Data di nascita

14??

Periodo di riferimento

1490-1500

Data della morte

15??

Bartolomeo de Giudici accede alla scribania della curia episcopale nel 1490. Di lui non sappiamo altro.

…[omissis]…
Comunque anche per la Ventimiglia quattro-cinquecentesca il numero di notai è talmente alto che, nonostante la grande richiesta di atti, molti di loro per sopravvivere devono mettere a frutto le loro conoscenze giuridiche e letterarie alternando l’attività professionale con altre occupazioni quali l’arbitro, il causidico, il maestro di grammatica, il procuratore oppure accedono alla scribania della curia episcopale1 o civile.


1 Ricoprono tale carica: Bartolomeo de Giudici (1490); Luca Giraudi (1493); Odino Alberti di Briga (1498); Giovanni Ballauco (1502-1503); Agostino Gastaudi (1503); Antonio Porro e Francesco Porro (1505); Agostino Gastaudi (1510).

Fausto Amalberti,
«I più antichi notai di Ventimiglia.»,
2. Vita e lavoro del notaio,
Intemelion, n. 22 (2016),
pag. 12 e nota 14.

È possibile tuttavia che questo Bartolomeo sia lo stesso menzionato in un atto di quel periodo e dal quale risulta che gestisca una apotheca1, ovvero una farmacia, sulla centralissima platea Longua, la via più importante della Ventimiglia di allora, oggi via Garibaldi.

in platea Longua …[omissis]… in apotecha domus Secundini Matie in qua tenent pannos Bartholomeus de Iudicibus et Matheus Matia

Archivio di Stato di Genova,
«Notai ignoti»,
n. 355/4 c. 255 r.

Inoltre il 23 marzo 1500 Giovanni Aprosio riceve in commenda2, da Ludovico e Antonio Gibelli, Bartolomeo de Giudici, Matteo Massa e Marco Lucca di Ventimiglia, 112 scudi e 3 grossi da investire

causa negotiandi versus partes Proventie in grano et aliis rebus

Archivio di Stato di Genova,
«Notai ignoti»,
Bernardo Aprosio, n. 356/3, c. 20 v.


1 Le farmacie sono spesso nominate negli atti notarili dell'epoca perché spesso venivano rogati sulla strada davanti all’apotheca o all’interno della medesima ed i proprietari o gli avventori facevano da testimoni.
2 Contratto per cui una parte affida all’altra un capitale per commerciare, col patto di dividere il profitto secondo una proporzione convenuta.