· G · e · n · e · a · l · o · g · i · a ·

1430 1430-1473/5 1473/5

Cosa si sa

Nata a Troia nel 1430, Colia de Judicibus era figlia putativa del Nobile Giovanni de'Giudici, notabile di Troia, e di Ippolita N. In realtà Colia era figlia naturale di Re Alfonso V d'Aragona, del quale Ippolita era l'amante.

Colia de Judicibus, filia Nobilis Johannis et Ippolitae, fosrtasse filia notha Regis Alphonsi.

Nel 1445 Colia sposò a Troia il Conte Emanuele Appiani (*Pisa 1380 ca., +Piombino 15.II.1457), Signore di Piombino, Conte Palatino del Sacro Romano Impero, il quale si era rifugiato in Capitanata dopo che la cognata Paola Colonna si era impadronita di Piombino. Emanuele si era lì rifugiato con i figli naturali Jacopo1, che gli successe negli stati, e Vittorio, poi Vescovo di Gravina, i quali furono legati al Regno di Napoli il primo per ragioni militari, il secondo ecclesiastiche.

Pompeo Litta, "Famiglie celebri italiane", Milano 1819/1883, Napoli 1902/1907
Jacob Wilhelm Imhoff, "Genealogiae viginti illustrium in Italia familiarum", Amsterdam 1710
Antonio Chiusole, "La genealogia delle case più illustri di tutto il mondo", Venezia 1743
"Dizionario Biografico degli Italiani", Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Treccani

1 Il sepolcro di Iacopo d'Appiano si trova nell'Abbazia Concattedrale di S. Antimio Martire, nella controfacciata, sulla destra avendo le spalle all'altare.

Jacopo era figlio di Colia, che ebbe anche una figlia, Polissena, mentre Vittorio era un figlio bastardo avuto da Emanuele da un'altra donna.

Giuseppe Cappelletti,
«Storia della città»
p.92, nota 3

Colia de Judicibus ha un'importanza particolare perché dimostra l'esistenza dei de Judicibus a Troia nella prima metà del XV secolo e quindi potrebbe rappresentare l'anello di congiunzione fra i de Judicibus di Molfetta, che si dice vengano appunto da Troia, e quelli di Benevento, che altro non sono che i de Judicibus di Ventimiglia, scesi nel sud dell'Italia, probabilmente al seguito di Giovanni Battista de Judicibus, quando fu nominato Arcivescovo di quella città.

Chiesa di S. Antimio Martire

S. Antimio Martire è una chiesa trecentesca (1377) costruita sul preesistente Romitorio dei Frati Agostiniani. Fu ampliata nel Quattrocento ed arricchita da Jacopo III d'Appiano, signore della citta di Piombino, con l'aggiunta di un raffinatissimo Chiostro rinascimentale, creato da Andrea Guardi.

Chiesa di S. Antimio Martire
Chiesa di S. Antimio Martire - Fronte

Sepolcro di Iacopo d'Appiano

Sepolcro di Jacopo d’Appiano
Sepolcro di Jacopo d’Appiano

Emanuele Appiani

Emanuele Appiani, nato a Pisa nel 1380 circa e morto a Piombino il 15 febbraio 1457, è figlio di Giacomo I Appiani, Conte Palatino del Sacro Impero Romano dal 27 dicembre 1441, signore di Piombino, Scarlino, Populonia, Suvereto, Buriano, Abbadia al Fango, Vignale e delle isole d'Elba, Montecristo, Pianosa, Cerboli e Palmaiola dal 19 febbraio 1451.

Capitano di cavalleria a Firenze nel 1453, sposa nel 1445 Colia de Judicibus, presunta figlia di Giovanni de Judicibus, nobile di Troia, ma in realtà figlia naturale del re Alfonso V della Catalogna-Aragona, che morì verso il 1473.

Patrizia Meli e Sergio Tognetti
«Il Principe e Il Mercante nella Toscana del Quattrocento»
Archivi di Santa Maria del Fiore, Leo S. Olschki Editore, 2006, ISBN 8822255909

Dal matrimonio tra Emanuele Appiani e Colia de’ Giudici erano nati due figli, il futuro Jacopo III e Polissena, una figlia. Quasi tutti gli storici hanno erroneamente ritenuto che Jacopo fosse il figlio illegittimo dell’Appiani, ma già il Cappelletti aveva pubblicato nella sua monumentale storia dedicata a Piombino un documento da cui si ricava senza ombra di dubbio la nascita legittima di Jacopo III.

Giuseppe Cappelletti,
«Storia della città»
p.92, nota 3

L’equivoco sarebbe in parte sorto dalla presenza di un figlio bastardo quasi omonimo, Jacopo Vittorio. Quest’ultimo era chiaramente il primogenito e, se anche il secondo Jacopo fosse stato illegittimo, sarebbe stato più naturale che fosse questi ad ereditare il Principato e non il secondogenito. Inoltre in una lettera di Colia de’ Giudici al duca di Milano si fa esplicitamente riferimento a Jacopo III come al suo «dilecto figliuolo».

Archivio di Stato di Milano,
Archivio Ducale Sforzesco, Potenze Estere,
Piombino 313, originale (13 marzo 1458)

Emanuele cita Polissena esplicitamente come figlia, insieme al fratello Jacopo, in una lettera del 1457, nella quale chiedeva per i due un salvacondotto per recarsi nel Senese se la peste fosse scoppiata anchea Buriano, dove i giovani si erano rifugiati. Nell’istruzione ricevuta pochi mesi dopo da Ludovico Petroni si fa esplicito riferimento a lei come figlia di Colia de’ Giudici, confermando così anche la sua nascita legittima.

Archivio di Stato di Siena,
Balia, 398, cc. 21r-22r
istruzione del 22 febbraio 1458

Si dice che Colia spinse Jacopo III, che era un uomo crudele e tirannico, a proteggere per quanto poco poteva, in una signoria così piccola come quello di Piombino, gli artisti locali.