quominus approbatio Sacerdotii Domnio collati ab Sedem Apoſtolica peti & obtineri poſſet ; præſertim cum anno 1409. poſt Concilium Piſanum Gregorius Roma abeſſet . Cum enim uterque ad colloquium ſchiſmatis toliendi cauſſa , ut promiſerant , venire detreƈtarent ; de ambobus in ordine cogendis Piſas convenere Cardinales , & Legati Principum utriuſque partis VIII. Kal. Aprilis . Utrique abrogatus eſt Pontificatus , & Alexander V. ſubleƈtus ex Ordine Fraciſcano Fratrum Minorum : quo faƈto nihil aliud aſſecuti ſunt , niſi ut tertium ad duos Pontifices adjicerent . Porro Gregorius in Carniam feu Forum Julium ſeceſſerat ; & alterum Concilium , quod Piſano opponeret , in Civitatem Auſtriæ convocavit : inde vero Neapolim ad Ladislavum Regem confugit . Alexander vero intra menſes decem , quam Pontifex declaratus fuerat . Bononiæ diem obiit ſupremus v. Nonas Maji an. 1410. Huic ſubrogatus eſt Joannes XXIII. Is primum quidem abdicationem Andreæ Gualdi , qui antes anno fere ſeptem injuſtu Sedis Apoſtolicæ Pontificarum Spalatenſem dimiſerat , legitimam fecit ; eumque vinculo fidei , & congiunƈtionis , quo aſtriƈtus erat Eccleſiæ Spalatenſi , rite exſolutum , an. 1410. Eccleſiæ Thebanæ Antiſtitem præpoſuit , ut diximus in ejus Aƈtis .

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Joannes XXIII. Domnium renunciavit Archiepiſcopum Spalatenſem , & deinde Petrum de Pago ,

Deinde vero , cum Canonici Spalatenſes anno ſuperiori Domnium de Judicibus in Archiepiſcopum elegiſſent , nulla huius eleƈtionis ratione habita , ipſe auƈtoritate ſua eumdem nominavit & creavit Archiepiſcopum eodem ipſo die , quo Andream a Spalatenſi ad Thebanam Eccleſiam tranſtulit : id quod notatum invento in Tabulis Romanis Proviſionum Eccleſiarum , & Aƈtorum Conſiſtorialium . 10. Julii 1410. Abſolvit D. Andream A. Spalatenſem vinculo , quo dictæ Ecclesiæ tenebatur , ipſumque tranſtulit ad Eclleſiam Thebanam , ſicut præfertur , vacantem . Idem providit Eccleſ. Spalaten. ſicut præfertur vacantem , de perſona D. Diunii A. Diƈtæ Eccleſiæ . Maluit ſiquidem prudentiſſimus Pontifex Spalatenſibus , quem ipſi elegerant , Archiepiſcopum dare , quam hoc rejeƈto de jure eligendi cum Spalatenſibus contendere turbulentis illis temporibus , cum ſibi de Pontificatu acriorem contentionem cum Gregorio & Benediƈto futuram prævideret . Sed cum Sigiſmundus Rex Hungariæ eleƈtionem Domnii improbaret , Joannes Prætereundam non eſſe putavit hanc occaſionem ſibi oblata retinendi & uſurpandi juris pleni atque abſoluti eligendorum Antiſtitum , quod jamdudum Romani Pontifices ſibireſervare cœperant . Itaque abrogato Pontificatu , quem Capitulum Spalatenſe , quemque ipſe Domnio detulerat , Petrum de Pago Epiſcopum Faventiæ nominavit Archiepiſcopum Spalatenſem , eique a Faventina ad Spalatenſem Eccleſiam tranſeundi poteſtatem fecit .

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quos Sigiſmundus rejecit .

Nec vero propterea Canonici Spalatenſes ſuffragia in Domnium collata revocarunt . Verum Sigiſmundus , qui jus nominandi Epiſcopos Dalmatiæ ſibi arrogabat , utrumque repudiavit , ut Andream Gualdum in Sedem Spalatenſem reſtitueret . Quare Domnius neque a Pontifice , neque a Rege approbatus , Epiſcopalis conſecrationis expers , nomen Eleƈti retinuit ; & Vicarii Capitularis munere ac poteſtate præditus rem Eccleſiaſticam Spalatenſem per aliquot annos adminiſtravit . Petrus autem , dimiſſa Eccleſia Faventina , nomen Archiepiſcopi ab omni juriſdiƈtione & adminiſtratione vacuum geſſit , vixitque privatus uſque ad alterum & vicesimus hujus ſæculi annum .

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Tertium Archiep, eleƈtum Joannem de Benediƈtis Ughellus intruſit,

Ferdinandus Ughellus Tomo V. It. Sac. Tertium ſub idem tempus eleƈtum Archiepiſcopum Spalatenſem intruſit , F. Joannem de Benediƈtis , patria Venetum , quem primum Ravennæ , deinde Spalati Archiepiſcopum deſignatum ſuiſſe ait ; ſed cum ejuſmodi deſignationes , inquit , in irritum cecidiſſent , a Martino V. Adleƈtus fuit Epiſcopus Tarviſinus 1418. 3. Id. April. , & Archiepiſcopus Thebanus . Verum Ughelluspace tanti viri dixerim , duos ejuædem nominis Epiſcopos Tarvisinos annorum fere quinquaginta intervallo diſjunƈtos confundit , Joannem de Benediƈtis Venetum , & Joannem Zannettinum Utinensem ; & quædam , quæ ad hunc pertinent , in illum ætate ſuperiorem contulit . Deceptus eſt , credo , errore amanuenſis , qui Epitaphium inciſum in ſepulcro Joannis Zanettini in Æde Cathedrali Tarviſina tranferipſit ; & cum eidem adſcriptus fit annus emortualis MCCCCLXXXIII. , notam intermediam arithmeticam L. Per imprudentiam omiſit . Itaque apud Ughellum extat quidem integra inſcriptio illa ſepulcralis , ſed exempta illa nota , hic annus ſubjicitur MCCCCXXXIII. Cum autem annus triceſimus tertius fæculi decimi quinti cum Epiſcopatu Tarviſino & obitu Joannis de Benediƈtis congruat , non item cum ætate Loannis Zanettini , qui fuit annis quinquaginta poſterior , Ughellus hujuſmodi Epitaphium huic ademit , atque ad illum tranſtulit , & omnia , quæ in eo leguntur , velut Ordinem Minorum , Archiepiſcopatum Spalatenſem , ac Thebanum , itemque alia , quæ ad Joannem Zanettinum pertinent , Joanni de Benediƈtis falſo attribuit ; hiv fiquidem ex illustri Dominicana familia eveƈtus eſt ad Epiſcopalem dignitatem , ac deſignatus quidem fuerat Epiſcopus Ravennas ; ſed cum ea deſignatio effeƈtus caruiſſet , Martinus V. Anno 1418 , illum Eccleſiæ Tarviſinæ Epiſcopum præfecit . Quare Spalatenſem ac Thebanum Pontificatum cum toto illo Epitaphio reſtituas oportet Joanni Zanettino ; qui Patrum Minorum , quos Conventuales vocant , inſtitutum ac diſciplinam amplexus , cum per omnes honorum ac magiſtratuum gradus ad ſupremum ſui Ordinis regimen perveniſſet , a Sixto IV. Pontifice Maximo creatus eſt Archiepiscopus Spalatenſis an. 1473. ; huic Eccleſiæ triennium præfuit , ex qua ejuſdem Pontificis auƈtoritate juſſuque ad Eccleſiam Tarviſinam regendam , Archiepiſcopi Thebani titulo auƈtus , acceſſit anno 1476. ; & plurimis maximiſque tum in Ordinem Franciſcanum , tum in Eccleſiam meritis inſignis , ut docet Vadingus , e vita migravit anno 1483. , de quo plura ſuo loco .

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Expunƈto igitur tertio eleƈto , quem Ughellus alieno errore deceptus intruſit , Domnius duos veluti competitores habuit , Petrum de Pago , & Andream Gualdum , alterum Romani Pontificis , alterum Regis Hungariæ auƈtoritate , & patrocinio pixum . Utroque poſthabito , Domnius ſuperior fuit , ac tandem Rege & Pontifice conſentientibus , Archiepiſcopatum Spalatenſem obtinuit anno 1416. Corrigendus autem eſt Catalogus Romanus , qui ejus Pontificatus initium in annum 1418. rejecit .

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§. I

§. I

 

Epiſtola Sigiſmundi ad Episcopos & Primores Eccleſiæ ad provinciæ Spalatenſis . Jubentur Andream Gualdum recipere in Sedem Archiepiſcopalem , rejeƈtis tum Domnio Archidiacono, tum Petro Epiſcopo Faventino .

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Andreas Gualdus , quem dimiſſa Spalatenſi ad Eccleſiam Samaritanam translatum fuiſſe Vadingus ſcripſit , ad Thebanam potius dixerim , ut docent Aƈta Conſiſtorialia , frequens verſabatur in Aƈta Sigiſmundi , eratque in maxima gratia apud Regem , tum ob ſingularem fidem eidem præſtitam in diſcordia Spalatenſi , tum ob eximiam , qua præditus erat , doƈtrinam , & agendi cogitandique ſolertiam , qua plurimum valebat . Honorario autem & inani titulo Samaritanæ vel Thebanæ Eccleſiæ minime contentus eſſe videbatur . Huic Sigiſmundus cum gratificari cuperet , Sedem Archiepiſcopalem Spalatenſem reſtituere conſtituit ; idque eo facilius ſe conſequi poſſe credidit , quod cum Auguſtali dignitate auƈtus eſſet , neminem fore putabat , qui fuæ voluntati obſtitere auderet .

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Sigiſmundus Hungariæ Rex Andream Gualdum in fedem Spalatenſem reſtituere cupit .

Siquidem , anno 1410. poſt obitum Roberti Regis Romanorum , in hujus locum a Septemviris ſuſſeƈtus fuerat Sigiſmundus , & Imperator deſignatus. Sed obſtabant , ne Andreas in fedem illam reſtitui poſſet , Domnius Archidiaconus , quem Canonici Spalatenſes in Archiepiſcopum elegerant, & Petrus de Pago antea Epiſcopus Faventinus , cui Joannes XXIII. Eccleſiam illam decreverat . Utriuſque eleƈtionem ac deſignationem irritam eſſe ac reſcindi oportere contendebat Sigiſmundus , propterea quod regiæ poteſtati adverſaretur ; jus enim nominandi creandique Archiepiſcopi Spalatenſis ad Regem Hungariæ pertinere exiſlimabat . Itaque ſcripſit ad Episcopos , ad collegia Canonicorum , ad Abbates, ac cæteros Præpoſitos Eccleſiarum , itemque ad Magiſtratus diœceſis & provinciæ Spalatenſis ; vello ſe ac jubere , ut Domnium ac Petrum contra jus regium Archiepiſcopos deſignatos , nulla ratione habita ſive eleƈtionis , quaæ , ſi qua fuit , irrita fuit , ſive Pontificiorum Diplomatum , ſi qua forte extarent , omnino rejicerent , atque ab Eccleſiæ Metropolitanæ Spalatenſis gubernaculis ſummoverent ac repellerent . Se pro ſuo jure Andream Gualdum in eum , unde ſponte deceſſerat , dignitatis ac poteſtatis locum reſtituere : hunc , uti antea habuerant , ſic in poſterum pro legitimo Archiepiſcopo haberent , ac recognoſcerent ; in hujus verba jurarent ; huic ſubjeƈtos ſe atque obedientes præberent ; omninoque efficerent , ut eidem jura omnia , veƈtigalia , & emolumenta Archiepiſcopalia redderentur . Ab ſe mandatum eſſe Bano & Probano Dalmatiæ & Chrobatiæ , ut eos, qui ſponte nollent , ad exſequenda regia imperata compellerent . Extat epiſtola Sigiſmundi in Tabulario Capituli Spalatenſis , dataque eſt Budæ XVI. Kal. Martii , anno 1412. , ſecundo Regni Romanoram . Sed inſcriptio aliquibus lacunis interciſa eſt .

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Epiſtola Sigiſmundi ad Spalatenſes .

Sigiſmundus Dei gratia Rom. . . . . . guſtus , ac de Hungariæ &c. Rex. Fidelibus . . . . ffraganeis Eccleſiæ Spalaten. eorumque Vicariis ſeu . . . Capitulis , Abbatibus , & aliis quibuſcumque perſonis . . . . . in civit. Dioceſi & provincia Eccleſiæ Spalaten. conflit. . . . .ibus , & in futurum conſtituendis, ſignanter Reƈtoribus , Judicibus . . . . Conſiliis civitatum noſtrarum Tragurien. & Sibinicen. ſalutem & gratiam . Quia nos fidelem noſtrum Reverendiſſimum in Chriſto Patrem Dominum Andream Archiepiſcopum Spalaten. legumque Doƈtorem , & neminem alium omnino volumus haberi , teneri , revereri , & reputari pro vero Archiepiſcopo Spalatenſi ; ideo fidelitati veſtra & veſtrum cuilibet firmiſſime præcipimus , de præciſa & omnimoda voluntate noſtra mandamus , quatenus confeſtim receptis præſentibus , quibuſcumque aliis , & ſpecialiter quadam Doymo alias Archidiacono Spalaten. ac Petro de Pago Epiſcopo Faventino , qui diverſis viis & modis prædiƈtum Archiepiſcopatum occupando & occupare volendo ſe ipſos in præjudicium noſtri juriſpatronatus , & ejuſdem Domini Andreæ Archiepiſcopi Spalatenſis ingerere moliuntur , de eodem ab eodem Archiepiſcopatu & totali ejus univerſorum bonorum , & jurium , ac pertinentiarum ſuarum dominio , & poſſeſſione amotis , & excluſis, de cætero eundem Dominum Andream Archiepiſcopum , uti verum Paſtorem & Archiepiſcopum diƈtæ Spalaten. Eccleſiæ , veſtrumque Metropolitanum , vel ipſius homines & Procuratores ſuo nomine in omnimodam & realem poſſeſſionem & dominium ejuſdem Archiepiſcopatus , & cunƈtorum ſuorum jurium , & bonorum ubilibet exiſtentium , ac ſuarum pertinentiarum recipere & admittere , & in eiſdem manutenere , conſervare, & protegere , ſignanter contra præfatos Doymum & Petrum Epiſcopum Faventinum , ſibique & nemini alteri , ſuo vel alterius nomine in cunƈtis licitis debitam reverentiam & obedientiam exhibere & exhiberi facere, auƈtoritate & in perſona noſtræ majeſtatis præſentibus vobis attributa mediante , debeatis amodo in futurum. De univerſis fruƈtibus , proventibus , emolumentis , ac obventionibus quibuſcunque ipſius Archiepiſcopatus & Ecclesiæ aut quarumlibet aliarum utilitatum & pertinentiarum fuorum eidem Domino Andreæ Archiepiſcopo vel diƈtis ſuis procuratoribus ejus nomine , & nemini alteri , ſuo vel alterius nomine petenti & poſtulanti , locis & temporibus debitis & opportunis ſemper plenarie & integraliter reſpondentes , & per hos, quorum intereſl aut intereſſe poterit quomodolibet , in futurum reſponderi facientes . Non obſtantibus quibuſcumque Bullis & litteris , ſeu aliis quibuſvis proceſſibus in præjudicium noſtri jurispatronatus, vel ejuſdem Domini Andreæ Archiepiſcopi Spalaten. , procuratis & impetratis , ſeu in poſterum procurandis & impetrandis . Et aliud in præmiſſis ſub optentu noſtræ gratiæ non faƈturi . Alioquin ſi ſecus feceritis , quod non credimus ; commiſimus , & tenore præſentium committimus fìdeli noſtro Magnifico Viro Petro de Modue Regnorum noſtrorum Dalmatiæ & Croatiæ Bano , ejuſque Vicebano , & aliis noſtris Banis & Vicebanis prædiƈtorum Regnorum noſtrorum in futurum conſtituendis , quod ad omnia ſupradiƈta vos cogant & compellant cum veſtris gravaminibus, ſi expediet, auƈtoritate noſtra praſentibus eis attributa mediante . Preſentes quoque ſigillo noſtro majori , quo ut Rex Hungariæ utimur , fecimus conſignare . Quas poſt leƈturam ſemper reddi jubemus præſentanti . Datum Bude in feſto S. Valentini Martyris , anno Domini milleſimo quadringenteſimoduodecimo . Regnorum autem noſtrorum anno Hungariæ &c. XXV. Romanorum vero ſecundo .

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Andreas ſpe ſua fruſtratus , & Domnius in gratiam Sigiſmundi , & Sedem Archiepiſcopatus .

Sed neque auƈtoritas , neque mandatum Sigiſmundi ad fedem Spalatenſem recuperandam Andrea profuit ; ſive quod paullo poſt e vita migraverit , nullam enim deinceps ejus mentionem in antiquis monumentis reperio ; ſive quod Sigiſmundus rationibus ac precibus Spalatenſium de ſuicepto conſilio propoſitaque ſententia ſe dimoveri paſſus eſt , & Domnium in ſuam gratiam ac clientelam recepic , ejuſque eleƈtionem approbavit . Argumento eſt quod Spalatenſes anno proximo Domnium ad Regem de graviſſimis negotiis legatum miſerunt ; cujus opera & legatione ad impetranda , quæ volebant , a Sigiſmundo uſuros non ſuiſſe arbitror , niſi gratus illi & acceptus ſuiſſet . Eum vero Sigiſmundus & peramanter accepit , & in ſuis ad Spalatenſes litteris laudavit . Ex relatione , ait Sigiſmundus in ſuis ad Spalatenſes litteris , fide digna fidelis noſtri devoti Rever. in Chriſto Patris Domini Doymi eleƈti Archiepiſcopi Spalatenſis &c.

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§. II

§. II

 

Domnius Archiepiſcopus eleƈtus legationem ſibi a Spalatenſibus impoſitam apud Sigiſmundum e ſertentia geſſit .

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Duo potiſſimum hahuit, quæ ad Sigiſmundum deferret poſtulata , alterum ut ſuperſorum Regum privilegia Spalatenſibus conceſſa confirmaret ; alterum , ut quæ contra & in perniciem civitatis , publicæque libertatis Hervoja decreverat , & molitus fuerat , irrita faceret , ac reſcinderet .

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Duo præcipua Legationis Domnio impositæ capita .

Nec vero dubitari poteſt , quin illud quoque mandatum habuerit , ut omni ope operaque adhibita principatum urbis Hervojæ adimendum curaret ; id ſi impetraſſent , poſt Hungaricam Domnii profeƈtionem , VIII. Idus Julii Templum voverunt D. Vitali , ut eſt in Tabulis Spalatenſium, in quibus Hervojam alterum Pharaonem appellant . Is quippe ſecundis rebus elatus , fretus gratia , qua plurimum apud Regem valebat , opibus & copiis , quibus abundabat , inſolentius abutens , omnia ad ſuum arbitrium revocabat , multaque pro poteſtate imperabat , & metu vique interpoſìta exigebat , quæ Spalatenſium privilegiis & libertati officiebant . Hæc legatio decreta fuit anno 1413. menſe Junio . Legationis comites & collegæ Domnio dati ſunt duo patricii Spalatenſes Franciſcus & Joannes .

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Hi tres legati perbenigne accepti ſunt auditique ; & cum expoſuiſſent , quæ ab Hervoja contra jus faſque perpeſſi fuerint Spalatenſes , horum potiſſimum accuſationibus & querelis Sigiſmundum impulſum fuiſſe dixerim , ut Hervojam perduellionis nota inuſtum, non ſolum Spalatenſis urbis poſſeſſione, ſed etiam bonis omnibus ac fortunis everteret : certe antequam Domnius cum ſociis diſcederet, in eum ſententiam tulit . Jampridem Hervoja non ſolum Spalatenſium , ſed etiam aliorum ac præſertim procerum Hungariæ in ſe odia concitaverat , qui dum Sigiſmundus abeſſet , apud ejus ſecundam uxorem Barbaram Reginam , Hervojæ intolerandam ambitionem , inſatiabilem cupiditatem , & opum nimiarum potentiam non ferendam accuſando criminandoque , in ſummam invidiam hominem adduxerant . Præterea ex Hervojæ litteris interceptis compertæ fuerant clandeſtinæ illius cum Turcis molitiones , quos ad Boſſinam invadendam ſollicitabat .

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Sigiſmundus Hervojam reum læsæ majeſtatis & Regni hoſte ex declaravit .

Ergo Sigiſmundus Domnii Archiepiſcopi & Spalatenſium graviſſimis querimoniis impulſus in eum diligenter inquiri juſſit , ac demum cognita illius malitia ac perfidia in ampliſſimo Epiſcoporum ac Procerum conventu ; qua dignus erat , in Hervojam ſententiam pronunciavit . Plurimis , maximiſque beneficiis , quæ in ipſum regia clementia & benignitate contulerat , & ipſius adverſus Regem infidelitate , impia ad Turcas defeƈtione , aliiſque ſceleribus ac flagitiis commemoratis , Hervojam manifeſtum Regni hoſtem, ac perduellionis reum declaravit , titulis omnibus atque honoribus , dignitate omni atque imperio , oppidis & caſtellis , boniſque omnibus ſpoliavit , & quod caput erat legationis Spalatenſis , principatu ac dominio urbis multavit . Ut vero offenderet quantum Domnii Archiepiſcopi auƈtoritati ac precibus tribueret , fide Spalatenſum collaudata , urbem cum civibus , totoque Communi , veluti membrum inſigne Regni Hungarici , cum cæteris Regni partibus copulavit , titulum Ducis Spalatenſis in perpetuum abolevit , regiaque auƈtoritate ſancivit , ne aut ſibi , aut ſucceſſoribus ſuis umquam liceret civitatem illam cuiquam aut vendere , aut donare . Hæc in Hervojam ſententia , cujus exemplar apud me extat , lata eſt Kalendis Auguſti anno 1413. , quam ſcriptis traditam , regioque annulo obſignatam Sigiſmundus per omnes provincias circumferri , & ubique promulgari juſſit .

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Porro Spalatenſes læti ob depulſam Hervojæ tyrannidem , votique rei , Divo Vitali ſoſpiti ædem condiderunt , quæ adhuc extat , ejuſque titulo inſigniti ſolet unus e Colllegio Canonicorum Spalatenſium . Cæterum Hervoja quamvis acerbiſſima illa ſententia perculſus & proſtratus non deſtitit partim per ſuos amicos , partim per ſuos nuncios ac litteras experiri ac tentare omnia , ut Sigiſmundum ſibi placaret , ſed irrito conatu , quemadmodum Domnius ejuſque collegæ in ſuis ad Reƈtores , & Judices Civ. Spal. reſponſis ſcripſerunt .

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Hervojæ conatus irriti ut veniam a Sigiſmundo & priſtinam grattam impertrarem .

Adeo ſiquidem Domnius cum ſociis , & ſibi & Spalatenſibus benevolenetiam Sigiſmundi conciliaverant , ut certum huic , ac deliberatum eſſet , quod ipſemet Legatis declaravit , nihil Hervojæ precibus indulgere , niſi de voluntate Spalatenſium , quam ab Hervoja alieniſſimam eſſe ſciebat , ac proinde nullum veiæ aut gratiæ impetrandæ locum Hervojæ relinqui . Hanc particulam Epiſtolæ , quam Domnius eleƈtus Archiepiſcopus Spalatenſis Eccleſiæ , Franciſcus & Joannæs Spalatenſibus reſcripſerunt die 21. Septembriis 1413. huic loco inſerendam cenſui ; declarat enim quanta ſe , & ſocios , & Spalatenſes omnes in gratia apud Sigiſmundum poſuerit :

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Eximia Sigiſmundo erga Domnium & ſocios legationis benignitas .

Cæterum noveritis qualiter D. Imperator ſui gratia & benignitate nos grate & gratioſe traƈtat , ſcientes quod impoſſibile eſſet credere quantas litteras , & nuncios Hervoya tum ipſe , tum Proceres , & Prælati Regni Hungariæ tranſmittant D. Imperatori , quotidie non ceſſant ; & eſtote certi , quod multum dubitavimus , & tantum inveſtigavimus circa Imper. , quod ipſe ſui gratia jam omnes litteras , quas ſibi deſtinantur pro parte Hervoyæ , primum nobis dat , & vult quos nos juxta voluntatem noſtram eiſdem reſcribamus ; & ſic quamplures litteras ſcripſimus Hervoyæ pro Imperatore ; & quod magis eſt, nullam deliberationem vult facere in faƈtis Hervoy , niſi ſecundum voluntatem noſtram , & apparere noſtrum ; itaque læti eſtote , & boni animi ; quia D. Imperator tantum eſl animatus contra Hervoyam , quod breviter nobis eſl remedium de faƈtis ipſius : ſcripſit & mandavit Baronibus Hungariæ , & Sandagli , quod totaliter inſurgant contra eum , & ſcripſit quod non vult paƈta & conventiones & c.

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Nec ſolum Domnius a Sigiſmundo expulſionem Hervojæ , ejuſque damnationem impetravit ; ſed etiam , quod erat alterum caput legationis , eumdem exoravit , ut omnia privilegia , quibus Reges Hungariæ Spalatenſes donaverant , rata firmaque in perpetuum eſſe juberet regio diplomate in id confeƈto , datoque eodem anno IV. Idus Auguſti , die nono poſt latam contra Hervojam ſententiam , ut docet Joannes Lucius lib. VI. cap. 3. Mon. Tragurienſ. Alia quoque privilegia Domnius obtinuit , quamvis non fine pecunia , nec minore quidem ducentis & ſexaginta aureis , ut ipſe in ſuis ad Spalatenſes litteris : Conſtant ipſa Privilegia duc. 260. auri , non potuimus pro minore pretio . Horum Diplomatum exempia nanciſci non potui . Habeo tamen litteras Sigiſmundi ſcriptas Idibus Septembris anno eodem 1413. ad Spalatenſes , quibus gratulatur , quod inteſtinis & antiquis diſcordiis ſublatis ad priſtinam concordiam redierint , ut ſibi nunciatum fuerat a Doymo Archiepiſcopo eleƈto , quem ſuum fidelem ac devotum appellat . Præclara Spalatenſium in ſe merita commemorat ; eos hortatur , ut partiurn ſtudio remoto pacem inter ſe conſervent ; cujus perturbandæ auƈtores ſi qui extiterint in poſterurm , eos & capite pleƈtendos , & bonorum omnium amiſſione multandos eſſe .

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Intra finem hujus anni 1413. Domnius cum ſociis Spalatum revertitur , ea legatione utiliter , & egregie perfunƈtus ; nam illud etiam , quod Spalarenſium pemagni intererar , a Sigiſmundo impetraverat , ut Arx illa dirueretur , quam Hervoja Spalati , quamvis civibus omnibus invitis & reclamantibus , exſtruxerat , contra quam libertas & privilegia Spalatenfium vetabant .

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§. III

§. III

 

Joannes XXIII. in Concilio Conſtantienſi , rogatu Sigifmundi , Archiepiſcopatum Domnii auƈtoritate Apoſtolica confirmavit .

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Cauſſa congendi Concilii Conſtantieſis .

Joannes Papa , Sigiſmundo Auguſto potiſſimum auƈtore & impulſore, Concilium Conſtantienſe indixit anno 1413. V. Id. Decembris duas ob cauſlas, ut extinƈto diuturno illo Schiſmate , quod tres in partes Chriſtianum orbem diſtraxerat , pax Eccleſiæ aliquando redderetur ; ut ſublatis erroribus ea tempeſtate graſſantibus, Catholica veritas ſanciretur. Hæc Synodus tres ipſos annos tenuit , & ſex præterea menſes . Primus conſeſſus habitus eſt an. 1414. Nonis Novembris , Joanne Pontifice præſidente . Sigiſmundus eodem anno , ipſoque natali die Chriſti Domini Conſtantiam ſolemni pompa , & frequentiſſimo Principum virorum ac procerum comitatu ingreſſus , Concilium ſua præſentia cohoneſtavit , eique patrocinio & præſidio fuit .

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Poſt multas altercationes & contentiones primum Joanni XXIII. ex fuga retraƈto IV. KaI. Junii an. 1415. , deinde anno ſequenti VIII. Kal. Auguſti Benediƈto XIII. Pontificatus abrogatus eſt ; cum Gregorius XII. menſe altero poſt Joannem exauƈtoratum ſponte per ſuos legatos in pleniſſimo Patrum Conſtantienſium conventu Pontificatum depoſuiſſet , qui perpetuus Piceni Legatus conſtitutus haud multo poſt e vita migravit . Anno demum 1417. III. Idus Novembris Odo Cardinalis Columnenſis omnium conſenſu Pontifex renunciatus eſt , qui Martini V. nomen aſſumpſit. Ita poſt annos 40. ſchiſma ſublatum eſt , repugnante licet Benediƈto ; qui fere ab omnibus deſertus anno 1424. cum deceſſiſſet in Hiſpania , a duobus reliquis illius partium Cardinalibus ſubleƈtus Clemens VIII. , ſed quarto poſt anno in ordinem coaƈtus eſt . In eodem Concilio Conſtantienſi inſanæ pravæque opiniones Viclephi , & Joannis Huſſi in diſquiſitionem ac judicium vocatæ ſunt , & communi omnium anathemate confixæ ; ipſe vero Joannes , eum nulla ratione adduci potuiſſet , ut nefaria & impia dogmata repudiaret , & ſe fuga eripere conatus eſſet , flammis eſt addiƈtus anno 1415. pridie Nonas Julii , & anno ſequenti Hieronymus Pragenſis eamdem ob cauſlam eodem ſupplicio affeƈtus interiit .

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Joannes XXIII. Domaii Pontificatum Spalatenſes rogatu Sigiſmundi approbavit .

Jam vero ad rem noſtram ut veniamus , Sigiſmundus ab Joanne XXIII. , antequam is anno 1415. XII. Kalen. Aprilis clandeſtina fuga ex urbe ſe , Concilioque proriperet , petierat atque impetraverat , ut Archiepiſcopatus Spalatenſis Domnio ab ſe olim collati , ſed poſtea abrogati , auƈtor denuo fieret approbatorque , & Pontificium approbationis Diploma rite confeƈtum ad eum tranſmitteret . Cum enim e Tabulis Spalatenſibus conſtet Domnii Archiepiſcopatum auƈtoritate Sedis Apoſtolicæ approbatum fuiſſe ; ejus approbator præter Joannem , ſi temporum ratio habeatur , alius Pontifex nullus eſſe potuit ; hujuſmodi autem approbationis impetrandæ auƈtor videtur fuiſſe Sigiſmundus , cum & Spalatenfibus gratificari cuperet, eorumque animos magis ſibi magiſque obſtringeret ; & Domnium , præſertim poſt Legationem Spalatenſem apud ſe ſumma fide ac prudentia obitam, plurimi faceret , ac mirifice diligeret . Dum Domnius Archiepiſcopi eleƈti nomen ſuſtinuit , in Tabulis Curiæ Spalatenſis ſcriptum invenio : vacante Eccleſia Metropolita Paſtore ; numquam vero Domnii Archieleƈti nomen reperio ; propterea fortaſſis , quod Spalatenſes videri nollent parum obſequentes religioſique ad verſus Romanum Pontificem , qui Petrum Epiſcopum Faventinum Eccleſiæ Spalatenſi . Epiſcopum præfecerat : nomen autem utriuſque ſilentio prætereuntes , neutrum palam repudiare , neutri injuriam facere videbantur . Adde quod metuebant , ne , ſi Petrum vel Domnium nominarent , in oſſenſionem Sigiſmundi incurrerent , qui utroque rejeƈto Andream Gualdum in Sedem illam reſtitui volebat . Poſtquarn vero Sigiſmundus & Joannes Pontificatum Domnii approbarunt , hunc tamquam legitimum Archiepiſcopum agnoſcere , & in Aƈtis publicis nominare cœperunt , ut perſpici licet ex Tabulis confeƈtis anno 1416. 10. Januarii , Regnante Sereniſſimo Principe , & Domino noſtro Domino Sigiſmundo Dei gratia Roman. Rege ſemper Auguſto , & Hungariæ , Dalmatiæ , &c. Rege inclito . Temporibus quidem Reverendiſſimi in Chriſto Patris D. D. Duymi Dei gratia & Apoſtolicæ Sedis Archiepiſcopi Spalatenſis , & ſtrenui militis Domini Blaxii Andrea de Tragurio honorandi Comitis &c.

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In Appendice ad Concilium Conſtantienſe Tom. XXVI. Labbeanæ Venetæ Colleƈt. infertus eſt Catalogus Cardinalium , Epiſcoporum , Abbatum , Principum Virorum , ac Procerum , qui anno 1414. & ſequenti Conſtantiam ad Concilium convenerunt , auƈtore Gebhardo Dacherio Conſtantienſi . Incipit : Anno Domini 1414. & 15. venerunt Conſtantiam civitatem pro Concilio ibidem celebrando Sanƈtiſſimus in Chriſto Pater , & Dominus noſter Joannes XXIII. &c. Inter Archiepiſcopos annumeratur Petrus Archiepiſcopus Spalatenſis .

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Petrus de Pago prioribus Concilii conventibus interfuit cum titulo Archiepiſcopi Spalatenſis .

Hic eſt Petrus ille de Pago , quod Joannes Papa ex Epiſcopo Faventino Archiepiſcopum Spalatenſem creaverat . Nec vero dubitari poteſt , quin titulum Archiepiſcopi Spalatenſis , quem ad Concilium anno 1414. attulit , anno ſequenti depoſuerit , poſtquam videlicet idem Joannes ratam habuit eleƈtionem Domnii , & Apoſtolica auƈtoritate confirmavit . Porro ex Epiſcopis Dalmatiæ omnino duos Synodo Conſtantienſi interfuiſſe reperio , videlicet Antonium Archiepiſcopum Raguſinum , & Simeonem de Dominis patria Arbenſem , Epiſcopum Tragurii .

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Simeon Ep. Tragurienſis interfuit Concilio Conſtantienſi.

Cum de novo Pontifice creando deliberari cœptum eſt , ad Collegium Cardinalium , ad quos e conſuetudine jamdudum recepta poteſtas eligendi Pontificis pertinebat , de Concilii ſententia triginta præterea Epſfcopi adjunƈti ſunt ex quinque nationibus , Italica, Germanica , Anglicana , Hiſpanienſi , & Gallica , quibus comitia Pontificalia ineundi , ac ſuffragia ferendi jus eſſet . Inter eleƈtores nationis Germanica: numerum & locum obtinuit Simeon Epiſcopus Tragurienſis .

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§. IV

§. IV

 

Domnius Archiepiſcopus Turri S. Domnii abfolvenda ac perficiendæ Nicolaum Spalatenſem nobilem Architeƈtum præſſe juſſit.

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Deſcriptionem Turris S. Domnii , ejaſque formam & effigiem rypis æneis expreſſam habes Tom. I. in Aƈtis S. Domnii cap. XVI. §. IV. Opus enimvero egregium ; & in co genere molis ac ſtruƈturæ vix elegantius quidpiam , aut excellentius invenies . Illam regia liberalitate & magnificentia inchoatam fuiſſe tradunt Spalatenſes ab Eliſabetha Ludovici Regis Hurgarorum conjuge , quæ itidem ſuo ære ſumptuque Arcam argenteam pulcherrime cælatam condendo incorrupto S. Simeonis Prophetæ corpori Jaderæ faciendam curaverat . Præclari hujus operis conſtruƈtioni mors Eliſabethæ intervenit , illudque imperfeƈtum reliquit . Nec vero pauci e civibus opulentioribus , poſt obitum Reginæ , aliquam pecuniæ ſummam pro ſuis quiſque facultatibus contulere . Colaphiza perilluſtris matrona , uxor Joannis Comitis Spalati , ejus fortaſſe , qui ſub initium hujus ſæculi a Spalatenſíbus Cornes Urbis perpetuus declaratus fuerat , idemque erat Comes ſeu Dominus Cetinæ , pro anima viri ſui vita funƈti expianda in id opus centum nummos Romanos contribuit , ut docet Inſcriptio Turri affixa : Colaphiza uxor Domini Joannis Spalatinorurn Comitis pro anima viri ſui jam defunƈti in hac opera centum Romanatos expoſuit . Extat altera Inſcriptio impoſita januæ Turris in Septentrionem obverſæ , ſupraque effigies ibidem inſculptas SS. Domnii & Anaſtaſii ; ſed pleriſque litteris vetuſtate exeſis, nihil ex ea intelligi poteſt , niſi monumentum illud poſitum eſſe ad declarandam piam liberalitatem ejus , qui de ſuo haud parum pecuniæ in idem opus largitus fuerat .

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Præterea multi pecuniam teſtamento legaverant , quam in ejus Turris ædificationem inſumi , atque a ſuis haredibus numerari juſſerunt . Porro Domnius inchoatæ Turris abſolvendæ cogitationem curamque ſuſcepit ; & convocato Capitulo quid ſui conſilii , ſuæque voluntatis eſſet , expoſuit : ac de communi ſententia decretum eſt , ut huic operi præficeretur Nicolaus Tuerdoyus civis Spalatenſis , inſignis ea tempeſtate architeƈtus .

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Domnius Archiep. Turris perficiendæ negotium dadit Nicolao nobili architeƈto .

Ei poteſtas ampliſſima data eſt ; qua fretus munituſque fabros & artifices , quotquot ad properandum opus & abſolvendum neceſſarios eſſe ducebat , ſuo arbitratu conduceret , mercede ſingulis , quæ juſta videretur , conſtituta ; ſimul ab hæredibus ac debitoribus exigeret quidquid pecuniarum vel ſupremis piorum hominum tabulis reliƈtum , vel aliunde ad Turrim illam perficiendam deſtinatum ac debitum eſſet : qui vero ſolviſſent , eos cautione ſui chirographi ſecuros tutoſque præſtaret , ne iterum ſolvere cogerentur . Quidquid vero in eam rem ſive operarum conduceret , ſive nummorum inſumeret , id omne cum omnibus ejus aƈtis probatum iri , modo tamen ipſe accepti , & expenſi rationem Archiepiſcopo , & Collegio Canonicorum redderet . Hujus procurationis Nicolao traditæ Archiepiſcopales litteræ in publico urbis Tabulario aſſervantur :

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1416. die 20. Junii .

Il 20 di Giugno del 1416

 

 

Reverendiſſimus in Chriſto Pater D. Duymus Archiepiſcopus Spalatenfis , nec non Ven. Capitulum Eccleſiæ Spalatenſis ad hoc ſpecialiter congregatum ſuo ſolito in curia Archiepiſcopali omnibus modo , via , jure , & forma , quibus melius potuerunt , fecerunt & conſtituerent Ser Nicolaum Tverdoy de Spalato præſentem & hoc onus in ſe ſponte ſuſcipientem operarium & ſupraſiantem Campanili Eccleſiæ S. Duymi & fabricæ ejuſdem , ita quod poſſit & valeat magiſtros manuales & homines invenire ad fabricandum & operari & fabricari faciendum diƈtum Campanile , nec non res & inſtrumenta neceſſaria ad diƈtum opus invenire , emere, ſeu fieri facere , prout ei melius & utilius pro diƈto opere & fabrica vicebitur . Item quod pro expenſis fiendis quibuſcumque pro diƈta fabrica tam pro magiſtris ſolvendis , quam rebus opportunis fiendis & emendis , ipſe Ser Nicolaus poſſit & valeat nomine prædiƈto exigere & petere tam in judicio , quam extra omnia & ſingula Iegata dimiſſa fabricæ & pro fabrica diƈti Campanilis per querncumque in teſtamentis ſeu codicillis , & omnia debita debenda quoquomodo ipſi fabricæ & ſpeƈtantia eidem ſabricæ , & illa exaƈta in diƈto & pro diƈto opere & fabrica diſpenſare & diſponere , bona fide & cum diligentia , & de ipſis legatis & debitis ipſe Ser Nicolaus poſſit facere quietationem & paƈtum de ulterius non petendo illi vel illis , a quibus exiget & habebit ; ita tamen qued ipſe Ser Nicolaus debeat & teneatur reddere & aſſignare diƈtis D. Archiepiſcopo , & Capitulo bonam & integram rationem & calculum rationis de pradiƈtis omnibus adminiſtratis & exaƈtis per eum. Promittentes diƈtus D. Archiepiſcopus & Capitulum ipſi Ser Nicole pro ſe & ſuis hæredibus & nomine illorum, quorum intereſt vel poterit intereſſe, ſe firma & rata habituros quæcumque per diƈtum ejus operarium aƈtum fuerit & operatum in prædiƈtis & quolibet pradiƈtorum ſub pœna Stat. Spalati . Cum reſeƈt. Aƈtum in Curia Archiepiſcopali præſentibus ſ. Jachſa Petri & ſ. Georgio Matthæi de Spalato teſtibus & ſ. Marco Petri Exam.

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§. V

§. V

 

Deditio Spalatenſium redeuntium ſub imperiam Venetorum cauſſam Eccleſiæ & urbis deſererdæ Domnio præbuit.

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Poſt ſæculum decimum Spalatenſes, ut æteri Dalmatæ , per annos amplius quadringentos crebris Dominorum mutationibus obnoxit , alias Venetis , alias Imperatoribus 0rientis , alias Regibus Hungariæ obtemperarunt . Tandem anno 1420. qui felix illis ac fauſtiſſimus fuit , conſtanti ac perpetua fide ſe clementiſſimo Venetorum imperio ſubdiderunt .

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Venetis Sigiſmundus belli ſecum redintegrandi cauſſam præbuit .

Ante biennium induciæ quinquennales exierant , quas Veneti , poſt Sibenicenſes in fidem receptos , cum Sigiſmundo pepigerant ; illiſque bellum erat cum Ludovico Techio Patriarcha Aquilejenſi , cujus imperio ſuberat regio illa fere univerſa , quæ Liquentia Timavoque fluminibus , Alpibus & Adriatico mari terminatur . Belli redintegrandi occaſionem dedit Sigifmundus , qui Ludovico aliquot millia militum auxilio miſerat ; idemque juſſerat Tragurium novis operibus , propugnaculiſque muniri , & præter alia minora navigia , tres juſtæ magnitudinis triremes inſtrui atque armari , quæ navibus Venetorum damna ſane multa intulerunt . Itaque juſſus eſt Petrus Lauretanus Præfeƈtus Adriatici ſinus cum valida claſſe in Dalmatiam trajicere ; qui primo adventu Braƈtiam , Phariam , Corcyram inſulas , ultro in fidem venientes recepit anno 1420. Deinde Tragurium obſedit , vehementiſſime oppugnavit , & V. Kal. Julii ad deditionem compulit . Hæc e Chronologis Venetis.

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Spalatenſis agunt de Urbe Venetis dedenda .

Vicinæ urbis caſu perculſi Spalatenſes minime expeƈtandum cenſebant , dum ipſi quoque obſeſſi oppugnatique deditionem vel iniquis conditionibus facere cogerentur . Nulla ſpes erat auxilii Hungarici , quod ipſis quoque Tragurienſibus defuerat . Nam Sigiſmundo , qui anno ſuperiori Venceslavo fratri defunƈto in Regnum Bohemiæ ſucceſſerat , plurimum negotii faceſſebant Huſſitæ ; hi ſiquidem cum Joannem Ziſkam audacem hominem , ac manu & conſilio promptum ſibi Ducem conſtituiſſent , totam illam regionem inſano furore depopulati , multa oppida cœperunt , ac ſemel atque iterum Sigiſmundi copias profligarunt . Itaque de ſententia totius Conilii Nobilium , & voluntate reliquorum civium decretum eſt , ut quatuor Oratores mitterentur ad Petrum Lauretanum Præfeƈtum Venetæ claſſis , qui deditionis conditiones ſcripto traditas , & ſexdecim capitulis comprehenſas ad eum deferrent ; quibus ille ſi aſſentiretur , eaſque Dux & Senatus ratas haberet , moram nullam fore , quin civitas in poteſtatem Venetorum traderetur . Præfeƈtus conditiones illas accepit , & jurejurando promiſit curaturum ſe , ut eædem ab Duce , & Senatu approbarentur . Interea poſtulabat , ut in urbem reciperetur , ejuſque poſſeſſionem nomine Reipublicæ Venetorum adiret . Hæc reſponſa cum Oratores retuliſſent , iterum magiſtratus urbis , ac patricii, quibus adeundi comitia jus erat , convocati ſunt in Curiam IV. Kal. Julii ; & cum Thomas de Luccaris gravi prudentique oratione ſuaſiſſet obtemperandum eſſe poſtulatis Præfeƈti Veneti , quatuor diffentientibus , reliqui omnes in ejus ſententiam iverunt .

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Ergo Petrus Lauretanus magna omnium voluntate , ingentique lætitia in urbem admiſſus pridie Kalendas Julii , Conſilium Optimatum cogi juſſit , eligique quatuor Legatos , qui Venetias profeƈti , leges & conditiones deditionis ad Dunem & Senatum deferrent , ſuppliciterque ab eo peterent , ut illas ratas habere , & confirmare vellet ; ſimulque ut civitatem , agrum , publicas & privatas fortunas ſub poteſtatem ſuam & clientelam reciperet .

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Oratores decreti ad Ducem & Senatum , qui conditiones deditionis approbavit .

Antequam vero conventus dimitteretur , omnes & ſinguli , ut quiſque dignitate , vel ætate antecedebat , ita ex ordine manibus ſuprapoſitis ſacræ Lipſanothecæ , in qua particola Sanƈtiſſimæ Crucis incluſa erat , & conceptis verbis jurarunt ſe in perpetuum futuros fideles , ſubjƈtos , obſequentes imperio Venetorum .

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Oratores Venetias miſſos in frequentiſſimo Senatu excepit Thomas Mocenicus Dux Venetorum , & ſexdecim capitula , ſeu poſtulata , qua Petrus Lauretanus , levi aliqua mutatione adhibita , approbaverat , regio diplomate confirmavit . Ex his duo pertinent ad rem Eccleſiaſticam . Unum eſt : quod Duymus Archiepiſcopus Spalati per Ducale Dominium confirmetur ; alterum , quod eleƈtio Archiepiſcopi fiat per Clerum & Nobiles diƈtæ civitatis . Huic aſſenſus eſt Dux & Senatus , alterum vero ad arbitrium Romani Pontificis rejecit . Exinde reliquæ civitates , ad Venetorum ditionem reverſæ ſunt . Hæc ex Tabulis & monumentis Archivi publici Spalatenfis .

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Domnius Eccleſiam & urbem deferere decrevit .

Hungaricum imperium cum Veneto commutatum ægerrime tulit Domnius Archiepiſcopus , nec dubitari poteſt , quin omni ope operaque eniteretur , ut cives ſuos a voluntate urbis Venetis dedendæ revocaret . Dum legatione Spalatenſi fungebatur , ſingularis erga illum Sigiſmundi benignitas & indulgentia ita ejus fidem , obſervantiam , atque amorem obſtrinxerat , ut pati non poſſet ſe divelli ab ditione Sigiſmundi , abducique in eorum poteſtatem , quos neque ulla erga ſe beneficio cognitos habebat , neque ipſe ſuis in eos obſequiis & officiis ſibi demereri potuerat . Itaque urbis & Eccleſiæ deferendæ conſilium coepit .

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§. VI

§. VI

 

Domnius reliƈta Sede Spalatenſi in Hungariam ſe recepit .

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Domnius reliƈta Sede Archiepiſcopali ad Sigiſmundo ſe conſert , & Comitiis Ponſonienſibus interfuit .

Inter poſtulata Spalatenſium illud quarto loco poſitum fuit , ut pet Ducem ac Senatum Venetum liceret Domnio fedem ſuam Archiepiſcopalem retinere : Item quod D. Duymus Archiepiſcopus Spalati per Ducale Dominium conſervetur in ſuo Archiepiſcopatu , honore , & dignitate ſua . Reſponſio Ducis ac Senacus fuit piena prudentiæ , religionis , & eximiæ adverſus Sedem Apoſtolicam reverentiæ ; Item ſuper Capitulo quod D. Duymus &c. reſpondemus , quod cum ad nos non ſpeƈtet ad impediendum de Clericis , ideo hoc relinquimus Sanƈtiſſimo Domino Papæ . Sed Domnius Ducis ac Senacus benignitate indulgentiaque tum erga ſe , tum erga Spalatenſes uti noluit ; & cum a Venetis animo eſſet alieno , urbiſque iiſdem dedendæ conſilio repugnaſſet , maluit patria & Archiepiſcopatu carere , quam utrumque retinere ſub imperio illorum , quos æque ab ſe , atque ille a Venetis erat , averſos fore putabat . Itaque ad Sigiſmundum ſe contulit , a quo cum perhonorifice acceptus eſſet , & viƈtu cæteriſque rebus quam liberaliſſime commodiſſimeque haberetur , vitam ſaltem uſque ad annum hujus ſæculi 35. perduxit . Domnii Pontificatus definit in annum 1420. quo quidem ipſe anno poſt ſuum e Dalmatia diſceſſum Eccleſiæ Spalatenſi nuncium rite remiit , ſeque Archiepiſcopatu ex formula juris abdicavit . Huic ſiquidem anno initia Pontificalia Petri de Pago ſucceſſoris adſcribi oportet , ſi quidem annos fex , & menſes quatuor Eccleſiæ illi præfuit , ut docet Catalogus Acutheanus . Erravit igitur Marcus Dumaneus in ſuo Chronico , qui Domnium anno 1424. Pontificatu pariter & vita ſunƈtum eſſe tradidit . Titulum Archiepiſcopatus Spalatenfis retinuit , & anno 1435. Comitiis Poſonienſibus interfuit ; quippe in ediƈto , quod in iiſdem Sigiſmundus condidit VIII. Id. Martii , Doimus Archiepiſcopus Spalatenfis , tamquam teſtis approbatorque nominatur cum cæteris Epiſcopis non ſolum Hungariæ , ſed etiam Dalmatiæ . Sed horum plurium fedes , veluti Fadertina , Nonenſis , Scardonenſis , Tragurienſis , Makarienſis , Farenſis vacare in eodem decreto dicuntur , propterea quod illarum civitatum Epiſcopos , cum tranſiiſſent ad Venetos , neque agnoſcere , neque pro legitimis habere vellet Sigiſmundus . Dalmatia ex quo in poteſtatem Regum Hungariæ conceſſerat , pars Regni Hungarici eſſe ac dici conſueverat ; ac proinde Epiſcopi Dalmatiæ non ſolum ediƈtis Regiis ſubſcribi ac teſtes adhiberi ſolebant , ſed etiam Conventus Hungaricos adeundi jus habebant ; & ſua cuique ſubſellia aſſignata erant , qua adhuc fervantur ; & ne vacua ſint , ab illis occupari ſolent , quibus honorarii & inanes tituli Epiſcopatuum Dalmatiæ conferuntur .

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Annus emortualis & ſepulcrum Domnii Archiep. latet .

Domnius reliquam vitam exegit in Hungaria ; quo loco , quove anno diem ſuum obierit , ubi ſepultus fuerit , mihi non eſt compertum . Extra ædem Metropolitanam Spalatenſem ad latus dexterum januæ maximæ viſitur arca marmorea , in qua condita eſt Franciſca mater Domnii Archiepiſcopi , æque nobilis ac pia matrona , ut docet epitaphium ibidem cum ſtemmate gentilitio inciſum .

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Epitaphiæ Franciſca matris Domnii .

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