Prefazione

Obiettivi e metodo

Iniziamo subito col dire che l'obiettivo di questa ricerca non è quello di dimostrare più o meno presunti “quarti di nobiltà” e neppure quello di ricostruire un albero genealogico completo delle due famiglie, per quanto sarebbe bello averlo. Per quanto riguarda la “questione nobiliare”, al di là del fatto che ormai l'avere un qualche titolo nobiliare oggi non abbia più alcun valore, non che le due famiglie non siano state depositarie di titoli di vario genere, ma l'obiettivo principale di questa ricerca resta quello di censire chiunque sia appartenuto ad esse, che fosse barone o semplice pellaio, principe, mercante o ciabattino. Anzi, identificare personaggi senza alcun titolo nobiliare richiede molto più impegno che integrare i vari alberi genalogici che personaggi illustri si sono attribuiti, a torto o a ragione. Vedremo che in effetti non sempre le ricerche effettuate in passato siano più attendibili di quelle che possiamo fare noi oggi.

In quanto alle genealogie, se da Napoleone in poi è possibile trovare abbastanza documenti anagrafici per ricostruire interi rami di un potenziale albero genealogico familiare, sperare di trovare qualcosa di più che frammenti di discendenza lunghi tre o quattro generazioni è alquanto improbabile, soprattutto per le diramazioni non nobiliari o con titoli di scarsa rilevanza. Se poi andiamo più in là dell'anno Mille, si può dire che è già molto poter affermare che un certo personaggio faccia o meno parte di una delle due famiglie.

Esistono due categorie di fonti per questo genere di ricerca: quelle primarie e quelle secondarie. Quelle primarie sono documenti antichi redatti dagli stessi personaggi oggetto di ricerca o da persone che li conoscevano. Atti notarili, regesti diociesiani, archivi catastali o anagrafici, lettere personali, epigrafi, iscrizioni in primis; romanzi, poesie, saggi scritti da autori appartenenti alle due famiglie oppure articoli di giornali, cataloghi, elenchi ufficiali, nomine e via dicendo, in secundis.

Poi ci sono i documenti di studiosi, ricercatori e storici che hanno studiato le fonti di cui sopra. Sono documenti importanti, perché spesso trattano fonti primarie ormai andate distrutte o non più reperibili, quindi rappresentano l'unico modo per avere traccia di determinati eventi o personaggi. Sono tuttavia meno affidabili per vari motivi. Intanto sono fonti “intermediate”, quindi potrebbero essere inesatte, riportare in modo incorretto citazioni o iscrizioni. Secondo, possono non essere attendibili, o perché in malafede o perché avevano lo scopo di osannare questo o quel personaggio e quindi di assegnare loro attributi, titoli o caratteristiche che in realtà non avevano. Un esempio è lo stemma dei de Judicibus di Molfetta, originato erroneamente da quello dei Del Giudice di Amalfi invece che da quello dei Del Giudice di Napoli originari di Ventimiglia.

Infine ci sono le tradizioni orali, i discorsi riportati, i racconti. Per quanto la loro attendibilità sia difficile da dimostrare, a volte sono l'unico indizio per indirizzare una ricerca. Spesso non portano da nessuna parte, a volte permettono di fare importanti scoperte.

Il metodo applicato è semplice. Si raccoglie tutto quello che potrebbe avere relazione con le due famiglie e quindi si cercano riscontri oggettivi che convalidino o meno tale appartenenza. In una seconda fase si cercano di ricostruire pezzi di albero genealogico e di raccordare fra loro personaggi appartenenti a vari rami (vedi la parte dedicata alla terminologia adottata, in questa prefazione).

Diciamo subito che il fatto che due personaggi abbiano lo stesso cognome non vuol dire nulla in merito all'appartenenza o meno alla stessa famiglia. E questo persino se stanno nella stessa città, come dimostrano i Del Giudice di Napoli di origine ventimigliese, spesso confusi con quelli di Napoli di origine amalfitana. Viceversa, varianti dello stesso cognome possono ritrovarsi in documenti diversi, attribuite persino allo stesso personaggio, come dimostra Giovanni Battista, a volte detto de Judicibus, a volte De’Giudici, a volte Giudici, a volte addirittura solo de Finaria.

Anche l'araldica può essere spesso fuorviante. Famiglie diverse possono avere stemmi simili o persino uguali, mentre personaggi della stessa famiglia possono essersi attribuiti stemmi diversi, soprattutto se cadetti o se facenti parte del clero. Lo stemma cardinalizio o papale, ad esempio, raramente riporta in toto lo stemma familiare e a volte se ne discosta significativamente. Viceversa il motto ha più possibilità di rimanere collegato alla stessa famiglia anche su un arco di diverse generazioni.

Il modo migliore per capire se due personaggi appartengano alla stessa famiglia è quando abitano nella stessa località se non nello stesso edificio o posseggono le stesse terre. Anche il fatto che facciano lo stesso mestiere o che abbiano lo stesso notaio, spesso aiuta. Analogamente, se un personaggio con lo stesso titolo o ruolo viene nominato in città diverse, è possibile che sia l'anello di raccordo fra diversi rami familiari. La certezza al cento per cento è difficile da ottenere, ma si possono fare ipotesi ragionevoli che poi sarà possibile verificare man mano che si va avanti nella ricerca. Nel frattempo si raccoglie tutto e non si scarta nulla a priori, anche se questo non vuol dire che quanto trovato possa essere considerato a tutti gli effetti un riscontro affidabile.