Data di nascita

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Periodo di riferimento

954 (?)

Data della morte

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Cosa si sa

“… Iudice Balbo domino de Blusio et Zargane …” è uno dei tre testimoni del testamento di Guido(ne) conte di Ventimiglia, che partecipa a una spedizione per liberare le Alpi e il mare ligure dei saraceni di Frassineto organizzata dal re d'Italia (Berengario II se la spedizione parte nel 954, oppure Ottone I se parte dopo il 961).

La spedizione anfibia parte dal porticciolo di Varigoti (Varigotti, presso capo Noli). Guido(ne) conte di Ventimiglia vi partecipa e, da buon crociato, fa testamento poco prima di partire. Attori del rogito sono anche altri personaggi della sua famiglia e tre testimoni, vassalli di Guidone. Il documento, dopo la parte che riguarda l'assegnazione dell'eredità feudale ai tre figli di Guidone, tratta diffusamente di un grosso lascito al monastero benedettino delle isole Lerine (tra Nizza e Marsiglia), relativamente al territorio della chiesa di San Michele in Ventimiglia, a condizione che i monaci abbiano cura della cappella e del sepolcro che il padre di Guidone vi aveva fatto costruire.

Nel documento i tre testimoni vengono definiti “… commilitibus meis …”, a indicare che i nobili Clavesana, Curlo e Iudice accompagnano personalmente il conte nella spedizione. Infatti, in ragione dei predicati che seguono i loro nomi, tutte località storicamente appartenute ai possedimenti dei conti di Ventimiglia, è chiaro che si tratta di vassalli di Guidone. Quindi, per essi è obbligatoria la partecipazione alle imprese militari del loro signore, assolvendo così al principale dei tre obblighi feudali: amministrazione fiscale, della giustizia e sostegno militare.

G. Rossi,
«Storia di Ventimiglia»,
nota 2 pag. 34,
ed. Ghilini, Oneglia, 1886

Il testamento di Guidone

Exemplum privilegii guidonis imperialis comitis vintimilii et lusane marchionis alpine maritime. In nomine domini amen. Ego guido imperialis comes vintimilii et lusanne marchio alpine maritime proficiscens contra perfidos saracenos in subsidium illustris domini idelphonsi regis hispanie avunculi mei cum antonio fratre meo preside imperiali in pedemonte et alpium marchione et thomasio comite sabaudie fratre eleonore uxoris mee atque buyamundo marchione montisferrati et berengario comite valentini nepotibus meis et conrado primogenito meo futuro comite vintimilii et otone secundo nato meo futuro marchione alpine maritime, et rolando postremo nato meo futuro comite de lusana et in montibus garfanhane et vivaldo de castello cum bonabela et otone de clavesana et curlo targanigra domino sepelegi et ayrole et judice balbo domino de blusio et zargane commilitibus meis divino judicio timens et mortis incertitudinem expavescens de consilio supradictorum ordino dispongo et eligo pro me et meis liberis ubicumque me et illos mori contingat, sepolturam in capella sancti michaelis, quam pater meus construi fecit in oliveto apud vintimilium, quam capellam cum hospitio et oliveto juxta posito et cunctis terris cultis et incultis ortis et molendinis et domibus que sunt a porta burgi lacus subtus vigintimilium usque ad podium supradictum olivetum et sequendo altiora colla dicti podii usque apium et descendendo ab apio ad cogalono et vittes merlo et circuit flumen rodoje vertus prata roulini et ad dictam portam lacus usque ad beveram et castrum de sepulchro cum mero et libero imperio cum ejus habitatoribus et territorio sicut incipit a colle crucis et descendit per vallonum vallis organe et malazini et progreditur infima convallium usque ad passum de lona et de dicto passu adscenditur ad rocam scuram supra sepelegium et ex alia parte sicut a dicta colla crucis progreditur per altiora loca montium medio existentium usque ad montem nigrum et descendit per vallonum dicti montis usque ad passum de gargo et jungitur ad dicta rocam scuram, que supradicta sunt propria juris mei dono lego pro sepoltura mea et anima mea et parentum meorum et ex nunc offero Deo et b. honorato et alberto abbati et fratribus monasterii s. honorati insule lirinensis sub expressa conditione quod dictam capelam nec dictum castrum de sepulchro possint vendere, cambiare, vel aliquo modo alienare a capella et fratribus lirinensis habitantibus ibidem, quod si fecerint amittant predicta et ut fratres monasterii sancti petri montis majoris penitus devolvantur, retinens liberis meis et eorum legittimis successoribus ut possint quamdiu in vigintimilio si fuerint et hospicium non construxerint cum dictis fratribus hospitari ibidem ligna, salem, acquam et mapas cum utensilibus ad coquinam tantum ab ipsis fratribus accipiendo, injugens conrado primogenito meo et suis successoribus si hoc nequiverit adimplere ut ante sepulchrum meum in dicta capella construi faciat altare beati antonii, et juxta dictam capellam hospitale pro infirmis s.antonii quibus ipsi fratres serviant; et de predictis rogo et injungo per henricum meum judicem notarium et cancellarium cartam conscribi et prenominatis testibus signari et bulla mea sigillari ad perpetuam memoriam.
Ego guido etc. ego antonius etc. Ego conradus, ego odo ego rolandus etc. etc.
Actum in municipium varigoti et scriptum per me henricum judicem et notarium etc.

G. Rossi,
«Storia di Ventimiglia»,
ed. Ghilini, Oneglia, 1886,
nota 2 pag. 34.

Traduzione

Copia del testamento di Guidone, conte di Ventimiglia e della Lunigiana e marchese delle Alpi marittime per beneficio imperiale. Nel nome di Dio, amen. Io Guido conte imperiale di Ventimiglia e della Lunigiana, marchese delle Alpi marittime, al momento di partire contro i perfidi saraceni, in aiuto dell'illustre don Alfonso, re di Spagna e mio zio materno, alla presenza di mio fratello Antonio governatore imperiale del Piemonte e marchese delle Alpi, di Tommaso, conte di Savoia e fratello di mia moglie Eleonora, dei miei nipoti Boemondo, marchese del Monferrato e Berengario conte di Valenza, e del mio primogenito Corrado, mio successore nella contea di Ventimiglia, del mio secondogenito Ottone, mio successore nel marchesato delle Alpi marittime e del mio ultimogenito Rolando futuro conte di Lunigiana e della signoria montana della Garfagnana e del castello di Vivaldo con Bonabella, avendo come testimoni Ottone di Clavesana, Curlo Neroscudo signore di Santampeglio e di Airolo, e Balbo Iudice signore di Blusio e Zargane, miei commilitoni, tutti timorosi del giudizio divino e della possibilità di una morte vicina, su consiglio dei soprannominati, ordino e dispongo per me e per i miei successori, quando e dovunque a me o ad essi capiterà di morire, la sepoltura nella cappella di san Michele che mio padre fece costruire nell'oliveto presso Ventimiglia …(segue la lunga e dettagliata descrizione della donazione)… che dono ed intitolo a Dio e al beato Onorato e assegno ad Alberto abate e ai frati del monastero di santo Onorato delle isole Lerine, la cura della mia sepoltura e della mia anima e quelle dei miei parenti, sotto espressa condizione che essi non vendano, modifichino od in qualsiasi modo alienino la cappella o il castello di Santampeglio, e sotto pena, ove lo facessero, di dover consegnare tutto quanto sopra ai frati del monastero benedettino di san Pietro di Montemaggiore …(seguono le delimitazioni topografiche della donazione)… e presso detta cappella costruiscano l'ospedale per gli infermi della cardona …[omissis]… e quanto sopra detto intendo che sia reso esecutivo, a perpetua memoria, attraverso Enrico mio giudice e notaio, la trascrizione del cancelliere, la firma dei soprannominati testimoni e l'apposizione sul documento del mio sigillo.
Io Guido etc. Io Antonio etc. Io Corrado, io Ottone, io Rolando etc. etc.
Fatto nel municipio di Varigotti e per me scritto da Enrico giudice e notaio etc.

I feudi di Balbo

Del testamento non abbiamo l'originale, ma solo delle copie di epoche differenti. Le tre copie non sono del tutto identiche. In particolare, mentre nella prima Balbo è detto signore di Blusio e Zargane, in una successiva è riportato come signore di Busio e Saysone.

Blusio potrebbe essere Bloix, feudo franco normanno, mentre Zargane potrebbe essere Sarzana in Lunigiana o il castrum di Sarzano nella Genova romana. All'epoca Genova era ancora un piccolo villaggio delimitato dai resti delle mura dell'antico castrum romano bizantino, che sorgeva al culmine del piccolo colle sovrastante l'antico porto naturale, colle chiamato mons Sarzano. Busio invece potrebbe essere Buggio presso Pigna. Nulla sappiamo di Saysone.

G. Rossi,
«Storia di Ventimiglia»,
pag. 103,
ed. Ghilini, Oneglia, 1886

472 anni dopo

Il 14 dicembre 1426 Giorgio dei Conti di Ventimiglia, religioso del monastero Lerinese e Priore di San Michele di Ventimiglia, presentato il testamento di Guidone a Giuliano de'Giudici, Preposito della cattedrale, e Vicario generale d'Ottobono Vescovo di Ventimiglia, e ne fa fare una copia autenticata da quattro diversi notai.

III.

Giuliano De-Giudici Preposito della Cattedrale e Vicario generale di Zaccaria Degna vescovo di Ventimiglia investe delle decime dei luoghi di Gorbio, Castellaro e S. Agnes i nobili Ludovico, Enrichino, Guglielmino e Lorenzono dei Conti di Ventimiglia (1421).

In Christi nomine amen. Anno a nativitate ejusdem domini millesimo quadrigentesimo vigesimo primo die vigesima quae fuit dies lunae circa horam terciarum mensis octobris secundum cursum decimae indictionis in civitate Vintimilii. Noverint universi et singuli praesentes pariterque futuri hujus veri publici et authentici instruraenti seriem inspecturi quod cum a summis pontificibus retrolapsis fuerint praedecessoribus magnifici et potentis viri Guidonis ex comitibus Vintimilii bonae memoriae quondam domini de Golbio et de Castellaro concessae decimae granorum, vini et scodanorum et aliorum fructuum cujusdam expressi generis.... nec non ex debitis feudalibus investituris ipsi praedecessores praefati magnifici Guidonis quondam et ipse magnificus Guido dum in humanis agebat et per consequens sui haeredes fuerint atque existant in possessione pacifica atque legitima a decem viginti, vigintiquinque, triginta, quadraginta, quinquaginta, sexaginta, septuaginta annis ante et ultra et a tanto tempore quod hominis memoria in contrarium non existat percipiendi decimas ipsorum granorum, vini, scodanorum et aliorum fructum sive rerum ut praedìcitur ipsius expressi generis Ecclesiarum de Golbio et de Castellaro praedictis et per consequens haeredes ejus magnifici Guidonis praelibati sint et existant animo et velie atque perceptione, investitusque fuerit idem magnificus Guido dum in humanis agebat etiam de decimis loci de sancta Agnete episcopatus et dioecesis Vintimiliensis, hinc vero fuit et est quod anno mense ac die ac inditione praesentibus ab initio hujus instrumenti circa horam terciarum, venerabilis et circumspectus vir dominus Julianus de Judicibus generalis Vicarius et praepositus ecclesiae cathedralis civitatis Vintimilii et ejus dioecesis habens ut ipse asseruit in mei notarii et testium subscriptorum praesentia legitimam potestatem ac largum posse et sufflciens mandatum; largamque administrationem a Reverendissimo in Christo patre domino domino Zaccaria Digna dei gratia et sanctae sedis apostolicae episcopo Vintimiliensi supra universis omnibus et singulis hujusmodi.... investivit magnificum et potentem virum Ludovicum ex comitibus Vintimilii ex dominis dictorum locorum de Golbio et de Castellario suo proprio et magnificorum Henriquini, Guglielmini et Laurenzoni filiorum et haeredum quondam magnifici Guidonis nominibus licet absentium tanquam praesentium, praesentem stipulantem et recipientem hoc eorum legitimorum haeredum et successorum per traditionem cujusdam ensis manualem, quem evaginatum idem dominus Vicarius in manu sua tenebat dextra et recepii per dictum magnificum Ludovicum nominibus antedictis de redo et antiquo eorumdem magnificorum feudo gentili videlicet de decimis praelibatis dictorum locorum de Golbio et de Castellario et etiam de Sancta Agnete, dioecesis Vintimiliensis eo modo et forma quibus majores seu praedecessores ipsorum magnificorum Guidonis et successive ipsorum Ludovici et ejus fratrum supranominatorum habere et tenere consueverunt ab Ecclesia aut Palacio seu praedecessoribus dicti Reverendi domini domini episcopi Vintimiliensis. Qui quidem magnificus Ludovicus proprio et praelibatorum nominibus dictorum fratrum suorum, praefato domino Vicario nomine praelibati domini episcopi et sui episcopatus juravit etc. etc. De quibus omnibus universis et singulis dictus dominus Vicarius nomine praelati domini Vintimiliensis episcopi et Ecclesiae ipsius episcopatus Vintimiliensis petiit sibi fieri publicum instrumentum et tot quod voluerit instrumenta per circumspectum magistrum Bartholomeum Morum notarium publicum et dictus magnificus Ludovicus pro se et dictis suis fratribus unum et plura per me Antonium de Falcono notarium publicum. Acta fuerunt haec omnia apud civitatem Vintimilii in palatio episcopali videlicet infra aulam praesentibus testibus ad haec vocatis rogatis et nominatis venerabili presbitero domino Stephano Pecolo canonico Vintimiliensi, Antonio Porro, magistris Bartolomeo Moro superius nominato Johanne Rubeo notariis et Johanne Judice omnibus de Vintimilio.

Ego vero Antonius de Falcono notarius publicus etc.

Da un apografo posseduto dal signor
Conte Gabriele Alberti di Briga, in
Archivio Storico Italiano,
Quinta Serie, Tomo XII, Anno 1893,
Firenze, G. P. Vieusseux,
pagg. 148-149.