Data di nascita

𝒶.1488

Periodo di riferimento

1488-1527

Data della morte

𝓅.1527
  Molfetta/Troia
  DMT 5

Cosa si sa

Graziano de Judicibus nasce a Molfetta (BA) da Giovanni e Mariella Amerusio. Secondo di cinque figli: Galieno, Graziano, Gualterio, Andriano (o Adriano) ed Elisabetta. Sposa Cecilia de Leporibus. La coppia ha due figli:

  • Antonica de Judicibus (❀14??-15??✟),
  • (figlio) (❀15??-15??✟).

Il secondo figlio nasce postumo e muore in tenera età. Graziano fa testamento il 16 febbraio 1527. Non conosciamo la data precisa della morte.

Pasquale Minervini,
«La Chiesa di Sant’Andrea in Molfetta»,
Mezzina, 1996, Molfetta
pagg. 24 e segg.

La vita

Graziano fa parte della 5a generazione di questa famiglia a Molfetta, se contiamo da Vincenzo de Marino. Nasce nell'abitazione di famiglia, al civico 2 di via Morte, proprio accanto alle rovine della chiesetta di Sant’Andrea. Sul portone della casa, lo stemma gentilizio della famiglia. Il 29 maggio 1488 riceve un beneficio dal fratello Galieno, presente lo zio Bilugella. Da tale atto si viene a sapere che in quel periodo Graziano era diacono. In seguito lo stesso Graziano si trova qualificato come Magnifico viro in un atto da lui fatto a favore di Galieno il 21 febbraio 1502.

Intrapresa la carriera di «Utriusque Juris Doctor», Graziano sposò Cecilia de Leporibus1, e abitò nella casa che egli «haveva et possideva» entro la città «in la vicinanza magiore (attuale via S. Girolamo) iuxta mare la via publica ed altri confini con suoi membri et ragione et pertinentis... et con bocta de postura grande de capacita de migliara vinti in circha et altri ad quella spectante». All'inizio del 1527 egli si trova già Luogotenente generale del Duca d'Atri, Andrea Matteo Acquaviva, e Capitano della città di Conversano, Contea dello stesso Duca, la cui famiglia fu imparentata con quella reale d'Aragona. In queste sue funzioni, egli fu finanche «creditore della ducale Corte da ottanta docati in su, o più o manco, per lo salario suo che la Corte era in bisogno».

Dimorando in Conversano con la moglie, incinta del se¬condo figlio, dopo la nascita qualche anno prima della figlia Antonica, Graziano fu colpito da infermità. Il 16 febbraio 1527, prossimo a morire, egli fece testamento alla prese, del not. Tommaso de Madiis di Noia (Noicattaro) e di preminenti personaggi civili e religiosi di Conversano, convenuti come testimoni nella sua abitazione, sita nella stessa città «in vicinio ubi vulgariter dicitur it Case del... Notar Stephano de Casa-maxima».

Istituiti gli eredi testamentari dei suoi cospicui beni, Gra¬ziano impose ai suoi fratelli e ai loro eredi l'onere «edificandi facere cappellam unam in Maioris ecdesiam civitatis melfitti si ibidem habere poterint locum sin autem in alio loco ipsis heredibus meliu viso». Inoltre volle che detta cappella «nominari intitulari habeat Visitationis Virginis mariae, et festum illius in illa sollemniter anno quolibet celebretur», per cui le assegnò «omnia bona sua possessiones et bonos» decurtati della dote matrimoniale della figlia Antonica.

Egli dispose anche che «ipsi fratres et eorum heredes masculi» avessero «ius presentandi et patronatus in ditta cappella construenda» e che il primo beneficiato di essa fosse il fratello chierico Gualterio. Allo stesso beneficio, Graziano unì l'onere «celebrandi seu celebrari faciendi in ditta cappella construenda pro anima ipsius testatoris et parentum suorum» cinque messe settimanali, aumentate a una giornaliera qualora la figlia Antonica fosse morta (come poi avvenne) prima di sposarsi, andando la sua dote ad accrescere quella della cappella.

Fintantoché questa non fosse stata costruita, egli volle che alla sua morte il corpo, vestito con «veste seu habitu sancti francisci», fosse sepolto nella chiesa conversanese di S. Maria de Insula5, dove fondò anche il sepolcro affinché potesse «ibi permanere cum tabuto cum corpore», disponendo di apporre «ibi planca supra qua sacerdos celebrare teneat pedes». Inoltre volle che si edificasse nella stessa chiesa un altare anch'esso sotto il titolo della Visitazione, «pro costruttione cuius et ornamen¬to et panni» legò dieci once.

Dopo aver provveduto anche alle messe da celebrare nel giorno della sua morte, le cui esequie volle che venissero fatte ad arbitrio dei familiari, Graziano legò anche sei ducati di carlini alla chiesa di Molfetta «pro missis dicendi pro anima aliquorum dominorum liberorum existentium» e una oncia, per altre messe, alla chiesa di S. Benedetto di Conversano.

Infine egli lasciò alla figlia Antonica una dote di mille ducati, 500 in carlini d'argento e altri 500 in «pannis lane lineis sericis et corredis secundum usum et consuetudines civitate melfitte»; alla moglie Cecilia il dominio e l'usufrutto, tra l'altro, «supra tarpeto sive domo in qua habitat Jacobus azzaaritus»; al fratello Galieno la «portionem sibi tangentem in domo patema vel materna ubi habitat Galienus ipse» (la casa cioè in via Morte); al chierico Don Gualterio «omnes libros suos» e all'altro fratello Andriano una somma di 14 ducati. Inoltre, egli legò a Diomede de Leporibus «eius sororio»6 (il cognato) un libro di Matteo d'Afflitto «supra Constitutionibus».

Provveduto alle ultime altre disposizioni testamentarie, Graziano volle che il suo testamento fosse visionato ed emendato (come fu fatto) dal famoso giurista tranese Cesare Lambertini, vescovo d'Isola (Calabria)

Pasquale Minervini,
«La Chiesa di Sant’Andrea in Molfetta»,
Mezzina, 1996, Molfetta
pagg. 29-31.

Da alcune notizie inedite sulla famiglia, si sa che «dopo morte di esso testatore nacque un figliuolo posthumo quale dopo pochi giorni morse in pupillare età», mentre «magnificam Ceciliam de Leporibus uxorem magnifici quondam Gratiani... vivebat tempore depredationis civitatis», avvenuta, com’è noto, il 18-19 luglio 1529 in seguito alla guerra allora in atto tra Francesi e Spagnoli.

Ibidem
pag. 34.

Con bolla del 13 novembre del 1544 il Vescovo Giacomo Ponzetti concede a Don Gualterio e Galieno de Iudicibus il patronato della chiesa di Sant’Andrea, al fine di esaudire, il voto testamentario, fatto dal padre Graziano de Judicibus che dimorando nella città di Conversano con la moglie incinta fu colpito da infermità e prossimo a morire fece testamento il 16 Febbraio 1527 di edificare nella città di Molfetta una cappella sotto il titolo della Visitazione per esservi li seppellito.

Gli eredi di Don Gualterio e di Galieno Judicibus, fecero transitare i resti del corpo mortale di Graziano de Judicibus dalla città di Conversano al sepolcro costuito nella chiesa di sant’Andrea, dopo aver anche fatto costuire una cisterna per l’acqua.

Sito della Confraternita di S.Antonio
della chiesa di S. Andrea in Molfetta
http://www.confraternitasantantoniomolfetta.it

Lista degli atti ritrovati

Citato in un atto notarile

In un atto del notaio Gaspare Di Morra del 29 giugno 1488 è scritto:

Presentatio facta per Magistrum Bilasello de Iudicibus, et Galienum eius nepotem Iacono Gratiano de Judicibus.

Atti notar Gaspare de Morra,
fol. 74

Citato in un atto notarile

In un atto del notaio Angelo Appassito del 21 febbraio 1502 è scritto:

Pro Nobili viro Galieno de Judicibus de Melf.o a Magnif.co viro D.no Gratiano de Judicibus eius fratre de Melf.o.

Atti notar Angelo Appassito,
fol. 28

Citato in un atto notarile

In un atto del 26 febbraio 1508 si legge:

Pro Lionello de Mirovano Pro Gratiani de Judicibus …[omissis]…

Luogotenente del Duca d'Atri

All’incrocio tra via Mammone e via Piazza, a Molfetta, è situata la chiesa di S. Andrea, la cui fondazione è antichissima. Il primo documento, risalente al 1126, fu rinvenuto nella Badia di Cava dei Tirreni dallo storico molfettese Francesco Carabellese. Del tempio originario rimane solo il nome. L’attuale fu edificato nel 1546, in seguito al testamento del nobile Graziano de Judicibus, Luogotenente del Duca D’Atri e capitano della città di Conversano.

Molfetta Live
https://www.molfettalive.it/

Il fatto che Graziano sia luogotenente del Duca d'Atri è importante perché ad Atri troviamo, alla fine del XV secolo, un vescovo Matteo de Judicibus, che quindi potrebbe avere origini molfettesi.

L’iscrizione

Graziano è nominato anche in una iscrizione presente in una cappella della Chiesa di S. Andrea. Quest'ultima esisteva già nel 1126 e si vuole sia stata edificata dalla colonia amalfitana in onore del proprio Santo Protettore. Da essa si sa che a ristrutturare la chiesa nel XVI secolo e a far costruire la Cappella della Visitazione siano stati proprio i de Judicibus e in particolare Marc’Antonio, figlio del fratello Galieno, grazie al lascito testamentario di Graziano.

Iscrizione nella chiesa di Sant’Andrea
Iscrizione nella chiesa di Sant’Andrea

SACRARVM LEGVM VERIDICVS INTERPRES
MAGNIFICVS GRATIANVS VISITATIONI VIRGINIS
SVISQUE DE IVDICIBVS EREXIT ED DOTAVIT< M·A·I·

Veridico interprete delle leggi sacre
il Magnifico Graziano in onore della Vergine della Visitazione
eresse e arricchì per sè e per la sua famiglia, i de Judicibus
M(arcus) A(ntonius) I(nstituit)

[N.d.A.] Questa chiesetta è nota al popolo come la chiesa di S. Antonio, in quanto in essa si venera S. Antonio da Padova a cura dell'omonima confraternita. Per maggiori informazioni consultare le schede relative alla città di Molfetta.

Il testamento di Graziano

Testamentum Gratiani de Iudicibus,
anno MDXXVII, 16 febr.

Testamento di Graziano de Judicibus
del 16 febbraio 1527

[f. 47r] In nomine santissime et Individue trinitatis Anno a nativitate domini Iesu Christi millesimo quing[entesi]mo vigesimo settimo Regnantibus s[eren]issimis et Cattolicis Dominis nostri Dominus Ioanna matre d'Aragonia et Carolo eius filio et Imperatore ac Romanorum Rege archiduce Austriae et burgundiae et principe Ispaniae et in hoc Regno Siciliae Aragonem Ierusalem Ungariae Citra et ultra farum Regibus anno decimo feliciter amen. Dominante quoque in Civitate et Comitatu Conversanae Ill.mo Domino nostro Domino Andrea matteo acquaviva et Aragonia Hadriae Terremiusque duce et Caserte Comite Anno quatragesimo feliciter amen mense februarii die vero decimo sexto eiusdem quintadecima Inditione Conversane. Nos Rentius de Caretariis de Civitate Conversani ad contrattus et ad Causas ad vitam Iudex Regius, Tomasius de madiis de noia publicus ubilibet per totum predittum Regnum Regia autoritate notarius, Reverendus Donnus masellus de martuccio Archidiaconus Civitatis Cupersanis, Donnus Magnus de porcariis, Dominus Nicolaus de sara de mola, Dominus nicolaus antonius de Caritate, Dominus Donatus de berardo, Dominus angelus Ioannis de Conversano subdiaconus, Notarius Gasparius de rubitilo, Donatus de leone et antonius tavarus testes letterati de eadem Civitate Conversani ad hoc specialiter vocati et rogati presenti publico Instrumento testatoris notum facimus et testamur quod eodem preditto die ad requisitioner et preces nobis exinde fattas pro parte Magnifici U.I.D. Domini gratiani de Iudicibus de melfitto Capitanii Civitatis Cupersani et locumtenentis generalis totius status Apulie Ill.mi domini ducis hadriae et per eius specialem nuptum personaliter Accessimus ad domus dotales Nicolaii Datii de terra Rotig[lia]ni quae fuerunt quondam Notarii Stephani de philippis de Casamaxima sitas in ditta Civitate Conversani in quadam Camera ipsarum domorum in qua ad presens habitat et demoderat ipse magnificus Dominus Gratianus In vicinio ubi vulgariter dicitur le Case del prefato Notar Stephano de philippis de Casamaxima Iusta domos magnifici Domini Ioannis de martugio a duobus lateribus et iusta domos scalambrini de tarsia et alios Confines in qua invenimus prefatum magnificum Dominum gratianum infirmum et letto Iacentem gravi languore detentum Rettam habentem memoriam et loquelam qui quidem magnificus Dominus gratianus rettamque habens memoriam et loquelam, rettique sensus et Intellettus retinens facultatem: qui Cogitans ut dicto humanam naturam humanis aduc veritatibus fluttuantem Repentinis et varies Casibus subiacere ac Considerans Illud evangelium edittum vigilate et orate nescitis enim quotiens Dominus veniet an media notte an mane; timeri propterea ne intestatus decederet, et res sue optata dispositione carerent testamentum sibi condere fatis utile fore providit, et anime sue providere saluti: quod quidem testamentum testator ipse valere voluit saltem iure cotigillorum seu alterius suae ultimae et extremae voluntatis ut autem venientes ab intestato huius suae preservenit arbitrium voluntatis omni alio, et quotunque testamento per eum hattenus forte fatto annullato evacuato et irritum revocato praeter tamen suo ultimo testamento in antea valituro volens quod omnes et singuli qui vel que ex presenti suo testamento vel etiam ab Intestato successuri sunt sibi presentis sui testamenti dispositionem et ordinationem debeant teneavit inviolabiliter observare, et contrario facere vel venire de Iure vel de fatto in Iudicio vel extra Iudicium seu alio modo vel causa quacunque: Quia Capud et Principium Cuiuslibet Testamenti est et esse debet heredis institutis idcirco Charisti nomine Repetito Magnificus Dominus Gratianus de Judicibus Testator ipse instituit heredem seu heredes universalem seu universales in et super omnibus bonis suis mobilibus et stabilibus iuribus et attionibus ac nominibus debitorum postumum seu postumos masculum seu masculos nasciturum seu nascituros ex ventre magnificae Dominae Ceciliae de leporibus de melfitto sue legittime et dilettissime [uxoris] propteriquam in Infrascrittis legatis et fidei comissis que inferius describentur. Et ideo si duo nascerentur postumi masculi illos ad Invicem substituit quandocuque unus ipsorum more contingerit sive filiis ex eius Corpore descendentibus, et sic reciproce vulgariter et pupillaritur compendiose pro fideicommissum verum si ex ditto ventre nasceretur seu nascerentur postuma seu postumae illam seu illas ac Antonicam eius filiam legitimam et naturalem iam natam ex se et ditta domina Cecilia eius legitima uxore in ducatis mille de moneta pro qualibet earum seu pro qualibet ipsarum dotibus seu dote videlicet: in ducatis quingentis de carlenis argenti et in alias ducatis quingentis in pannis lane linteis sericis et Corredis similiter pro qualibet ipsarum secundum usum et consuetudinis Civitatis melfitti verum si una ipsarum [mori] 3 contingerit vel due antequam nuptui tradite fuerint remanentes seu remanens habere habeant seu habent in dotem ducatos ducentum pluris et sic ultra mille et reliquum portionis decedentis seu decedentium institutionis particularis iam fatte remaneat in hereditate affata universali. Subdens testator ipse quod si ex ventre nullus nasceretur masculus sed tantum femina vel nulla nasceretur femina nec masculus (quod absit) venter evanesceretur hoc est [ploreum] non procreaverit seu procreaverit masculum seis masculos et statim vel quicunque ex hac vita decesserint intra [etatem] filiam [f. 47v] legitimam sive filiis ex eius vel eorum corpore seu Corporibus legitime descendentibus voluit iure institutionis vel saltero substitutionis pupillaris vulgarii compendiose pro fidei commissum in ditta sua hereditate universali succedere habeant et succedant in casu prefato fratres sui Carissimi supraviventes videlicet: magnificus Dominus galienus de Judicibus A. et M. D., Venerabilis Donnus Gualterius Clericus, et Andrianus de Judicibus et etiam heredes ipsorum masculi ad quos pervenire debeat hereditas ipsa universalis et etiam quod remaneret ex aliqua ipsarum filiarum premorientium antequam nupserint ut supra ultra ducatos ducentos augmentis dotium sororis seu sororum remanentium et sic omnia bona ipsius testatoris quo ex nunc heredes ipsius universales in dittis Casibus, et quodlibet ipsorum instituit, et substituit modo quo supra. Ita tamen quod heredes universales ipsi fratres et eorum heredes habeant onus edificandi facere Cappellam unam in Maiori ecclesia Civitatis melfitti si ibidem habere poterint locum sin autem in alio loco ipsis heredibus melius viso cui debeant ipsi heredes assignare omnia bona sua et possessiones, et domos que superant post maritagium dittae suae filiae seu filiarum et alterius ipsarum superviventis voluit enim quod ipsi fratres, et eorum heredes masculi habeant ius presentandi et patronatus in ditta Cappella Construenda, et quod primus beneficiatus ipsius sit et esse debeat quem ipse testator pro nunc prout ex tune et est qui digit et pro presentato et Instituto habere voluit supra dittus Clericus Gualteriusde Iudicibus eius frater absque alia presentatione et Institutione ipsorum heredum et ordinarij in Casibus premissis cum onere celebrandi seu celebrara faciendi in ditta Cappella construenda pro anima ipsius testatoris et parentum suorum missas quinque qualibet hebdomada. Quae Cappella nominara et Intitulara habeant Visitationis Virginis mariae, et festum illius in illa sollemniter anno quolibet celebretur verum si ditta filia iam nata et alie forsan ex ventre suae uxoris nasciturae ante ditte decesserint ab hac vita antequam nupserint, et sic isto Capite vel alio, dotes ipse ditte Cappelle augerentur quod ipse Beneficiatus Cappellanus teneatur celebrara seu celebrara facere septies in hebdomada et sic qualibet die missam unam similiter pro anima testatoris et parentum suorurn in Cappella affatta. Addens testator ipse quod si ante eventum Casus Construttionis dittae Cappellae dittus donnus Gualterius decesserit vel quicunque postquam effettus fuerit Cappellanus heredes sui prefati supraditti eius fratres et heredes ipsorum masculi presentare habeant in ditta cappella tune et quocunque ea vacare contingerit aliquem sacerdotem si reperiatur de linea masculina et id est patris ipsius testatoris et si non reperiatur de ditta linea sit de linea femmina id est matris ipsius testatoris et si de dittis lineis non reperiatur aliquis Sacerdos presentetur qualiscunque idoneus Sacerdos cum onere celebrandi supradittas missas modo preditto et ita observara habeat in Perpetuum Adito tamen quod presentantes et sui patroni semper sint et esse debeant descendentes ab eis heredes masculi e non femine ita quod semper Ius patronatus et presentandi in ditta Cappella donec reperiantur de eius familia, et post modum nullus de familia reperiatur ab ultimo die familia descendat cum hereditatis Uni.te ut et alias Juribus patronatus fit et observatur declaratio quod donec super erunt de familia discendentes a dittis fratribus masculi succedant nihil hominus per stirpes et prout Capud Disponens quod Casu quo ditti heredes sui patroni provenerint ad paupertatem quod possint tenere ditta bona sua data a patrono tamen quo sufficiat pro explendis oneribus supradittis et illa paupertate cessante statim bona revertantur ad rettorem Cappelle petens testator ipse ex nunc prout ex tune est contra consensum ordinaria qui exhiberi debet circa fundationes Cappelle et beneficiorum et circa appositiones conditionum descriptarum quarnvis ille fuerint propter vel contra Ius Comune.

Prossimamente…

Item voluit quod Domina Cecilia de leporibus uxor sua si vult in viduitate persistere et vitam castam ducere quod sit domina et usufruttuaria et permanere habeat cum filiis comunibus usque ad etatem nubilem filiae vel filiarum communium et postea eius arbitrio si vero vult nubere quod habeat dotes suas et lucra maritalia el Constituta quae si vult accipere supra tarpeto sive domo in qua habitat Iacobus azzaritus sive in alias domibus sit ad eius arbitrium habeat tamen omnia linea fatta et operata in constantia matrimonij; Pretiosa voluit quod vendantur et deduttis expensis funeralibus et debitis et aleum et pecuniarum inventam in hereditate postquam edificati fuerint domus et reducte ad habitationes emantur possessiones de quarum in precibus dicantur due misse insta applicationes ipsorum bonorum ad arbitrium heredum et sic Patronorum ut supradittum [f. 48r] est.

Prossimamente…

Item voluit quod Corpus eius sepeliatur donec edificetur ditta Cappella in Ecclesia sante marie de Insula cum ta uxore sua, et filia sua et voluit quod fundetur ibi sepulcrum ut potuit ibi permanere cum tabuto cum corpore et apponatur ibi planca supra qua Sacerdos celebrans teneat pedes et voluit ibi edificare altare sub titulo Visitationis Beatae mariae Virginis pro Construttione cuius et ornamento et pannis legat untias decem, et voluit per curam heredes, et Donnus Stephanus de Porcariis et frater peregrinos de Conversano quorum Conscientias omne.

Prossimamente…

Item legavit domino Galieno de Judicibus fratri suo portionem sibi tangentem in domo paterna vel materna ubi habitat Galienus ipse. Item legavit gualterio de Judicibus eius fratri omnes libros suos advertat non quod in duo libri unos est Salicetus5 in quodam repertorio legatos, et alter est liber legarum aliquorum reperti trattatus de simbretiis lomfranchi6 et ipsi duo libri sont fabritii heres quondam nicolai rennae voluit quod restituit recuperentur scriptura sua tenta a Domino fabritio Barono.

Prossimamente…

Item in libris suis est summa angelica7, et est 2a pars Barono supra novo, et sont duo libri ut est supra 2a. et imo supra 2a seu prima Infor. credo quod sit prima pars Bal. infor., et una pars supra prima parte c. credo di legae esti reperiantur in libris suis, et restituantur heres quondam Domini Dominici de clementis de monopoli. Item legavit Andriano de Judicibus fratri suo ducatos quatuordecim quos debet sibi dare vigore hipografi8 man eius to et voluit quod laceratur.

Prossimamente…

Item dixit testator ipse se debitorem esse Angelo scopello de Conversano in untiis sex pro maritaggio Iardinae suae famulae quia terminus untiarum trium est elapsus et terminus untiarum trium est in paschate voluit quod eisdem assignetur. Item dixit consequi ex resta maioris summae a Ioannello albo de bitteto tarenos undecim, et voluit illos exigi et ant Item dixit habere quosdam equos sen Iumenta mulas et alia animalia in posse heres quondam Ioannelli magistri Stephani tramucci, et zonta de benedetto, et quia tota ipse est creditor ipsius testatoris in ducatis tr cum fuissent ducati quingenti d'oro in oro, et habuit in pluribus partitis et a pluribus et diversis personis voluit quod fiat computum cum eo et quicquid debet habere retineat supradittis animalibus et alia

Prossimamente…

Item dixit habere et tenere aliqua animalia baccina, et Iuventos inter que sont nonnulla dirti gualterii sui fratri sont in gubernatione Antonii de xialio de acquaviva qui tenet compotum voluit quod stetur computis perventur supraditta animalia et fruttus si sunt. Item voluit testator ipse quod viventibus filiabus vel filiis Dominae Ceciliae sit et patrona in Gubernatione bonorum hereditatiorum sinon transiavit ad 2a vita privetur.. et non succedat ut supra. Item voluit quod corpus suum inducatur veste seu habito santi francisci. Item legavit Diomedi de Leporibus eius sororio librum mattei de afflittis supra Constitutionibus. Item legavit Ecclesia de melficto pro missis dicendis pro anima aliquorum dominorum liberorum existentium et proprie ducatos sex de carulenos. Item legavit ecclesiae S.ti Benedirti de civitate Conversani untiam unam pro missis et pro voluntate ipsarum. Item legavit famulae suae que maritetur postquem pervenerit filie sue per semper debitum. Item legavit ea que proumis mola fusta tenorem scripturarum inter se et ipsam fattarum et battam quae non fuit nominata ella Stephano de Cecca. Item legavit Martino famulo suo illud totum quod habuit ultra salarium, et cu unam sericum ad eius elettionem: Item legavit Nicolao famulo suo ducatos decem. Itam est quod sex ducatos qui promises at eum docere et legere, et scribere: Item legavit forsan pro malin ablatis tarenum unum forsan fraudatis tarenum unum: Item pro missis dicendis in die obitus sui pro missis condam gregorii unos habeat missam ultra officiaturam pro missis. Item exequie fiant ad arbitrium fratrum fratribus uxori socero socrui et nepotibus ad arbitrium fratrum suorum: Item voluit quod testamentum ipsius subijciatur collator adattur et minuatur insta correptiones additionem, et emendationem fiendi episcopom Insularum frater mi dummodo substantia non mutetur Epita.nes destribu seu exequtare ordinavit dominum Reverendissimum Episcopum Insularum, et fratres eius quibus dedit. Item [f. 48v] fideicommissi et taliter quod cessat et falcidie, et substituit heredes universales supradittos fratres ut supra testator ipse che magistro hettorre have havuto de fare facende cioe de comprare orgi porci et altri facende grano, et Credo che l’habbia renduto finale Computo pero esso testatore non vole che li sia dato paccio alcuno ma dice esso magistro hettorre essere debitore da sette tomoli d’orgio che li siano donati, et nen dice de antonio de tanissa de Ioya vole che si steya alla conscientia sua si e debitore o eredi et quello che dice esso sia fatto: Item dice esso testatore in lo anni proximo passato fece conto con magistro Cola maria de philippis de quello devea ricevere della provisione sua della ducale corte per Conto passato per mano de magister cola maria se trova creditore da ottanta sette docati in circa per conto come appare per conto d'esso Colamaria ch’e alla Camera d’esso testatore, et dapoi ha servito et pur ha piglato de nuovo da diversi proventi come appare per uno quinterno ha scritto esso testatore, et una lista credo la tiene Ph.a de benedetto et vinti docati deve recepere da magio de mastro lonardo in li quali plegio Iosia et Col’antonio de murro dece ad natale proximo passato et dece in pascha prima da venire quali vinti docati vole esso testatore siano dati ad caypello cine li dece, et l’altri dece ad pascha, et li altri in fide alle sei onze se li degano delle Robe d’esso testatore. Item dice esso testatore hanno havuto de certi proventi delo erariato de beneditto Io: gennarello da dudeci docati et cinque Carlini in circa dedutte certe spese li ho fatto conto allo studio d’esso testatore che ci intervende D. Donato de beneditto, et cert’altri vole esso testatore li sieno fatti boni allo conto suo che esso benedetto tiene le lista da homo per homo oltre le cose predette have havuto facende con Paulo Catalano per farse comparare grano et orgio per bisogno della casa ne resta contento et sodisfatto. Item crede esso testatore essere creditore della ducale Corte da ottanta docati in su, o più o manco per lo salario suo per che la Corte era in bisogno, et e andato et va benignamente con esso testatore come spera andrà con li heredi non vole che se le dia candana. Item per che martino per inadvertentia sua guasto una Iomenta ad angelo de chiara che se habbia consideratione della qualita della Iomenta et quella s'estima, et se li piglia delle Robbe di esso testatore.

Prossimamente…

testamentum magnifici quondam Domini Gratiani de Judicibus per me Cesarem Lambertinum Episcopum Insularum fuit et est turn et emen-datum insta ipsius Domini gratiani testatoris voluntatem et ad fidem me propria manu et meo parvo sigillo signavi inde ad futuram rei memoriam supradittorum heredum certitudine et cautela plena fidei fatta est de promissis hoc presens publicum Instrurnentum ad requisitiones heredum supradittorum magnifici testatoris.

Prossimamente…

D. Cesarem Lambertinum episcopum Insularum subscription, manu emendato ut supra qui manu mei supradicti signo meo solito signavi subscrittione mei qui supra Iudicis nec non subscrittorum testium subscrittionibus roboratum Iudex.

Prossimamente…

Ego Regius qui supra Iudex Laurentius de Cariatis de Conversano manu propria.
Ego masellus de martuccio Archidiaconus civitatis Conversani produttus pro teste Interfui, et manu propria subscrissi.
Ego Magnus de Porcariis Canonicus pro teste Interfui.
[f. 49r ] Ego D.s Nicolaus de soroa de mola pro teste Interfui.
Ego D.s Nicolaus donatus nicolai de berardo Interflui. Subdiaconus nicolaus de rubino Interfuit.
Ego D.s Angelus de Conversano interfui.
Ego Antonius tavarus prodicies pro teste interfui.
Ego D.s Nicolaus antonius de Cariatis Canonicus pro teste Interfui. Io Donato sono stato Testimonio.

Extracta est presens copia a suo originali processu Cappellania S. Andreae sistente in Archivio epicopalis curie et in fidem ego (Dominus) Leonardus Antonius Domitru Apostolicus Notaius feci et signavi

Prossimamente…

(segno del Not.)
DL
AD

(segno del notaio)
DL
AD

Pasquale Minervini,
«La Chiesa di Sant’Andrea in Molfetta»,
Mezzina, 1996, Molfetta
pagg. 154-161.

Traduzione di Dario de Judicibus

Il beneficio

I beni costituenti il beneficio della Cappella della Visitazione nella chiesa di Sant’Andrea, provenienti dalla eredità di Graziano de Judicibus, ed elencati nella bolla vescovile di mons. Ponzetti del 1544, comprendevano:

— Una macchia, già del defunto Erricolo Passari, sita in territorio di Giovinazzo, in località «petiae de vantia» detta poi «la Carbonara», confinante tra l'altro con un oliveto degli eredi del defunto Giovanni de Iudicibus e un altro dell'arciprete don Gualterio, sulla via pubblica.
— Un'altra macchia «cum quadam piscina ibidem contigua», nel territorio di Molfetta, nel luogo della chiesa di S. Lucia, presso un oliveto di Galieno de Iudicibus e la via pubblica, oltre che presso il chiuso detto «de la maraglia» «in loco mangani».
— Un chiuso di ulivi in località Lama martina, «iuxta lamam que dicitur de martino».
— Una casa con cucina «in vicinea maiori», detta poi «S.ti hieronimi», la stessa sembra in cui abitò Graziano.
— Una metà di casa «in vicinia mente» presso l'altra metà degli eredi di Giovanni de Iudicibus e la via pubblica, in cui abitò don Gualterio.
— Una casa diruta nella stessa «vicinia mente» presso la predetta metà di casa, le mura della città e la via pubblica.
— La metà infine di un trappeto diruto, nel suburbio della città, presso l'altra metà del defunto Antonello de Lupis e la via pubblica, la stessa sembra lasciata in usufrutto da Graziano alla moglie Cecilia.
Annesso a detti beni, si dice nella stessa Bolla, secondo le disposizioni testamentarie di Graziano, vi era l'onere di celebrare una messa al giorno.

Pasquale Minervini,
«La Chiesa di Sant’Andrea in Molfetta»,
Mezzina, 1996, Molfetta
pagg. 67-68