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Regioni, città e paesi relativi alla famiglia o al ramo familiare qui trattato.

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Regione Puglia
OggiRegione PugliaLa Puglia oggi
XI-XIILa Contea di PugliaXI e XII secolo
Troia
OggiTroiaTroia oggi
OriginiTroiaDalle origini al VII secolo
VIII-XVTroiaDall’VIII al XV secolo
XVI-XVIIITroiaDall’XVI al XVIII secolo
XIX-XXITroiaDall’XIX al XXI secolo
San Severo
OggiSan SeveroSan Severo oggi

Regione Puglia

La Puglia oggi

Stemma della Regione Puglia
Stemma della Regione Puglia

La Puglia è la regione più a oriente d'Italia, è bagnata a nord-est dal Mar Adriatico e a sud dal Mar Ionio, confina a sud-sudovest con la Basilicata, a ovest-sudovest con la Campania e ad ovest con il Molise. La Puglia è divisa in cinque province: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce. Bari è il capoluogo di regione. Nel giugno del 2004 è stata istituita una sesta provincia, quella di Barletta-Andria-Trani, detta anche «dell'Ofanto».

Puglia
Puglia

Popolosa regione dell'Italia meridionale (19.357 km² e 4.049.372 ab.), la Puglia è seconda solo al Veneto per l'estensione delle aree pianeggianti: 53% del territorio contro il 56% del Veneto. I centri abitati accolgono il 97% dei residenti, mentre solo il 3% è distribuito in nuclei e case sparse sul territorio.

La Contea di Puglia

XI e XII secolo

Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV. La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059. La nuova contea era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, a eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni e assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo e Gilbert Quarrel Drengot.

La Contea di Puglia
La Contea di Puglia

Troia

Troia oggi

Stemma del comune di Troia
Stemma del comune di Troia

Troia è un comune italiano di 7.052 abitanti nella provincia di Foggia in Puglia. Situata sulle pendici del Subappennino Dauno, a ridosso del Tavoliere delle Puglie, fino agli inizi del Novecento era spesso citata come Troja o Troia di Puglia. Per la bellezza del suo centro, la città è stata premiata con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Panorama di Troia
Panorama di Troia

Orgoglio e vanto del raffinato centro storico e magico simbolo della città, è la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta, in stile romanico pugliese e costruita su due piani. Gioiello dell’edificio è l’incantevole rosone duecentesco, un magnifico ricamo di pietra, decoro unico al mondo per gli unidici raggi creati dalle colonnine cilindriche e dai trafori tutti diversi l’uno dall’altro. A sorreggere lo splendido rosone, c’è il portale in bronzo, dove si leggono, scolpite, storie di santi e vescovi.

La meraviglia continua in piazza Episcopio, tra le sale del Museo del Tesoro della Cattedrale, dove sono custoditi argenti, bronzi, avori e pergamene, nel Museo Diocesano e nel Museo Civico, che conserva importanti sarcofagi medievali, mentre tra i vicoli del centro storico, fanno capolino i campanili delle chiese di San Basilio, antichissima, e di San Giovanni, dallo stile barocco.

Viaggiare in Puglia
https://www.viaggiareinpuglia.it/at/148/localita/4190/it/Troia-Troia-(Foggia)

Troia

Dalle origini al VII secolo

Troia sorge sul dorsale di una stretta collina (439 m. l. m.) tra l'assolata piana del Tavoliere e le verdi valli in cui dolcemente digradano i monti del Preappennino Dauno Meridionale. Le sue origini sono antichissime. Fondata agli albori dell'XI sec., essa inglobò tra le sue mura una preesistente “città vecchia” le cui origini si perdono nella notte dei tempi, forse chiamata Aika.

Inizialmente, ovvero dal IV al II millennio a.C., era probabilmente un insediamento umano dedito alla caccia. Verso l'VIII secolo, era già una comunità dalle già evolute forme di vita materiale e spirituale e successivamente, a partire dal VI e V secolo, divenne una florida e raffinata città collocabile nell'orizzonte politico e culturale della Magna Grecia. Si sa che il suo nome era Aecae in epoca romana. Lo attestano gli scritti di Polibio, Strabone e Livio, i quali forniscono anche le prime notizie certe sulla storia della città. Nel 217, nei pressi di Aecae, sulla collina, si accampò Quinto Fabio Massimo per controllare da vicino i movimenti di Annibale ritiratosi a Vibinum (Bovino). Nel 216, dopo la battaglia di Canne, la città si schierò col vincitore e per questo sarà ricordata come Castra Hannibalis, ma nel 214 i Romani ne ripresero il controllo senza tuttavia infierire sui cittadini.

Sito al centro di una fitta rete viaria che comprendeva l'Egnathia, l'Appia-Traiana e la Aecae-Sipontum e che collegava Roma all'Oriente passando per la Puglia, favorito da una invidiabile posizione strategica, il municipium conobbe il suo massimo splendore tra la fine della repubblica e l'inizio dell'impero. Con Settimio Severo, Aecae si aprì alla penetrazione del cristianesimo.

Tra il III e il IV secolo venne eretta in diocesi. Incerta la cronotassi episcopale dei primi secoli. Fonti agiografiche e liturgiche attesterebbero l'esistenza tra il IV e VI secolo di tre vescovi santi: Marco, poi patrono di Bovino, Eleuterio e Secondino, patroni di Troia. Ormai certa è invece l'esistenza di Marcianus che partecipò ai concili di Roma del 501, 502, 504 e di Domnino destinatario di una lettera di Papa Pelagio (556-561). La tradizione attribuisce alla spedizione di Costante II in Italia del 663 la distruzione di Aecae.

Comune di Troia
http://www.comune.troia.fg.it/

Troia

Dall’VIII al XV secolo

Che cosa ne fu di Aecae a partire dalla distruzione nel VII secolo e nei successivi quattro secoli non è possibile stabilirlo per mancanza di fonti. È ipotizzabile però che la vita nella città non si spense mai del tutto se agli albori dell'XI secolo il suo territorio pullulava di casali, chiese e conventi che orbitavano intorno a due importanti monasteri (forse VII secolo), uno basiliano, l'altro benedettino tra loro collegati da una via detta “fra due terre”, oggi corso Umberto I. Accanto a questa città e come suo naturale ampliamento, nel 1019, il catapano Basilio Bojoannes ricostruì la città alla quale per ragioni ancora del tutto oscure, venne imposto il nome di Troia.

Dopo soli tre anni dalla sua fondazione, nel 1022, essa fu assediata dall'imperatore tedesco Enrico II, intenzionato a strappare il Mezzogiorno d'Italia al dominio di Bisanzio. La generosa resistenza della popolazione costrinse l'imperatore, dopo mesi di inutile assedio, a venire a patti con la città. Grazie alla mediazione di Papa Bendetto VIII, la resa fu vantaggiosa; unica condizione l'adozione del rito latino. In seguito alla “conversione” Troia venne eretta in diocesi ed ebbe in Oriano il suo primo vescovo. Rimasta alle dipendenze del potere poco più che nominale di Bisanzio, la città godette di fatto di una larga autonomia che difese strenuamente e progressivamente accrebbe con un'abile politica delle alleanze, strappando ai contendenti di turno donazioni, immunità e privilegi fino ad ottenere nel 1127 da Papa Onorio II una vera e propria “Charta Libertatum”.

Per questo prima si oppose ai Normanni combattendo contro Roberto il Guiscardo (1053), poi ne divenne fedele alleata. Artefice di tale politica fu l'episcopato: guida non solo spirituale della civitas troiana, esso si avvalse del prestigio che gli derivava dal dipendere direttamente da Roma per proiettarne i destini oltre gli angusti confini delle sue mura. E così in meno di 40 anni Troia ospitò ben 4 concili, tutti presieduti personalmente dal Papa: Urbano II nel 1093, Pasquale II nel 1115, Callisto II nel 1120, Onorio II nel 1127. Un suo vescovo, Gualtiero Paleario, ricoprì sotto Enrico VI la carica di Cancelliere del Regno di Sicilia, divenendo membro del Consiglio di reggenza durante la minorità di Federico II.

Della prosperità e dell'importanza raggiunte resta la testimonianza della Cattedrale i cui lavori iniziarono nel 1093 sotto il vescovo Girardo a conclusione del concilio di Urbano II, quando divenne evidente che la chiesa di S. Maria era inadeguata al nuovo ruolo che Troia andava assumendo. Interrotti ben presto a causa di un incendio e di altre avversità, i lavori ripresero sotto il vescovo Guglielmo II dopo che la traslazione da Tibera a Troia delle Reliquie dei Santi Eleuterio, Ponziano e Anastasio il 19 luglio 1105, rese urgente il completamento dell'edificio per accogliere il gran numero di pellegrini provenienti dalle regioni confinanti. I lavori terminarono nel 1119.

Nel 1139, dopo un'epica resistenza immortalata nel bronzo della porta minore di Oderisio, detta “della Libertà”, Troia venne sottomessa dal primo re di Sicilia, Ruggero II. La pacificazione col nuovo regno durò solo fino alla morte nel 1197 di Enrico VI: un sovrano che seppe ricompensare con molte elargizioni la fedeltà del popolo Troiano. Il conflitto riesplose violento sotto Federico II: l'intenzione dello svevo di dare vita ad uno stato laico, accentrato, moderno doveva inevitabilmente scontrarsi con la tradizione guelfa, autonomista, libertaria della civitas troiana. Per domarla Federico le contrappose Lucera e Foggia, ma senza risultati. E allora la espugnò, la rase al suolo e ne mise al bando gli abitanti (1229).

La popolazione rientrò in città solo dopo che Carlo d'Angiò, battuto Manfredi (1266), divenne il nuovo re di Sicilia. Nel 1322 fu costruita, accanto al Castello d'Oriente, la Chiesa di San Domenico o di San Girolamo. Possesso della regina Giovanna I (1306-1375), nel 1405 passò al conte Pierotto o Perrotto D'Andrea. Nel 1423 fu concessa a Muzio Attendolo Sforza, che divenne Conte di Treoia (1369-1442). Nel 1442 la Città capitola con l'assedio d'Alfonso d'Aragona (1396-1458) e, vent'anni dopo, aiuta Ferdinando I d'Aragona (1431-1470) a sconfiggere definitivamente gli Angioini in una battaglia immortalata sulle porte bronzee del Maschio Angioino.

Comune di Troia
http://www.comune.troia.fg.it/

Troia

Dall’XVI al XVIII secolo

Nel 1500, in seguito alla spartizione del Mezzogiorno sancita dal trattato di Granada, Troia passò con la Puglia e la Calabria sotto il dominio della Spagna. Il 13 febbraio 1503, nell'ambito degli scontri provocati da Francesi e Spagnoli per il possesso dell'intera Italia meridionale, a Barletta 13 cavalieri Italiani vinsero un'epica “disfida” contro 13 cavalieri Francesi. Tra gli eroi capitanati dal Fieramosca figurava un cittadino troiano: Ettore De Pazzis, soprannominato “Miale da Troia”.

Il 4 luglio 1521, per disposizione dell'imperatore Carlo V, la città fu venduta a Troyano Gavaniglia, conte di Montella, per 30.000 ducati, ma conservò gran parte delle franchigie e dei capitoli di libertà. Il Gavaniglia nel 1528 diede ricovero entro le mura della città ai soldati spagnoli inseguiti dai Francesi scesi nel Regno dopo il sacco di Roma (1527) per vendicare l'oltraggio subito dal Papa ad opera dei mercenari al soldo di Carlo V. Circondata dalle milizie francesi, la città si salvò perchè ben consigliati da Giampaolo Cossa, un oriundo schierato dalla parte avversa: i Troiani astutamente fecero fuggire nottetempo gli Spagnoli e aprirono le porte agli assediati che si limitarono perciò al solo saccheggio.

Per l'aiuto ricevuto, Carlo V le concesse molti privilegi e ne modificò lo stemma. Alla scrofa che allattava 7 porcellini sostituì 5 serpenti guizzanti da un'anfora d'oro sormontata da una corona, forse a perenne ricordo dell'astuzia dei suoi abitanti. All' avversità dei tempi il popolo troiano seppe tuttavia reagire attingendo, alle sorgenti della fede. Nel 1590 giunsero, infatti, i Fatebenefratelli che assunsero la cura dell'ospedale e introdussero il culto a San Giovanni di Dio, destinato ad incidere profondamente sulla religiosità popolare; nel 1605 le benedettine ebbero il nuovo monastero, voluto da Mons. Felice Siliceo nel cuore del paese, di fronte alla Cattedrale e nel 1616 i cappuccini si stabilirono in un'ala del diruto castello svevo ricavandone il monastero e la chiesa di San Bernardino, distrutti qualche decennio prima da un incendio doloso. Per inciso, al Concilio di Trento partecipò come legato pontificio, Gerolamo Seripando, un cardinale nato a Troia.

Dalla metà del XVII secolo alla fine del XVIII secolo furono principi di Troia i Marchesi d'Avalos del Vasto. Essi contribuirono alla rinascita della città cooperando con grandi figure di vescovi che si succedettero in quegli anni alla guida della Comunità ecclesiastica. Particolare menzione meritano: Mons. De Sangro (1676-1694) cui si deve il restauro della Cattedrale; Mons. Cavalieri (1694-1726) di cui è in corso la causa di beatificazione e che fu artefice del risveglio spirituale della città con la fondazione del Seminario e l'istituzione delle “Missioni”; Mons. Faccolli (1728-1752), che rivestì d'ornamenti barocchi la Cattedrale e ne fece ricostruire, dopo il terremoto del 1731, il braccio sinistro destinandolo a Cappella dei Santi Patroni; Mons. De Simone (1752-1777) cui si deve il braccio destro della Cattedrale (Cappella dell'Assunta), il campanile e il monumentale Palazzo Vescovile.

Comune di Troia
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Troia

Dall’XIX al XXI secolo

Con l'arrivo a Napoli (1734) di un despota illuminato come Carlo di Borbone, inizia anche per Troia una stagione di profondi sconvolgimenti. nel 1745 venne istituito il catasto e qualche anno dopo venne abolito il “Sedile di Nobiltà”: entrambi i provvedimenti infersero un duro colpo alla feudalità locale. Nel 1788, per ordine del re Ferdinando IV, 56 preziosi codici furono confiscati all'Archivio Capitolare e trasferiti a Napoli dove sono tuttora custoditi in una camera blindata della Biblioteca Nazionale con il nome di “Fondo Cavalieri”. Ciò nonostante i Troiani si schierarono col loro Re quando nel 1799 i giacobini napoletani proclamarono la Repubblica Partenopea: l'albero della libertà, simbolo della rivoluzione francese, piantato nella città venne sradicato e due medici rivoluzionari rimasero uccisi.

La restaurazione borbonica, seguita alla sconfitta di Napoleone a Waterloo (1815), segnò per Troia l'inizio di un lungo periodo di pace. In seguito all'epidemia colerica del 1835 venne riaperto infatti l'Ospedale di San Giovanni di Dio e affidato alle cure delle Suore di Carità (1840); per volere del vescovo Monforte furono istituiti un Monte dei Pegni e un Monte Frumentario, mentre per iniziativa del Comune fu istituito nei locali del monastero domenicano un orfanotrofio (1842), cui si aggiunsero con gli anni un convitto femminile e un asilo infantile (1902).

Furono questi anni tormentati anche per la comunità ecclesiale: il secolare conflitto tra il clero foggiano e la curia troiana assunse anche per una certa ambiguità nel comportamento del vescovo, toni talmente esasperati che il Papa Pio IX si vide costretto a sottrarre Foggia alla giurisdizione di Troia e ad erigerla in diocesi autonoma. Per la città fu un grave smacco. A confortarla fu inviata una santa figura di vescovo, il domenicano fra' Tommaso Passero che ridiede entusiasmo alla Comunità facendo eseguire lavori di restauro e di abbellimento della Cattedrale.

Nel 1860, dopo la spedizione garibaldina, con 1464 voti favorevoli e nessun contrario, Troia approvò l'annessione al regno d'Italia, ma all'indomani dell'unificazione, tra il ‘62 e il ‘63, partecipò al fenomeno del brigantaggio, divenendo teatro di violenze: tre furono le vittime. Tra di esse un sacerdote, Don Francesco Cibelli reo di essersi schierato dalla parte dei Savoia. Tuttavia, sotto il nuovo regno, la città progredì notevolmente. I beni ecclesiastici confiscati con le leggi del 1866-67 furono destinati a servizi di pubblica utilità: intorno alla chiesa di San Bernardino sorse l'attuale cimitero e dall'orto dei Cappuccini venne ricavata la villa comunale. Fu costruita la strada ferrata Foggia-Napoli, che ancora oggi passa per la frazione di Giardinetto a pochi chilometri dal paese e la nuova strada provinciale Troia-Foggia (1876).

Nel 1915 l'on. Salandra, da un anno alla guida del Governo, dichiarò guerra all'Austria, scaraventando l'Italia nel primo conflitto mondiale. Tra il 1940 e il 1970 in Troia aumentò considerevolmente il numero dei suoi abitanti per l'immigrazione proveniente dai Comuni del Preappennino dauno raggiungendo 11.650 abitanti nel 1956. Dopo 964 anni, nel 1986, la Diocesi di Troia e quella di Lucera furono soppresse e venne istituita una nuova diocesi denominata Lucera-Troia. Oggi è sede del Distretto Sanitario e comprende anche i comuni dell'ex distretto sanitario di Accadia.

Comune di Troia
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San Severo

San Severo oggi

Stemma del comune di San Severo
Stemma del comune di San Severo

San Severo è un comune italiano di 52.210 abitanti nella provincia di Foggia in Puglia. Dalla fine del Quattrocento al 1579 fu capoluogo di Capitanata. Centro di antiche tradizioni mercantili e agricole, oggi è essenzialmente dedito al terziario. Il comune, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, è considerato Città d'Arte.

Panorama di San Severo
Panorama di San Severo

Il nome della città deriva da quello del santo patrono, San Severino, titolare della chiesa intorno alla quale il castellum si è formato. L'agiotoponimo originario, Castellum Sancti Severini o semplicemente Sanctus Severinus, compare in sette documenti redatti tra l'1116 e il 1266. La forma Sanctus Severus, invece, è attestata la prima volta in un documento del 1134, peraltro noto esclusivamente in dubbia trascrizione moderna. In una pergamena del 1141 compaiono entrambe le forme, una all'inizio e l'altra alla fine della scrittura, segno dell'alternanza che a un certo punto innescò la mutazione del nome dell'abitato a favore di un toponimo diverso dal titolo della chiesa matrice.

Ciò nonostante il nome della città restò fluttuante per lungo tempo, tanto che San Severino, seppur sporadicamente, risulta in uso fino al XVII secolo. In alcuni documenti quattrocenteschi, inoltre, nell'intestazione in latino si legge la grafia originaria e nel testo in volgare quella derivata: questo fa ritenere che il cambiamento dell'antico agiotoponimo sia dovuto alla sincope, soppressione comune nel passaggio dal latino all'italiano: Sanctus SeverinusSanseverinusSansevero, tanto più che nessun santo di nome Severo risulta venerato in città prima della fine del Seicento. Non a caso, il toponimo ufficiale, pur ammettendosi le infrequenti varianti San Severo e S. Severo, fu sempre Sansevero, in forma univerbata.

Nel 1931 il comune, su richiesta del Ministero dell'interno, adottò ufficialmente la grafia San Severo, essendo quella riportata dal Dizionario dei Comuni del Regno compilato dall'Istituto Centrale di Statistica. Un caso analogo è quello di Sanremo. La scarsa o nulla resistenza all'inopportuno cambiamento ha fatto sì che la forma San Severo abbia preso piuttosto rapidamente il sopravvento, sicché oggi essa risulta impiegata quasi universalmente. Una curiosa eccezione è rappresentata da Trenitalia e dalla Società Autostrade, che indicano la città con la grafia S. Severo.

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San Severo [Internet].
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11 set 2019, 13:11 UTC [in data 2019 ott 6].
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