Prefazione

Su questa ricerca

Fin da bambino avevo sentito raccontare storie sulla mia famiglia, di quanto fosse antica, sia da parte di padre che da parte di madre, e di di come molti dei miei antenati avessero fatto cose straordinarie, come partecipare alle crociate o fare per la prima volta il giro attorno al mondo. Devo dire che sia mio padre che il sottoscritto, così come chi ci aveva preceduti, avevamo prestato ben poca attenzione a quelle che ritenevamo essere solo chiacchiere. In pratica, erano belle storie da raccontare, nulla di più. Poi un giorno successe qualcosa …

Fu mia sorella, Stefania, a dare inizio a tutto questo quando trovò un lettera scritta dal suocero, un Cardona-Albini, il quale stava facendo ricerche sulla sua famiglia. Durante queste ricerche, il nobiluomo si era imbattuto in un manoscritto di uno storico del ’700, Mons. Mario della Vipera, che menzionava la famiglia de Judicibus. Stefania copiò quel manoscritto e lo fece avere a mio padre, Danilo. Questi, incuriosito, iniziò a fare ricerche sui de Judicibus di Ventimiglia, dei quali non sapevamo assolutamente nulla. Dopotutto le nostre origini erano pugliesi, per la precisione molfettesi, per cui difficilmente avremmo potuto avere legami con un'antica famiglia ligure. Eppure c'erano quelle storie e nulla, fino a quel momento, ci aveva dato modo di pensare che si potessero riferire ai nostri antenati pugliesi. Così iniziò una lunga e minuziosa ricerca che ci rilevò che in effetti molti di quei racconti, tramandati di padre in figlio da generazioni, erano sostanzialmente veri. Magari alcuni dettagli risultarono essere un po' differenti ma un fondo di verità c'era in buona parte di quelle storie.

Uno dei maggiori problemi che presenta una ricerca genealogica è trovare indicazioni che siano attendibili. Il problema non è solo la mancanza di documentazione ma il fatto che spesso i documenti che si trovano riportano informazioni a loro volta tratte da altri documenti e in questa sorta di catena di sant'Antonio la storia cambia, i racconti si modificano, le date o i nomi sono spesso riportati in modo errato e si attribuiscono a determinati personaggi cose fatte da altri. Il tutto in buona o mala fede, perché spesso le informazioni sono tarate all'origine, dato che chi racconta lo fa magari per mettere in buona o cattiva luce quella famiglia o quel personaggio. Non tutti gli storici sono attendibili, specialmente quando parlano di argomenti secondari rispetto alla loro ricerca. Così quei racconti tramandati di padre in figlio nella nostra famiglia, hanno rappresentato in molti casi l'unico indizio su cui lavorare.

Chi scrive è cosciente di quanto inaccurate e poco attendibili possano essere a priori le tradizioni familiari e quindi è sempre molto cauto nel darle per buone, ma questi ultimi trent'anni di ricerche mi hanno dimostrato che in quelle storie c'è più verità di quanto mio padre e io pensassimo e quindi anche quelle non ancora dimostrate sono lì ad aspettare verifica.

Si racconta che la nostra famiglia sia di origine patrizia romana, una famiglia patrizia di secondaria importanza, forse originaria della liguria, forse no. Si racconta anche di un'origine bizantina, di come un nostro antenato fosse tesoriere dell'Imperatore di Bisanzio, scappato con la cassa durante un assedio o qualcosa del genere. Di tutto ciò ho solo indizi e collegamenti molto labili, quindi per ora restano solo storie. Si racconta tuttavia anche di un antenato che partecipò alle crociate, e quello l'abbiamo trovato, ovvero Ottone Iudicis. Di un altro che fece il giro del mondo con Ferdinando Magellano e Juan Sebastián Elcano, e anche quello lo abbiamo trovato, ovvero Martino de Judicibus. Di un'altro ancora che fu istitutore di un papa, e anche in questo caso abbiamo avuto un riscontro, ovvero Giovanni Battista de Judicibus de Finaria, precettore di Giuliano, nipote di Sisto IV, poi Papa con il nome di Giulio II.

Nel frattempo mio nonno materno, Filippo Giliberti, stava effettuando una simile ricerca sulla sua famiglia. Essendo loro nobili, per lui era tutto più semplice ma anche in questo caso, più si andava indietro nel tempo, più le notizie erano frammentarie e spesso inaffidabili. Iniziai a dargli una mano e quando lui morì decisi di continuare la sua opera mentre mio padre si dedicava principalmente alla nostra storia familiare. Ora che anche lui è morto, ho deciso di continuare le loro ricerche con l'aiuto di familiari, amici e conoscenti. Ad oggi ho potuto raccogliere informazioni su oltre un migliaio di personaggi, più centinaia di riferimenti a entrambe le famiglie. Non tutte le informazioni hanno lo stesso grado di attendibilità e alcune sono in contrasto l'una con l'altra, per cui non è facile capire come stiano davvero le cose. Spero che alla mia morte qualcuno si prenderà carico di questa ricerca perché è il genere di attività che non ha mai una fine. Ogni giorno spuntano fuori nuove informazioni, vengono trovati o digitalizzati nuovi manoscritti, vengono pubblicati tesi e saggi storici rilevanti per questa ricerca.

Mi auguro che questo lavoro, che ha richiesto anni di studi, migliaia di ore passate a leggere libri, manoscritti, atti notarili, regesti diociesiani, registri catastali e a studiare archivi fotografici e cartografici, non vada mai perduto.