Introduzione

Le origini

de Judicibus, de Iudicibus, del Giudice

Quale sia esattamente l'origine degli attuali de Judicibus e de Iudicibus pugliesi è ancora da chiarire. Sappiamo per certo che a Molfetta esisteva già nel XVI secolo una famiglia de Judicibus, nativa della città di Troia (XV secolo). Sappiamo anche, tuttavia, che tale famiglia si estinse nel XVII secolo, almeno per quello che riguarda la città di Molfetta1.

Grazie alle ricerche del Cav. Corrado Pisani2, sappiamo tuttavia che Mario, il padre del capostipite della famiglia attuale, Matteo, viveva a Campobasso (CB), quando nacque il figlio nel 1706. Non sappiamo tuttavia se Mario fosse molisano oppure se vi si fosse trasferito per qualche motivo e quindi fosse invece originario di un'altra regione. Fatto sta che quattro sono le possibilità:

  1. la prima è che la famiglia di Mario sia effettivamente nativa del Molise;
  2. la seconda è che derivi da qualche de Judicibus di Troia che si trasferì nel Molise invece che a Molfetta;
  3. la terza è che derivi da uno dei Del Giudice campani, arrivati dalla liguria nel XVI secolo;
  4. la quarta è che siano arrivati in Molise direttamente dalla Liguria in un periodo antecedente al XVII secolo.

Fatto sta che poi, da Molfetta, la famiglia si spezzò in tre rami:

  • il primo che rimase nella Terra di Bari e quindi a Molfetta e Martina Franca, principalmente;
  • il secondo che si spostò nel Tavoliere, ovvero a San Severo, da cui deriva anche il ramo francese;
  • il terzo che si spostò nel Salento, principalmente a Casarano.

In questa sezione, per distinguere l'antica famiglia dei de Judicibus di Molfetta di origine troiana da quelli attuali, è stata usata la seguente etichetta:

  Troia/Molfetta

Inoltre sono riportati anche alcuni de J/Iudicibus della Terra di Bari abitanti a Barletta, Modugno, Gravina, Canosa e Altamura, che non sappiamo se e come siano collegati agli altri.


1 Per una trattazione più dettagliata sulle origini dei de Judicibus di Troia, si consiglia la lettura della sezione Manoscritto relativa al manoscritto del notaio Antonio Muti e della corrispondente trascrizione fatta dallo storico Pasquale Minervini.
2 Il materiale fornito dal Cav. Corrado Pisani è tuttora inedito e si basa sullo studio dei seguenti fondi:

  • Archivio di Stato di Bari Sezione di Trani, Fondo notarile, Notai della Piazza di Molfetta.
  • Archivio di Stato di Bari, Fondo Finanziario, Catasto Onciario di Molfetta del 1753.
  • Archivio di Stato di Bari, Stato civile napoleonico, Comune di Molfetta.
  • Archivio di Stato di Bari, Stato civile della restaurazione, Comune di Molfetta.
  • Archivio di Stato di Bari, Stato civile italiano, Comune di Molfetta.
  • Archivio Storico del Comune Molfetta, Fondo Finanze, Libro Rivele del 1751-1752.
  • Archivio Diocesano di Molfetta, Registri relativi battesimi (dal 1487), matrimoni (dal 1576) e morti (dal 1646).

Molfetta e Amalfi

L'errore di Michele Romano

L'attribuzione dei de Judicibus di Molfetta alla famiglia dei del Giudice di Amalfi potrebbe essere un errore genealogico commesso nella prima metà del XIX secolo dal genealogista molfettese Michele Romano.

Il Romano voleva infatti trovare avvalli a un'illazione che voleva gli abitanti di Molfetta e di Amalfi derivanti da una medesima tribù balcanica, portatasi in tempi storici remotissimi parte in Puglia e parte nella Penisola sorrentina, fondandovi le due città. Secondo il Romano, infatti, i nomi avevano la medesima etimologia greca di mela. Non gli sembrò così vero di vedere nei de Judicibus di Molfetta una ramificazione dei de lu Jodice (Del Giudice) di Amalfi, e quindi anche la prova vivente delle sue teorie sulla nascita della città adriatica.

Per quanto ne sappiamo noi, tuttavia, i Del Giudice non ebbero mai infeudamenti nella Puglia adriatica, anche se alcuni Judex e Judice sono presenti in documenti del XII e XIII secolo. Non ci risulta inoltre che vennero chiamati de Judicibus nei documenti in latino o nelle epigrafi prima della seconda metà del XV secolo, almeno per quanto riguarda la città di Amalfi.

Malauguratamente, per trovare conferme alle proprie teorie, il Romano pensò bene di andare a scartabellare i registri dell'arcivescovato di Amalfi e, nell'elenco degli arcivescovi locali scoprì un Giovan Battista de Judicibus proveniente dalla diocesi di Ventimiglia. Il Romano era così ossessionato dalle proprie idee, che non si preoccupò di accertare le vere origini e la storia del nobiluomo, peraltro disponibilissima nei testi dell'epoca. Poichè accadeva spessissimo che i vescovi provenissero quasi sempre da altolocate e nobili famiglie della diocesi, l'imprudente genealogista molfettese attribuì Battista ai Del Giudice amalfitani.

Il Romano non avrebbe fatto gran danno se, al suo ritorno a Molfetta, non avesse anche illuminato la famiglia de Judicibus su tali presunte origini della famiglia. Persa la memoria dei tempi passati e affascinati da tanta nobiltà, ovvero dalle origini poste all'inizio dell'alto Medioevo e dalla possibilità di appartenere a una casata fondatrice dell'ordine Gerosolimitano poi di Malta, i nostri trisavoli non se lo fecero dire due volte. Così i de Judicibus di Molfetta adottarono lo stemma dei del Giudice di Amalfi, cambiando appena l'insegna, ovvero facendo la croce spinata "patente", e dandosi il motto

PER ASPERA AD ASTRA

Danilo de Judicibus,
«Memorie Storico Genealogiche dell'Antichissima e Nobile Famiglia de Judicibus,
stese, ordinate e integrate da Danilo de Judicibus,
Roma, Inverno 1995, rev. Autunno ’97

[N.d.A.] La questione è comunque molto delicata ed è un punto nodale di questa ricerca. Non è infatti semplice capire se un certo personaggio appartenga o meno alla famiglia amalfitana al di fuori di quelli che erano i feudi noti dei del Giudice amalfitani. Se si dovessero trovare personaggi cognominati de Judicibus in Puglia prima del XIV secolo di chiara origine amalfitana, allora Romano avrebbe ragione, anche se le sue conclusioni nascono da una serie di attribuzioni errate. Altrimenti dobbiamo pensare a due famiglie diverse. Se così fosse, al momento non abbiamo motivo di ritenere ci siano mai stati matrimoni fra membri delle stesse.

Decreto generale di Carlo d'Angiò

Invero, la Storia, quella vera, aveva in effetti preparato una piccola trappola per i genealogisti. In un decreto generale di Carlo d'Angiò, emanato nel 1282 subito dopo la conquista del regno di Sicilia, ovvero dopo la battaglia di Benevento e la morte di Tancredi, sono elencati cinquantotto cadetti di buona famiglia molfettese che vengono nominati miles, ovvero cavalieri. Tra questi, sette od otto erano degli Judex o Judice, probabilmente dei de lu Jodice amalfitani. Certo, su questa base il Romano avrebbe potuto provare lo stesso che a Molfetta i Del Giudice di Amalfi vi erano comunque arrivati anche prima del XIV secolo, ma questo non conferma affatto che anche i de Judicibus molfettesi, il cui cognome con il patronimico appare nei documenti notarili soltanto nell'ultimo quarto del XV secolo, fossero i loro discendenti.

I 58 cadetti nominati nel decreto di Carlo d’Angiò
I 58 cadetti nominati nel decreto di Carlo d’Angiò

Michele Romano,
«Saggio sulla Storia di Molfetta»,
dall'epoca dell'antica respa sino al 1840,
Parte prima,
pag. 58

Sempre lo stesso Romano riporta la lista delle famiglie illustri di Molfetta come segnalate da Cesare Monna, dal Lombardi e da Enrico Bacco. In questo caso si ritrova il cognome Judicibus ma senza il de. Non è chiaro tuttavia a quale periodo si riferisca.

Famiglie nobili di Molfetta (periodo non indicato)
Famiglie nobili di Molfetta (periodo non indicato)

Ibidem,
pagg. 64-65