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Regioni, città e paesi relativi alla famiglia o al ramo familiare qui trattato.

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Regione Campania
OggiRegione CampaniaLa Campania oggi
Napoli
OggiNapoliNapoli oggi
OriginiNapoliDalle origini all'epoca romana
MedioevoNapoliDal Ducato al periodo angioino
ModernaNapoliDagli Aragonesi al periodo borbonico
UnitàNapoliDal Regno d'Italia alla Repubblica
PalazzoNapoliPalazzo Cellamare
Regione Puglia
OggiRegione PugliaLa Puglia oggi
XI-XIILa Contea di PugliaXI e XII secolo
Cellamare
OggiCellamareCellamare oggi
StoriaCellamareDalle origini al Medioevo
Giovinazzo
OggiGiovinazzoGiovinazzo oggi
StoriaGiovinazzoDalle origini al XIX secolo
CastelloGiovinazzoCastello Caracciolo

Regione Campania

La Campania oggi

Stemma della Regione Campania
Stemma della Regione Campania

La Campania è bagnata ad ovest dal Mar Tirreno e confina a nord-ovest con il Lazio, a nord con il Molise, a nord-est con la Puglia e ad est con la Basilicata. Il capoluogo di regione è Napoli. Le altre provincie sono: Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.

Campania
Campania

La Campania ha 5.701.931 abitanti (2001) e ha la più alta densità di popolazione tra le regioni italiane oltre ad essere la seconda, dopo la Lombardia, per numero totale di abitanti. Per il 51% è collinare, per il 34% montuosa e per il 15% pianeggiante.

Napoli

Napoli oggi

Stemma del comune di Napoli
Stemma del comune di Napoli

Napoli è un comune italiano di 955.934 (2018), capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Campania. Terzo comune in Italia per popolazione, Napoli è tra le più popolose e densamente popolate aree metropolitane dell'Unione Europea.

Napoli - Panorama
Napoli - Panorama

Fondata dai Cumani nell'VIII secolo a.C., fu tra le città più importanti della Magna Græcia, grazie al rapporto privilegiato con Atene, ed esercitò una notevole influenza commerciale, culturale e religiosa sulle popolazioni italiche circostanti tanto da diventare sede della scuola epicurea di Filodemo di Gadara e Sirone. Dopo il crollo dell'Impero romano, nell'VIII secolo la città formò un ducato autonomo indipendente dall'Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni, fu capitale del Regno di Napoli; con la Restaurazione divenne capitale del Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone fino all'Unità d'Italia. Per motivi culturali, politici, storici e sociali è stata, dall'evo antico sino ai giorni nostri, una delle città cardine dell'Occidente.

Sede della Federico II, la più antica università statale d'Europa, ospita altresì l'Orientale, la più antica università di studi sinologici ed orientalistici del continente e la Nunziatella, una delle più antiche accademie militari al mondo, eletta patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo da parte dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo. Luogo d'origine della lingua napoletana, ha esercitato ed esercita un forte ruolo in numerosi campi del sapere, della cultura e dell'immaginario collettivo a livello nazionale ed internazionale.

Il Cristo Velato, Giuseppe Sanmartino, Museo Cappella Sansevero
Il Cristo Velato, Giuseppe Sanmartino, Museo Cappella Sansevero

Centro della filosofia naturalistica del rinascimento e centro illuminista di livello europeo, Napoli è stata a lungo un punto di riferimento globale per la musica classica e l'opera attraverso la scuola musicale napoletana, dando tra l'altro origine all'opera buffa. Città dall'imponente tradizione nel campo delle arti figurative, che affonda le proprie radici nell'età classica, ha dato luogo a movimenti architettonici e pittorici originali, quali il rinascimento napoletano e il barocco napoletano, il caravaggismo, la scuola di Posillipo ed il Liberty napoletano, nonché ad arti minori ma di rilevanza internazionale, quali la porcellana di Capodimonte ed il presepe napoletano. È all'origine di una forma distintiva di teatro, di una canzone di fama mondiale e di una peculiare tradizione culinaria che comprende alimenti che assumono il ruolo di icone globali, come la pizza napoletana, e l'arte dei suoi pizzaioli che è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio immateriale dell'umanità.

Nel 1995 il centro storico di Napoli è stato riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità, per i suoi eccezionali monumenti, che testimoniano la successione di culture del Mediterraneo e dell'Europa. Nel 1997 l'apparato vulcanico Somma-Vesuvio è stato eletto dalla stessa agenzia internazionale (con il vicino Miglio d'Oro, in cui ricadono anche i quartieri orientali della città) tra le riserve mondiali della biosfera.

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Napoli

Dalle origini all'epoca romana

Gli scavi archeologici sul territorio hanno dimostrato che il luogo esatto dove sorse la città, ovvero la collina di Pizzofalcone e l'area circostante, è stato frequentato e occupato quasi ininterrottamente dal Neolitico medio. Parthènope venne fondata dai Cumani nel terzo quarto dell'VIII secolo a.C., secondo la logica di una creazione di approdi e capisaldi nel golfo (epineion).

La città seppe prematuramente differenziarsi dalla città madre e assumere una posizione competitiva rispetto ad essa. Alla fine del VI secolo a.C., nell'ambito del clima di stasis vigente a Cuma per tutta la durata della parabola di Aristodemo, venne rifondata da oligarchi come Neapolis (nuova città). La “Nuova Città” venne concepita come una “seconda Cuma”: lo dimostra ad esempio la fedele ripresa dell'organizzazione in fratrie.

Sempre meno condizionata dalla Tirannide dei Dinomenidi a Siracusa, Neapolis seppe in breve tempo sia sostituirsi alla città madre nei commerci marittimi sia assumere il controllo sul golfo che da Golfo Cumano divenne Golfo Neapolitano. Grazie al rapporto privilegiato con l'Atene di Pericle, la città inaugurò il suo ruolo egemone nel mondo osco-campano ed “internazionale” nel Mediterraneo. Alla fine del V secolo a.C., per evitare devastazioni, si alleò con la popolazione osca, suscitando tuttavia l'ira di Cuma.

Nel 326 a.C. venne conquistata dai Romani, conservando però carattere e istituzioni greche fino alla conquista bizantina, tanto da poter essere definita «la metropoli dell’ellenismo d’occidente». In questo lungo periodo la città svolse vari ruoli, da potenza marittima — almeno fino alla distruzione ad opera di Silla — ad affermato centro culturale nel I secolo a.C. e nel I secolo d.C., e luogo e residenza degli Imperatori e del ricco patriziato romano che trascorreva qui le pause di governo.

A partire dal 2 d.C. e fino al III o IV secolo fu sede dei giochi isolimpici indetti in onore di Cesare Ottaviano Augusto per l'aiuto prestato alla città dopo un terremoto, che si svolgevano tra luglio e agosto ogni quattro anni, in concomitanza con i giochi a Olimipia in Grecia. A tal proposito venne edificato il tempio dei giochi Isolimpici, rinvenuto nel 2003, durante gli scavi per la stazione della Metropolitana di piazza Nicola Amore. Nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli si conserva un cippo pomeriale, proveniente dal territorio di Capua, in cui si legge la scritta “IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST”, ovvero “Per volere dell'imperatore Cesare fu fissato questo solco per dove passò l'aratro” che testimonia la volontà di rifondare la cesariana Colonia Iulia Felix da parte di Ottaviano, in ottemperanza alle decisioni del padre adottivo, ossia Gaio Giulio Cesare. Successivamente a Napoli l'antico culto pagano di Cesare Augusto fu sostituito da San Cesario diacono e martire di Terracina, il santo scelto per il suo nome ad annunciare il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari.

Nel 79 la città venne danneggiata dalla terribile eruzione pliniana che distrusse Pompei ed Ercolano, che in effetti era un suo suburbio. Con il termine dell'età antica e l'incalzare delle invasioni barbariche, la città si chiuse nelle sue mura. Le zone un tempo meta dell'aristocrazia romana caddero preda delle razzie e dell'incuria. Nel 476 l'ultimo imperatore romano d'occidente Romolo Augusto fu imprigionato nel Castel dell'Ovo, al tempo villa romana fortificata.

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Napoli

Dal Ducato al periodo angioino

Nel 536 Napoli fu conquistata dai bizantini durante la guerra gotica e rimase saldamente in mano all'impero anche durante la susseguente invasione longobarda, divenendo in seguito ducato autonomo. Il primo duca, secondo la tradizione, sarebbe stato Basilio, nominato nel 660-61 dall'Imperatore bizantino Costante II, anche se è probabile che egli fosse stato preceduto da altre persone con stesse mansioni, le quali erano comunque espressione delle cosiddette ”famiglie magnatizie“ cittadine. La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati longobardi vicini e i corsari musulmani, genericamente definiti Saraceni, provenienti per lo più dal Nordafrica o dalla Sicilia, che era stata conquistata dagli Aghlabidi a partire dall'827. Celebre è a tal proposito la battaglia navale di Ostia dell'849.

In realtà l'avversione tra cristianesimo e islam trovò nel meridione italico ampi spazi di convergenza in nome della politica e dei comuni interessi commerciali. Questi ultimi determinarono di fatto una sostanziale amicizia tra Napoli ed il mondo musulmano, tanto che si verificò il disinvolto impiego da parte napoletana, ma campana in genere, dovendosi comprendere in questo discorso anche Amalfi, di mercenari, per lo più assoldati nell'insediamento del Traetto (in arabo ribāṭ). Prolungato artefice di questa politica fu il vescovo di Napoli e duca Attanasio II, a dispetto della scomunica inflittagli da papa Giovanni VIII.

Il X secolo fu caratterizzato da una politica di neutralità, che mirò a tener fuori Napoli dai giochi che si svolgevano intorno a lei. Da ciò trassero giovamento sia l'economia, che la cultura, consentendo da un lato lo sviluppo delle industrie tessili e della lavorazione del ferro; dall'altro, un proficuo scambio di materiale letterario e storico — sia religioso sia profano, sia greco sia latino — tra la città e Costantinopoli, da cui provenne ad esempio il greco Romanzo di Alessandro.

Lo sviluppo del movimento iconoclasta da parte di Leone III l'Isaurico, e la conseguente disputa teologica tra quest'ultimo e Papa Gregorio II, ebbe come conseguenza il passaggio formale delle diocesi dell'Italia bizantina sotto l'autorità del patriarcato di Costantinopoli. Nei fatti, tuttavia, la disposizione di Leone III rimase inapplicata, e Napoli restò fedele all'autorità del Papa. Come ricompensa per la posizione assunta nella disputa, la città fu elevata al rango di provincia ecclesiastica intorno al 990, e Sergio II ne fu il primo arcivescovo.

Nel 1030 il duca Sergio IV donò la contea di Aversa alla banda di mercenari normanni di Rainulfo Drengot, che lo avevano affiancato nell'ennesima guerra contro il principato di Capua, creando così il primo ”ufficiale“ insediamento normanno nell'Italia meridionale. Dalla base di Aversa i normanni acquisirono una propria struttura sociale ed organizzativa e nel volgere di un secolo furono in grado di sottomettere tutto il meridione d'Italia, dando vita al Regno di Sicilia.

[N.d.A.] Questo è il periodo in cui nasce la famiglia di mia madre, ovvero i Giliberti, il cui capostipite è Gilbert Drengot.

Nel 1139 i normanni di Ruggero II d'Altavilla conquistarono la città, ponendo fine al ducato: Napoli entrò così a far parte del territorio del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale Palermo; ciononostante la città, acquistati oltretutto sin dal VI secolo i connotati di un centro di spessore, conservò la sede dell'arcidiocesi.

Passato il Regno di Sicilia in mano sveva sotto gli Hohenstaufen, Napoli fu compresa nel giustizierato di Terra di Lavoro. Federico II di Svevia preferì sempre come sua residenza Palermo così come anche Castel del Monte in Puglia, ma a Napoli decise di istituire l'Università da cui trarre le magistrature per il governo del suo reame. Essa, il più antico istituto europeo del suo genere, fu concepita come scuola indipendente dal potere papale.

Napoli divenne parte del regno angioino in seguito alle vittorie di Carlo I d'Angiò su Manfredi di Svevia nel 1266 a Benevento; e su Corradino di Svevia a Tagliacozzo nel 1268. Sotto il regno di Carlo II d'Angiò, furono istituiti formalmente i Sedili, organi amministrativi ripartiti per aree della città. Essi traevano la propria origine dalla fratrie dell'epoca greca e dalla Magna cura Regis e sarebbero rimasti in piedi fino al XIX secolo.

In seguito alla rivolta scoppiata in Sicilia nel 1282, ovvero quella dei Vespri siciliani, causati anche dallo spostamento ufficiale della capitale da Palermo a Napoli, e il passaggio dell'isola al dominio aragonese, Napoli, divenne la capitale del Regno di Napoli. Succede a Carlo d'Angiò il figlio Carlo II ed in seguito il nipote, Roberto d'Angiò, detto ”il Saggio“, che fa di Napoli un centro culturale fra i più vivaci dell'Europa e del Mediterraneo. A questo periodo risalgono i soggiorni in città di Francesco Petrarca, Simone Martini, Giotto, che vi fonderà una scuola pittorica giottesca fra le più importanti d'Italia, e di Boccaccio, che nella basilica di San Lorenzo Maggiore conoscerà Fiammetta, ovvero Maria d'Aquino ed in seguito rimpiangerà i piacevoli anni trascorsi alla corte napoletana. Succederà al re Roberto, la nipote Giovanna I di Napoli nel 1343 e poi sarà il momento dei d'Angiò di Durazzo nel 1382 con Carlo di Durazzo, Ladislao I di Napoli e Giovanna II di Napoli.

L'ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di Ladislao I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione politica d'Italia, agli inizi del XV secolo.

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Napoli

Dagli Aragonesi al periodo borbonico

Nel 1442 anche Napoli cambiò di mano, diventando possedimento aragonese. Il sovrano Alfonso il Magnanimo (1442-1458) privilegiò la città, spostando la capitale dell'Impero da Barcellona a Napoli. Nonostante alcuni episodi di insofferenza come la Congiura dei Baroni, il regno di Alfonso fu caratterizzato dall'ampliamento della città, la cui popolazione crebbe notevolmente fino a renderla di lì a poco la città più popolosa dell'Occidente cristiano. In questo periodo furono anche costruiti importanti monumenti cittadini, come l'Arco del Maschio Angioino, iniziativa che diede origine al cosiddetto “Clima dell'Arco”, Palazzo Filomarino, Porta Capuana, Palazzo Como. Anche il clima culturale conobbe un notevole incremento, grazie al grande impulso dato da Alfonso alla biblioteca cittadina ed alla fondazione dell'Accademia Pontaniana. Le grandi somme profuse nella promozione della cultura diedero impulso ad un fiorire di attività, che resero Napoli protagonista dell'umanesimo e del Rinascimento.

A partire dal 1501, in conseguenza delle Guerre d'Italia, Napoli perse la sua indipendenza. Dopo la breve apparizione di Carlo VIII e la nuova occupazione francese, nel maggio del 1503 passò sotto la dominazione spagnola, e per oltre due secoli il regno fu governato da un viceré per conto di Madrid. Il lungo dominio spagnolo viene generalmente considerato dalla storiografia, specie di stampo crociano, un periodo oscuro e di regresso. In effetti però, la città in questo periodo non cadrà mai in una condizione provinciale, anzi, continuerà la sua ascesa in campo politico, demografico, culturale, economico tanto da divenire uno dei massimi centri dell'Impero. Esso lasciò tracce oltremodo profonde sia nella lingua napoletana, che soprattutto nell'assetto urbanistico della città con la costruzione di via Toledo ed i Quartieri Spagnoli.

Napoli in questo periodo storico dovette vedersela con le scorrerie turche che arrivarono a depredare il borgo di Chiaia, con una terribile pestilenza, con una grande calamità naturale e con numerose sollevazioni popolari: ora dovute ai tentativi inquisitori, ora alle pressioni fiscali, la più famosa ed ardimentosa delle quali è quella che vide protagonista il popolano Masaniello. Nel corso della guerra di successione spagnola l'Austria conquistò Napoli (1707), ma la tenne per pochi anni, fino al 1734, anno in cui il regno fu occupato da Carlo di Borbone, che vi ricostituì uno Stato indipendente che comprendeva tutto il sud Italia e la Sicilia.

Sotto Carlo III di Borbone, la città sancì definitivamente il suo ruolo di grande capitale europea, soprattutto con una serie di grandi iniziative urbanistiche ed architettoniche; inoltre si affermò come grande centro illuminista.

Con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, Napoli vide prima la nascita di una repubblica giacobina e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel 1806 fu nuovamente conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e in seguito a Gioacchino Murat, che tentò invano di unificare prematuramente la penisola italiana. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.

Il 1820 in Europa fu l'anno delle agitazioni contro l'assolutismo monarchico, e a Napoli queste si manifestarono nella rivolta capitanata dal generale Guglielmo Pepe. Intimorito da queste nuove difficoltà, Ferdinando acquisì un comportamento ambiguo, elargendo dapprima la Costituzione, e chiedendo poi l'aiuto austriaco, per poterla ritirare e reprimere l'opposizione. Tale atteggiamento si ripeté nei moti del 1848 quando, dopo l'ennesima insurrezione, Ferdinando II concesse una carta costituzionale, per poi sciogliere il Parlamento e reprimere la rivolta nel sangue, ripristinando l'assolutismo. Altresì, in questo periodo la città vide numerosi impulsi in molti settori.

Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu oggetto della spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi e successivamente invaso dal Regno di Sardegna. Francesco II di Borbone fu costretto ad abbandonare Napoli ripiegando a Gaeta insieme a parte dell'esercito borbonico per “garantirla dalle rovine e dalla guerra ... risparmiare a questa Patria carissima gli orrori dei disordini interni e i disastri della guerra civile”, e fu tentata una prima difesa con la battaglia del Volturno e quindi con l'assedio di Gaeta. A seguito della sconfitta delle truppe borboniche, Napoli fu annessa al Regno d'Italia.

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Napoli

Dal Regno d'Italia alla Repubblica

Nel 1864 il Regno d'Italia fu forzato dalla Convenzione di settembre con il Secondo Impero francese di Napoleone III a spostare la capitale del Regno da Torino. Tra i motivi dello spostamento vi furono quelli militari: Napoli venne ritenuta la favorita assieme a Firenze; la prima, infatti, era “protetta” dall'Appennino, la seconda dal Mar Tirreno. La città partenopea, per ragioni politiche, venne considerata dalla maggioranza del gabinetto una candidata particolarmente adatta, ma non ottenne l'appoggio del re che ritenne Firenze una città più consona ad un ruolo di capitale temporanea, scelta confermata dal comitato di cinque generali chiamato a decidere, in quanto Napoli non sarebbe stata sufficientemente difendibile con la flotta italiana che non era ai livelli di quella francese o inglese.

A causa dell'unificazione italiana la città piombò in una profonda crisi: le strutture di governo statale furono smantellate e le attività industriali andarono in rovina o furono trasferite o fortemente ridimensionate, come nel caso delle officine di Pietrarsa. Con l'Unità d'Italia venne unificato anche il debito pregresso, dunque i fondi del Banco delle Due Sicilie vennero incamerati dal nuovo Stato italiano, concorrendo a costituire il capitale liquido statale. Il nuovo sistema fiscale nazionale, ereditato da quello piemontese, comportò un aumento delle tasse, gravando ulteriormente sulla città con conseguente crisi sociale ed industriale.

La povertà dei quartieri popolari, iconicamente descritti da Matilde Serao ne Il ventre di Napoli, fu all'origine, a fine secolo XIX, di una profonda trasformazione urbanistica. In questo periodo furono demoliti numerosi fabbricati e monumenti, costruiti nuovi quartieri, edifici ed aperte le arterie di via Duomo e del Rettifilo. Questo periodo fu oltremodo teatro della nascita di numerosi Café-concert e di un vivace ambiente culturale e sociale.

L'11 marzo 1918 nel corso del primo conflitto mondiale, pur trovandosi molto distante dalla zona di conflitto, la città fu bombardata dal dirigibile tedesco L.58 o LZ 104 partito da una base bulgara, causando 16 vittime tra la popolazione civile. Nei primi anni venti del XX secolo, Napoli fu sede di uno dei più importanti Fasci di Combattimento italiani, ad opera in particolare di Aurelio Padovani, Raffaele Tarantini, Domenico Miranda, Luigi Ricci, Alberto Navarra, e Nicola Sansanelli. Il 24 ottobre 1922 la città fu teatro della grande adunanza di camicie Nere che fu l'atto preparatorio della Marcia su Roma.

Data la sua funzione di capoliena per la Libia italiana Napoli fu, durante la seconda guerra mondiale, la città italiana che subì il numero maggiore di bombardamenti, con circa 200 raid aerei, tra ricognizioni e bombardamenti, e con un numero di morti stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. Dopo la resa del Regno d'Italia agli Alleati, avvenuta l'8 settembre 1943, Napoli fu teatro di una storica insurrezione popolare nota come le quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) che, coronata dal successo, diede impulso alla Resistenza italiana dei partigiani contro i nazifascisti.

Durante il secondo dopoguerra, vi fu il referendum per decidere tra monarchia e repubblica, e nella circoscrizione di Napoli ben 904.000 furono a favore della prima. Pochi giorni dopo, fu Enrico De Nicola, napoletano, ad essere eletto primo presidente della Repubblica.

Negli anni 50, nel pieno di quel fenomeno politico-sociale detto laurismo, nacque la grande speculazione edilizia che fu simbolicamente descritta nel film Le mani sulla città di Francesco Rosi. La città in questo periodo si espanse in tutte le direzioni, creando quelle che oggi sono le sue sterminate periferie. Nello stesso periodo la città, che andava riprendendosi lentamente dagli scempi del secondo conflitto, vide nascere un'attività cinematrografica molto intensa, sia a livello nazionale che internazionale.

Il terremoto dell'Irpinia del 1980 fece sentire i suoi effetti anche a Napoli: nella zona orientale crollò un palazzo mal costruito causando la morte di 52 persone ed il settore turismo subì un'ulteriore flessione. Da una situazione economica e sociale così difficile, fu la camorra a proliferare. Nel 1994 la città ospitò il G7 e la conferenza mondiale dell'ONU per la lotta contro la criminalità organizzata, iniziando così un periodo di relativa rinascita. Nel 1995, dopo circa dieci anni di cantieri, venne completato il Centro Direzionale di Napoli, il primo cluster di grattacieli dell'Europa meridionale. Gli anni successivi vedranno la città divenire sede della Apple Developer Academy (2016) e della XXX Universiade, inaugurata il 3 luglio 2019, dopo la rinuncia della capitale brasiliana.

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Napoli

Palazzo Cellamare

Il palazzo Cellamare di Napoli ha avuto vari proprietari: i Carafa dei principi di Stigliano, i Guzman dei duca di Medina, i Giudice dei principi di Cellamare e gli Imperiali dei principi di Francavilla.

Palazzo Cellamare - Veduta esterna
Palazzo Cellamare - Veduta esterna

…si accoglieva specialmente il fiore dei forestieri, che capitavano a Napoli, in quei tempi nei quali il viaggio in Italia e il soggiorno a Napoli erano venuti di moda.

Benedetto Croce,
«Napoli Nobilissima»,
1901, pag. 164

Palazzo Cellamare - Veduta interna
Palazzo Cellamare - Veduta interna

Regione Puglia

La Puglia oggi

Stemma della Regione Puglia
Stemma della Regione Puglia

La Puglia è la regione più a oriente d'Italia, è bagnata a nord-est dal Mar Adriatico e a sud dal Mar Ionio, confina a sud-sudovest con la Basilicata, a ovest-sudovest con la Campania e ad ovest con il Molise. La Puglia è divisa in cinque province: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce. Bari è il capoluogo di regione. Nel giugno del 2004 è stata istituita una sesta provincia, quella di Barletta-Andria-Trani, detta anche «dell'Ofanto».

Puglia
Puglia

Popolosa regione dell'Italia meridionale (19.357 km² e 4.049.372 ab.), la Puglia è seconda solo al Veneto per l'estensione delle aree pianeggianti: 53% del territorio contro il 56% del Veneto. I centri abitati accolgono il 97% dei residenti, mentre solo il 3% è distribuito in nuclei e case sparse sul territorio.

La Contea di Puglia

XI e XII secolo

Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV. La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059. La nuova contea era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, a eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni e assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo e Gilbert Quarrel Drengot.

La Contea di Puglia
La Contea di Puglia

Cellamare

Cellamare oggi

Stemma del comune di Cellamare
Stemma del comune di Cellamare

Cellamare è un comune italiano di 5.775 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia. Vi si conserva il vecchio castello baronale di origine medievale (XIII sec.) ma ricostruito e riadattato da fortezza militare a residenza signorile nel XVI sec. Nelle campagne, sulla via per Rutigliano, si conserva un menhir di imprecisata datazione.

Panorama di Cellamare
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Cellamare

Dalle origini al Medioevo

Nel territorio di Cellamare non vi sono tracce di insediamenti risalenti all'età della pietra. Solo verso il XV secolo a.C., nell'età del bronzo, la vita si affaccia nella zona detta Cocevole, ad un paio di chilometri dal paese, sulla via vecchia per Casamassima. È qui che si sviluppò il primo insediamento nell'area dell'odierna Cellamare.

Dai numerosi reperti ritrovati nella zona è facile dedurre che si trattò di un insediamento di eccezionale importanza e che occupò una grande area di territorio. La posizione favorevole derivava dal fatto che l'avvallamento che oggi si osserva era un importante via canale, ovvero un solco torrentizio, che partiva da Monte Sannace, presso Gioia del Colle, proseguendo in direzione della vicina Cellamare e di Azetium, che si trovava tra Noicattaro e Rutigliano, e passando dinanzi alla chiesetta rurale dell'Annunziata, nel territorio di Rutigliano, sfociava nell'Adriatico dove oggi è la baia di San Giorgio a sud di Bari.

Le attività praticate erano la pastorizia e l'agricoltura. La maggior parte dei reperti, riportati in superficie durante i lavori di trasformazione delle colture, è andata persa. Non sono pochi i contadini, i più anziani, che possono testimoniare che gli aratri meccanici hanno fatto riaffiorare decine di lastroni calcarei, cocci, anse ed oggetti di pietra. Nella stessa zona si trovano, come dicono i contadini, i “paretoni”. Si tratta delle “muragge”, ossia muri formati di pietre, poste le une sulle altre con bravura e perizia, senza malta, a secco.

Diversi storici ritengono si tratti di monumenti sepolcrali, i “dolmen”. Esistono tre principali tipi di dolmen: il primo è costituito da una galleria con lastroni di pietra laterali, sormontati da altri lastroni, poi coperti da un cumulo di pietrame a forma ellittica; il secondo consiste in un sarcofago in pietra, ricoperto come il precedente da pietrame a forma ellittica; il terzo, più modesto, consta di un piccolo sarcofago monolitico coperto da un minuscolo cumulo di pietre. Quest'ultimo tipo è quello presente nel territorio di Cellamare, in agro Cocevole.

Le origini di Cellamare si fanno risalire al secolo XI; l'unico documento attendibile in tal senso può essere considerato uno statuto delle città e delle terre appartenenti all'Arcidiocesi di Bari, compilato nel 1171 dall'arcivescovo Rainaldo nel quale per la prima volta si cita una località di nome Cellamare o Cellamarii.

Alcuni storici sono invece concordi nel segnalare l'esistenza di questo sito o villaggio di pastori e contadini in concomitanza con le escursioni saracene. Si racconta infatti che nel 988 i Saraceni attuarono una delle più feroci incursioni nel territorio intorno a Bari, depredando le popolazioni ed incendiando le loro abitazioni. Dopo aver distrutto Ceglie e Valenzano si trasferirono nel territorio di Capurso, ma qui furono respinti ed uccisi dai capursesi e cellamaresi. La zona ancora oggi viene chiamata Massaracina per ricordare il massacro dei saraceni.

In quanto al toponimo “Cellamare” gli storici rimandano all'episodio riguardante l'arcivescovo di Bari Giovanni V, che a seguito della distruzione di Bari perpetrata dal sovrano normanno Guglielmo il Malo si rifugiò col suo seguito nel territorio che da allora mutò il nome da Cella Amoris in Cella Amaris per sottolineare il dolore degli esuli.

Si ignora come e quando Cellamare si tramutò in feudo. Il primo signore di cui si hanno notizie è Roberto Venato. Gli successe il fratello Galeotto Venato, morto nel 1294. Con la sua scomparsa il feudo di Cellamare passò al Regio Fisco, cioè allo Stato per mancanza di eredi. Trasformatosi nuovamente in feudo nel 1407, Cellamare fu appannaggio di diverse famiglie (Sandionigi, Di Sangro, Marra, Giudice Caracciolo), fino a quando con l'avvento di Murat passò al regno di Napoli.

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Giovinazzo

Giovinazzo oggi

Stemma del comune di Giovinazzo
Stemma del comune di Giovinazzo

Giovinazzo è una città italiana di 20.376 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.

Panorama di Giovinazzo
Panorama di Giovinazzo

Giovinazzo

Dalle origini al XIX secolo

Molto si è discusso sulle sue origini, ma è certo che esistesse già nel IV sec. a.C. Una leggenda vuole che sia stato Perseo, figlio di Giove, a fondare Jovis natio. Giovinazzo è presente nella Tabula Peutingeriana con il nome di Natiolum, un piccolo centro in età romana, forse sorto sulle rovine della Netium peuceta rasa al suolo durante le guerre puniche. Per tutto il primo millennio fu solo un villaggio di pescatori, marinai e commercianti. Fu sede di un gastaldato longobardo dalla conquista longobarda nel VII secolo fino al ritorno dei bizantini al Mezzogiorno nel X-XI secolo. Fu contesa fra longobardi e bizantini fino alla conquista normanna diventando un importante castrum normanno sotto il regno di Roberto il Guiscardo.

Nel 1257 Manfredi la donò al parente Giordano Lancia. In seguito passò sotto la signoria degli Aragona (dal 1369 al 1461). Passata sotto il dominio spagnolo, Carlo V la vendette a Ferdinando di Capua, duca di Termoli. Passata ai Gonzaga, fu venduta a Nicolò Giudice Caracciolo, principe di Cellamare nel 1651. I principi Giudice Caracciolo furono gli ultimi padroni di Giovinazzo e Terlizzi fino a quando, morta nel 1770 l'ultima erede, donna Eleonora Giudice, il feudo di Giovinazzo e Terlizzi fu devoluto alla Regia Corte e in seguito a Francesco I di Borbone re di Napoli, fino all'abolizione nel 1806 della feudalità.

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Giovinazzo

Castello Caracciolo

I Giudice Caracciolo possedevano, a Giovinazzo, un castello. Nel 1631, infatti, i Del Giudice diventano principi di Cellamare e si insediano nel palazzo trasformandolo, come faranno alla fine del secolo a Napoli con il palazzo dei Carafa di Stigliano a Chiaia.

Castello Caracciolo, Giovinazzo (BA)
Castello Caracciolo, Giovinazzo (BA)

L'edificio è a pianta quadrangolare, con la zona basamentale a bugnato rustico delimitata da un cordolo, interrotto in facciata dal portale centrale a tutto sesto, con l'arma dei Giudice-Caracciolo al centro. L'androne ha la volta a botte unghiata ed è concluso all'interno da un basso arcone con un frammento scultoreo al centro, appartenente, probabilmente, ad una figura panneggiata e databile, con inevitabile approssimazione, tra il XIII e XIV secolo. Nel cortile centrale, con archi tompagnati, si affacciano i locali da lavoro, il frantoio, il mulino, le cantine, le stalle, l'antico accesso alla torre ed un piccolo ambiente sopraelevato con muratura a vista con archetti pensili. Il grande locale attiguo alla torre, a pian terreno e voltato a botte, dovrebbe appartenere al nucleo più antico del palazzo, per la presenza delle stesse finestre della torre, strette e lunghe, lievemente strombate.

R. Bianco,
«Relazione storico-critica relativa al progetto di restauro
e recupero funzionale del palazzo Giudice-Caracciolo»,
1985

Sopra il portale d'ingresso del castello è posto lo stemma dei Giudice Caracciolo del XVI secolo, poi appunto diventati Duchi di Giovinazzo. Da notare alla base dello stemma il mascherone atropopaico che fa la linguaccia e che serviva a scacciare gli spiriti e la sfortuna.

Stemma sul portale del Castello Caracciolo, Giovinazzo (BA)
Stemma sul portale del Castello Caracciolo, Giovinazzo (BA)