Introduzione

Il ramo ligure

Iudex, de Iudicibus, Giudice, de’Giudici

Gli Iudex/de Iudicibus (Giudice/de’Giudici) arrivano a Genova da Ventimiglia già verso l'XI secolo. Inoltre li troviamo a Savona, Diano Castello, Finale Ligure, Rapallo e in altre località interne alla costa. Tutti sono di origine ventimigliese, ma ovviamente il ramo genovese presto prevale grazie anche la fatto che i Giudice si trovano spesso ad assumere riuoli di rilievo nella Repubblica di Genova.

I Giudice genovesi non erano nobili bensì soprattutto mercanti, per cui li troviamo anche a Pera e Chios. Possedevano navi e terre e facevano commercio con le “Indie”.

Da uno dei sottorami dei Giudice genovesi deriva, con Marc’Antonio, il ramo napoletano dei Del Giudice, poi estintosi nel 1770 con il passaggio dei beni e titoli ai Giudice Caracciolo.

Questa sezione riporta i personaggi vissuti a Genova, Savona e Rapallo. Quelli vissuti a Ventimiglia e quelli che si trasferirono a Finale Ligure sono riportati nella sezione Ventimiglia, mentre quelli vissuti a Diano Castello sono riportati nella sezione omonima.

Lo status sociale

Alessandro Franchi-Verney della Valletta, Segretario della Regia Deputazione di Storia Patria, riporta le seguenti famiglie nobili fra quelle titolate della Monarchia di Savoia:

Giudice, da Genova
Giudici di Diano, a Genova
Giudici, da Garresio
Giudici, da Nizza, consignori di Castelnuovo
Giudici, in Genova

Alessandro Franchi-Verney della Valletta
«Armerista delle famiglie nobili e titolate della Monarchia di Savoia»
(Savoia, Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Contea di Nizza, Sardegna)
Editore Fratelli Bocca,
Roma - Torino - Firenze (1873)

Di queste, sicuramente quelle di Genova, Diano e Nizza appartengono al casato dei de Judicibus. Non è chiaro invece se quella di Garresio (CN) possa avere alcuna relazione col suddetto casato. Di sicuro lo stemma è abbastanza differente, sebbene abbia anch'esso tre gigli.

Gli Alberghi

Calvi, Doria, Usodimare

Gli Alberghi sono stati un'istituzione tipicamente genovese, della repubblica, e avevano lo scopo di conciliare vertenze e liti tra quanti ne facevano parte, aiutarne materialmente i membri, difenderli da chiunque si muovesse ad offenderli, perpetuarne il nome e la tradizione, sempre nel superiore interesse della città e della repubblica. In pratica si trattava di aggregare famiglie in lotta fra loro in modo da formarne una sola. In genere le famiglie che entravano in un Albergo, assumevano il cognome dell'Albergo, che spesso coincideva con quello della famiglia più potente. Il cognome originario poteva essere mantenuto accanto a quello dell'Albergo di appartenenza dando vita così ad illustri dinastie come appunto i Giudice Calvi.

Si ignora il numero esatto degli Alberghi: nell'età comunale erano originariamente oltre 100, ma una nota dell'anno 1414 ne elencava solo 74. Il numero continuò a ridursi per aggregazioni successive scendendo a 40 nel 1450 e a 31 nel 1500.

Cesare Cattaneo Mallone di Novi,
«I Politici del medioevo genovese»,
Genova 1987 pp. 42-43 e 54-56

Dopo la rivolta antifrancese del 1528 promossa da Andrea Doria ed appoggiata dalla Spagna di Carlo V, l'istituto acquistò un nuovo significato, diventando il cardine dell'organizzazione politica della repubblica oligarchica. Le famiglie dotate di diritti politici furono raggruppate in 28 Alberghi, stabilendo che soltanto le famiglie che risalivano all'età feudale e consolare potevano dare il proprio nome a un albergo. Gli alberghi doriani non furono, dunque, aggregazioni volontarie, ma divisioni politiche di diritto pubblico. Il 10 marzo 1576 nella chiesa di S. Croce in Genova vennero pubblicate le nuove leggi della Repubblica, che abolirono l'istituto degli Alberghi, e le famiglie nobili ripresero il loro cognome originale, utilizzandolo anche per iscriversi nel Libro d'oro della nobiltà, ovvero al Liber aureus nobilitatis Janue già voluto da Andrea Doria nel 1528.

Tre sono le famiglie alle quali i Giudici furono albergati: i Calvi, i Doria e gli Usodimare (vedi 1528 De Giudici).