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Regioni, città e paesi relativi alla famiglia o al ramo familiare qui trattato.

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Regione Puglia
OggiRegione PugliaLa Puglia oggi
XI-XIILa Contea di PugliaXI e XII secolo
Molfetta (BA)
OggiMolfettaMolfetta oggi
Origini-XVMolfettaDalle origini al XV secolo
XVI-XVIIMolfettaDal XVI al XVII secolo
XVIII-XXIMolfettaDal XVIII al XXI secolo
S.AndreaMolfettaLa Chiesa di Sant’Andrea
Martina Franca (TA)
OggiMartina FrancaMartina Franca oggi
StoriaMartina FrancaStoria di Martina Franca
Barletta (BA)
OggiBarlettaBarletta oggi
MedioevoBarlettaDalle origini al medioevo
DomusBarlettaIl Priorato di Barletta
ModernaBarlettaDal Rinascimento all'era moderna

Regione Puglia

La Puglia oggi

Stemma della Regione Puglia
Stemma della Regione Puglia

La Puglia è la regione più a oriente d'Italia, è bagnata a nord-est dal Mar Adriatico e a sud dal Mar Ionio, confina a sud-sudovest con la Basilicata, a ovest-sudovest con la Campania e ad ovest con il Molise. La Puglia è divisa in cinque province: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce. Bari è il capoluogo di regione. Nel giugno del 2004 è stata istituita una sesta provincia, quella di Barletta-Andria-Trani, detta anche «dell'Ofanto».

Puglia
Puglia

Popolosa regione dell'Italia meridionale (19.357 km² e 4.049.372 ab.), la Puglia è seconda solo al Veneto per l'estensione delle aree pianeggianti: 53% del territorio contro il 56% del Veneto. I centri abitati accolgono il 97% dei residenti, mentre solo il 3% è distribuito in nuclei e case sparse sul territorio.

La Contea di Puglia

XI e XII secolo

Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV. La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059. La nuova contea era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, a eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni e assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo e Gilbert Quarrel Drengot.

La Contea di Puglia
La Contea di Puglia

Molfetta

Molfetta oggi

Stemma del Comune di Molfetta
Stemma del Comune di Molfetta

Molfetta è una cittadina in provincia di Bari, acirca 25 km dal capoluogo. Ha oltre 65.000 abitanti ed è un centro agricolo-commerciale e industriale, dotato di un fiorente porto peschereccio che conta la seconda marineria dell'Adriatico. Conserva un caratteristico rione medievale presso il mare, dalla unica configurazione delle strade a spina di pesce. Fra i suoi monumenti notevoli sono: il Duomo Vecchio, romanico-pugliese, dall'imponente struttura a tre cupole arabeggianti e con interno originario, che pare abbia ispirato nella sua planimetria il duomo di Venezia; il Duomo Nuovo o Cattedrale (XVII sec.) di stile barocco, che conserva alcune importanti tele del Giacquinto, nato e cresciuto anche artisticamente nella città; il Calvario, dell'architetto de Judicibus, imponente torre campanaria a guglie. Nei dintorni è la chiesa romanica-pugliese della Madonna dei Martiri, ora diventata Basilica Pontificia, con annesso ospedaletto dei Crociati del secolo XII. Molto interessante è anche il Pulo, una cavità carsica che ha ospitato i primi insediamenti abitativi all'età della pietra.

Centro Storico di Molfetta
Centro Storico di Molfetta

Molfetta

Dalle origini al XV secolo

Il territorio molfettese risulta abitato sin dalla Preistoria. A questa fase risalgono, infatti, gli insediamenti più antichi, necropoli e tracce di capanne, rinvenuti nell'area circostante alla città (fondo Azzollini e viciniori) e presso il sito archeologico-naturalistico del Pulo, dolina carsica “di crollo” a circa un chilometro e mezzo dal centro urbano.

Si ritiene che Molfetta sia stata fondata dai Greci attorno al IV secolo a.C. Successivamente la polis passò sotto il dominio dei Romani, che le diedero il nome Respa. La prima indicazione dell'esistenza di un villaggio tra Turenum (Trani) e Natiolum (Giovinazzo) è piuttosto tarda e si ritrova nell'Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, il registro delle stazione e delle distanze tra le località poste lungo le diverse strade dell'impero.

In seguito alla caduta dell'impero romano, Molfetta passa sotto il controllo dei Goti. Durante questo periodo furono rinforzate le mura della città, in risposta alle frequenti scorribande dei pirati saraceni, e fu parzialmente coperto il piccolo canale che separava il borgo, dalla terraferma. Nel primo documento ufficiale che attesta l'esistenza di Molfetta, infatti, si fa riferimento ad una “civitas” denominata Melfi, situata su una penisola chiamata Sant'Andrea. Questo primo documento è datato 925. L'antico villaggio si sviluppò ulteriormente sotto l'alterno dominio dei Bizantini e dei Longobardi. Nel 988 i saraceni distrussero alcuni casali situati nell'entroterra molfettese. Passata sotto il dominio dei Normanni, la città fu occupata, forse nel 1057, da Pietro, figlio di Amico Conte di Giovinazzo, avversario di Roberto d'Altavilla detto “il Guiscardo”. Fu lo stesso Guiscardo a cacciare Pietro e occupare Molfetta fra il 1057 e il 1058. Nel 1066 Conte di Molfetta era Gocelino de la Blace (o de Harenc), suocero di Amico II. Nel periodo 1073-1093 Amico II fu signore di Molfetta, anche se ancora per diverso tempo, ovvero sino al 1100, la città restò sotto l'influenza bizantina. Nell'ottobre del 1100 Goffredo, figlio di Amico II, era dominus (signore) di Molfetta.

Con il consolidamento del dominio normanno, città come Molfetta, Bari, Brindisi e Otranto divennero importanti punti di partenza durante il periodo delle crociate. A questo periodo risale la costruzione dell'Ospedale dei crociati, struttura adibita a ospizio per coloro che erano diretti in Terrasanta, edificato nei pressi della Basilica della Madonna dei Martiri.

Tra la fine del 1133 e la primavera del 1134, Molfetta fu concessa da re Ruggero II a Roberto I di Basunvilla, suo cognato. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta prima del 1142, Roberto II di Basunvilla, figlio di Roberto I e di Giuditta, sorella di Ruggero II, divenne il nuovo signore di Molfetta. A Roberto II, morto il 15 settembre del 1182, subentrò sino al 1187 sua sorella Adelasia. Successivamente, Molfetta, appartenente alla contea di Conversano, entrò a far parte del demanio fino al 1190, anno in cui la stessa contea fu concessa a Ugo Lupino. Dopo la sua morte, avvenuta intorno al 1197-1198, non lasciando eredi diretti, l'imperatrice Costanza, durante la sua reggenza del regno, ovvero dal 28 settembre 1197 al 27 novembre 1198, giorno della sua morte, ascrisse Molfetta nel regio demanio. La scomparsa dell'imperatrice e la minore età di Federico II crearono una situazione che ricondusse Molfetta nella contea di Conversano, allora amministrata (dal 1207) “ad interim” da Ruggero de Piscina, nipote del defunto Berardo I di Celano già Conte di Conversano. Solo dopo il dicembre del 1220 Federico II si riprese Molfetta, già dichiarata città regia da sua madre Costanza.

Nel periodo 1348-1352 la città appartenne a Giovanni Pipino, nobile barlettano, conte di Minervino e palatino di Altamura. Successivamente la città passò sotto il dominio degli Svevi, con Giovanna di Napoli e Roberto d'Angiò. Con la scomparsa di Luigi di Taranto e di Roberto d'Angiò, grazie a una bolla di papa Urbano V, in data 25 aprile 1365, Molfetta ritornò città demaniale. Nel 1383, Carlo III di Durazzo, divenuto re di Napoli dopo la morte di Giovanna I, donò la signoria di Molfetta a Giacomo del Balzo, principe di Taranto. L'anno successivo, Giacomo morì e non avendo ricevuto figli, il Principato di Taranto passò a suo nipote Raimondo del Balzo Orsini. In questo periodo la Puglia era teatro di lotta tra i due rami della famiglia angioina, il durazzesco Carlo III di Durazzo e il provenzale Luigi I d'Angiò. Molti signori locali approfittarono di questa situazione. Uno di questi fu il principe di Taranto Raimundus de Baucio de Ursinis dictus dominus Raimundus. Raimondo parteggiò prima per Carlo III di Durazzo, ma poi passò sotto la bandiera di Luigi I d'Angiò. Alla morte di Luigi I d'Angiò, il 15 settembre 1384, Carlo III rimase il legittimo re di Napoli, ma anch'egli, all'inizio del 1386, mori assassinato. La lotta per la successione al trono che ne seguì indusse Raimondo ad approfittare di questa ennesima confusione, tanto che egli, o nel medesimo anno (1386) o nel successivo, poté fregiarsi del titolo di signore di Molfetta.

Il 24 aprile del 1399, re Ladislao concesse alla città l'istituzione di una fiera franca da tenersi dall'8 al 15 settembre di ogni anno. Il 17 gennaio 1406 Raimondo del Balzo Orsini morì. Un anno dopo, il 23 aprile del 1407, re Ladislao si unì in matrimonio con Maria d'Enghien, vedova del predetto Raimondo, e incamerò tutti i beni del principato di Taranto. Per diploma del 4 maggio 1416, nel quale fu riassunto il privilegio concesso dall'imperatrice Costanza e da suo figlio Federico II, la regina Giovanna II confermò Molfetta città demaniale. Nel 1484 Giambattista Cybo, vescovo di Molfetta, divenne papa col nome di Innocenzo VIII.

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Molfetta

Dal XVI al XVII secolo

Molfetta ebbe commerci con altri mercati del Mediterraneo, tra cui Venezia, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, Amalfi e Ragusa (Croazia). Nel XII secolo, durante le Crociate, il passaggio dei pellegrini diretti verso la Terra Santa avevano dato alla città una certa rinomanza. Uno di questi pellegrini, Corrado di Baviera, divenne poi il patrono della città.

Con il passaggio del potere della città dai Durazzo agli Aragonesi, la situazione precipitò, in conseguenza dei difficili rapporti e dei contrasti tra francesi, spagnoli e italiani. Questa situazione portò a guerre e devastazioni in tutto il sud Italia, tra cui il “sacco di Molfetta” da parte dei francesi tra il 18 e il 19 luglio 1529.

Anni prima, il 15 aprile del 1522, nella città di Bruxelles, l'imperatore Carlo V aveva ratificato la vendita delle città di Giovinazzo e Molfetta — quindi nuovamente infeudata — concordata per il prezzo di 50.000 ducati d'oro, per diploma del 5 aprile 1522, in favore di Ferdinando de Capua d'Altavilla. Il 3 ottobre del medesimo anno, Carlo V aveva eretto in principato la città di Molfetta e concesso a Ferdinando de Capua il titolo di principe. Il 29 novembre 1523 Ferdinando de Capua era morto a Milano. Per testamento del 20 novembre Ferdinando aveva disposto erede universale sua figlia Isabella.

Alla morte di Ferrante I, il principato di Molfetta, come pure il ducato di Guastalla, passò a suo figlio Cesare I che, nell'aprile del 1560, si unì in matrimonio con Camilla Borromeo, sorella del cardinale Carlo Borromeo e del Conte Federico Borromeo. Cesare I ebbe quattro figli: due, Carlo e Ippolita, nati forse da relazioni antecedenti al matrimonio e due da Camilla, Margherita e Ferrante II. Quest'ultimo nel 1575 successe al padre nella contea di Guastalla sotto la tutela della madre.

Ferrante II nel 1587 sposò Vittoria Doria, figlia di Gian Andrea di Giannettino Doria e Zenobia di Marc'Antonio Dei Carretto (o del Caretto). Il 10 settembre 1580 il principe di Melfi, Gian Andrea Doria, e Ferrante II sottoscrissero i capitoli per il matrimonio. La dote fu stabilita in 100.000 ducati. Il 22 giugno 1618 Vittoria Doria fece il suo testamento con il quale dispose erede universale tutti i suoi figli. Alla sua morte Ferrante II lasciò dieci figli, sei maschi e quattro femmine, avuti dal matrimonio con Vittoria Doria. Suo successore fu Cesare II. Nel 1612 sposò Isabella, figlia di Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano, morta nel 1623 all'età di 25 anni. Quest'ultima diede alla luce due figli: Vespasiano e Ferrante III che nel 1647 sposò Margherita d'Este, figlia di Alfonso III d'Este, duca di Modena. Per testamento del 3 gennaio 1632 Cesare II istituì erede il primogenito Ferrante III.

Il 28 giugno 1635 comparve nella Gran Corte della Vicaria il principe Ferrante III, ove presentò istanza di voler ritenere la città di Molfetta, in virtù del credito riveniente da due doti matrimoniali: quella di sua madre, Isabella Orsini, e quella di Vittoria Doria, sua avola, del valore di 100.000 ducati ciascuna, per un totale di 200.000 ducati. Somma che apparteneva interamente a Ferrante III, per la sua quota e come cessionario dei suoi zii Carlo, Vincenzo, Andrea, Giovanni e Francesco, figli di Vittoria Doria. Per decreto del successivo 13 luglio dello stesso anno, il Tribunale della Gran Corte concesse a Ferrante III la facoltà di ritenere la città di Molfetta dopo l'esecuzione di una perizia estimativa della stessa. In esecuzione di questo decreto si procedette all'apprezzo della città di Molfetta, operazione eseguita a cura del Tavolario, signor Felice di Riso, il quale, con sua relazione dell'8 agosto 1635, stimò il valore della città pari a 102.971 ducati. Valore definitivo certificato e convalidato per altro decreto del 23 agosto 1635.

Il 2 aprile del 1640 per atto rogato dal notaio Giovanni Francesco Poggio di Genova, il nobile Giacinto Biaggio, procuratore di Ferrante III Gonzaga, vendette a Gian Stefano Doria, il quale nello stesso atto nominò suo nipote Luca Spinola, la città di Molfetta per 170.000 ducati, di questa cifra 161.219 ducati costituivano il debito del Gonzaga nei confronti del Doria. Il successivo 4 maggio 1640 Ferrante III Gonzaga ratificò l'atto di compra-vendita. In realtà, la vendita della città non trovò piena e immediata esecuzione perché il Regio Consiglio Collaterale, in data 11 luglio 1640, sospese a Luca Spinola il possesso della stessa. Questa situazione fu risolta nel biennio 1643-1644 ossia dopo l'impetrazione dell'assenso reale e la concessione dell'exequatur al regio assenso. Il feudo sarebbe poi passato per successione degli Spinola alla famiglia milanese dei Gallati Scotti fino al 1798, quando tornò demaniale. Sette anni dopo l'acquisto della città, il 20 aprile dell'anno 1647, i coniugi Luca, figlio di Gaspare Spinola, e Pellina, figlia di Giovanni Battista Spinola, si recarono in visita a Molfetta.

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Molfetta

Dal XVIII al XXI secolo

Nel '700 la città vive un periodo di fioritura, soprattutto nelle arti. In questo periodo opera il Corrado Giaquinto, pittore di fama mondiale, le cui opere sono oggi esposte in numerosi musei, in Italia e all'estero. Con il trattato di Utrecht del 1714, che pose fine alla guerra tra Filippo V e gli Stati d'Europa, il Regno di Napoli cessò di essere dominio spagnolo e divenne dominio austriaco. Iniziò così l'occupazione austriaca di Molfetta. Tra il 1734 e il 1735 Molfetta subì lo stesso destino del resto del sud Italia e della Sicilia, entrando a far parte dei domini borbonici di Carlo I.

In età napoleonica, precisamente il 5 febbraio 1799, la città fu teatro di sanguinosi tumulti, in parte causati dal comune sentimento anti-francese, anche perché il Regno di Napoli era stato conquistato da Napoleone, in parte dovuti a motivazioni socio-economiche. Nel 1815, con il Congresso di Vienna, Ferdinando I riconquistò il potere e divenne sovrano del Regno delle Due Sicilie, restaurando il dominio dei Borbone nel sud Italia. Di conseguenza sorsero, anche a Molfetta, alcune società segrete come quella dei Filadelfi, in lotta per la libertà.

Dopo un avvicendamento di potere tra francesi e austriaci, la località seguì le vicissitudini dell'Italia unita. Nell'ottobre del 1860 infatti si tenne nella Piazza Municipio di Molfetta, il plebiscito per l'annessione del Regno delle due Sicilie al governo di Vittorio Emanuele II, il cui esito decretò l'annessione del regno all'Italia unificata. Nel 1910 Molfetta fu colpita da un'epidemia di colera, che decimò la popolazione.

Assai grande fu il tributo di vite umane che la città pugliese dové subire durante la prima guerra mondiale offrendo alla patria il sacrificio di 500 concittadini, tra cui quello del maggiore Domenico Picca. Dopo alcuni mesi dall'inizio della guerra, la città subì un cannoneggiamento da parte di una unità della marina austriaca e successivamente subì un attacco aereo; al termine del conflitto più di 500 morti tra la popolazione.

Negli anni 30 del '900 furono completate la biblioteca e l'ospedale, successivamente intitolato a Don Tonino Bello. Anche durante la seconda guerra mondiale Molfetta pagò il suo tributo di vite umane. Il 6 novembre 1943 un aereo tedesco, scambiata la scuola elementare “Cesare Battisti” per una caserma, sganciò una bomba che fece crollare l'angolo di una palazzina, causando delle vittime.

Dopo la seconda guerra mondiale la fisionomia della città venne profondamente modificata, con la costruzione di nuovi quartieri. In seguito al crollo di una palazzina, nel 1964, iniziò un lento abbandono del centro storico, che solo negli ultimi anni sta vedendo dei primi segni di rinascita. La città è una delle tappe del viaggio di Carlo, principe del Galles, e della principessa Diana, nel loro viaggio in Italia. Il 2 maggio 1985 la coppia visita l'Istituto Apicella, adibito all'educazione dei bambini sordomuti.

Il 7 luglio 1992 viene assassinato il sindaco di Molfetta, Giovanni Carnicella, con un colpo di fucile a canne mozze. L'assassino, tale Cristoforo Brattoli, è un impresario che si era visto negare dal Comune il permesso per organizzare in città un concerto del cantante Nino D'Angelo. Nel 2005 uno studente molfettese scopre, nei pressi della dolina carsica del Pulo, delle orme appartenenti a diverse specie di dinosauri. In particolare vengono ritrovate impronte di Ornitopodi, Sauropodi e Teropodi.

Il 7 ottobre 2013 viene indagato, insieme ad altri 60 tra funzionari comunali, ex amministratori e politici, l'ex sindaco Antonio Azzollini in una maxi truffa da 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto commerciale, appaltata nel 2007 e mai terminata. Il 20 aprile 2018, in occasione del 25º anniversario della morte di Don Tonino Bello, Molfetta riceve la visita di Papa Francesco che celebra la messa alla presenza di circa 40mila persone. Quasi un anno dopo, il 7 aprile 2019, viene inaugurato un monumento in piazza Garibaldi per ricordare la venuta del Santo Padre; si tratta di una riproduzione della croce pastorale di Don Tonino, realizzata in acciaio COR-TEN, accanto alla quale viene collocato l'albero di ulivo già posizionato sul palco sul quale il Papa aveva celebrato la messa.

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Molfetta

La Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa di Sant’Andrea o, come viene spesso chiamata, di Sant’Antonio, è situata in via Piazza, nella parte più antica di Molfetta. È stata la prima chiesa di cui si abbia notizia a Molfetta, tanto che esisteva già nel 1126. Dopo essere rimasta sconsacrata per diversi anni nel XIV secono, fu restaurata nel 1546 dai figli di Graziano de Iudicibus i quali la dedicarono alla Visitazione della Beata Vergine Maria e all'apostolo Andrea. Nel 1652 venne ampliata per poter erigere l'attuale cappella di Sant'Antonio da Padova, venerato anc'esso in questa chiesa. All'interno, infatti, c'è la copia della statua lignea del santo, commissionata dal Priore G. Alfonso Calò nel 1709, che veniva portata in processione nel mese di giugno, tradizione continuata fino al 1825. Sempre nella chiesa si trova un organo 8' a 19 canne costruito da Giuseppe Rubino nel 1771, posto in cantoria sulla porta principale e racchiuso in una cassa lignea intagliata e dorata.

Chiesa di Sant’Andrea a Molfetta
Chiesa di Sant’Andrea a Molfetta
Organo della chiesa di Sant’Andrea
Organo della chiesa di Sant’Andrea

Martina Franca

Martina Franca oggi

Stemma del comune di Martina Franca
Stemma del comune di Martina Franca

Martina Franca è un comune italiano di 48.660 abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Nota per l'architettura barocca e il festival musicale della Valle d'Itria, la cittàsi trova a 431 metri sul livello del mare ed è situata su una delle ultime colline meridionali nel sud-est dell'area della Murgia. Si affaccia sull'affascinante Valle d'Itria, una bellissima regione con alberi e case bianche denominate “trulli”. L'attrazione principale della città è sicuramente il centro storico, un tipico esempio di arte barocca, con le sue strade eleganti, le sue viuzze bianche, le sue eleganti dimore e le sue maestose e monumentali chiese. Oltre ad un paesaggio affascinante, caratterizzato da antiche “casedde”, i già menzionati “trulli” e le tipiche fattorie locali chiamate “masserie”, Martina Franca è circondata da un territorio carsico, ricco di suggestive grotte.

Comune di Martina Franca
https://www.comunemartinafranca.gov.it

Panorama di Martina Franca
Panorama di Martina Franca

Il termine Martina deriva dalla devozione degli abitanti già dal Mille a San Martino di Tours. Infatti il primitivo insediamento della città nacque su monte detto appunto di San Martino, mentre l'aggettivo Franca fu aggiunto da Filippo I D'Angiò nel 1310 quando riconobbe alla città diversi privilegi, ossia franchigie e la demanialità perpetua. Allora nel 1310 la città fu chiamata Franca Martina, poi nel corso dei secoli, perdendo la demanialità perpetua, scomparve l'aggettivo Franca. Solo dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, la città fu ribattezzata Martina Franca.

Trulli a Martina Franca
Trulli a Martina Franca

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Martina Franca

Storia di Martina Franca

Monte Fellone è un colle delle Murge meridionali, che raggiunge un'altitudine di 300 m s.l.m., situato al confine tra la provincia di Brindisi e quella di Taranto, e compreso nei territori delle frazioni di Specchia Tarantina, nel comune di Martina Franca, e di Monte Fellone nel comune di Villa Castelli. Si tratta di uno dei più antichi insediamenti umani in Italia. I ritrovamenti della grotta Monte Fellone, che comprendono fra l'altro frammenti di ceramica impressa, incisa e graffita, oggetto di scavi archeologici negli anni Sessanta, testimoniano la presenza umana dal neolitico al IV secolo dopo Cristo. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di cavalli risale già al Medio Neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia e unico in Puglia. Numerose sono le specchie, la più nota delle quali è Specchia Tarantina, in corrispondenza del confine tra i territori messapi e tarantini, con funzione difensiva, di controllo del territorio e di demarcazione territoriale.

Nell'Alto medioevo il territorio è stato sotto l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero Romano d'Oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni. I resti di alcuni grandi muri a secco, detti paretone, potrebbero essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovest. Nel IX secolo un gruppo di ebrei fuggitivi da Oria, e tra i pochi superstiti della grande comunità ebraica di Oria si aggrega all'insediamento sorto intorno al casale San Salvatore nella Lama del Fullonese.

Le origini di Martina Franca, come borgo, risalgono al X secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori. Nel XIII secolo difatti il monte rientra nelle proprietà di Glicerio de Persona, signore delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina.

Il borgo parteggiò per Corrado IV di Svevia, figlio di Federico II di Svevia e Re di Sicilia, contro gli Angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia, l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio, da lui condannato per fellonia, che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi, insieme ai figli Gervasio, Giovanni e Perello, e condotto infine al patibolo. Intorno al 1300 Martina Franca fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò. Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei servigi da lui svolti.

Tra XIV e XV secolo si insediò la Comunità ebraica di Martina Franca, sottoposta a tentativi di conversione e a soprusi dai martinesi. Difatti il comune di Martina chiese ed ottenne dal re Federico d'Aragona di proibire ai “cristiani novelli”, ebrei convertiti, di sporgere denuncia nei confronti dei cittadini di Martina che li avevano saccheggiati e vietò loro sempre su richiesta esplicita dell'università di Martina di vivere in città. La Giudecca di Martina è localizzabile nelle attuali via degli Orfanelli, con l'appendice di via Cappelletti e nel vico Montedoro.

Il territorio di Martina Franca all'epoca consisteva in un castello situato storicamente nell'attuale zona denominata “Montedoro”, e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per l'insediamento rurale di massari, ovvero di contadini affittuari di terreni e masserizie. Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata “Franca”.

Tra il 1770 e il 1776 sant'Alfonso Maria de' Liguori tentò più volte di costruire una missione redentorista nel territorio di Martina Franca e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: «Dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali».

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Barletta

Barletta oggi

Stemma del comune di Barletta
Stemma del comune di Barletta

Barletta è un comune italiano di 94.546 abitanti, capoluogo insieme ad Andria e Trani della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia. Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre a essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come confine territoriale tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce. Il comune di Barletta, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico ricordato per la storica battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d'arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche.

Panorama di Barletta
Panorama di Barletta

Il primo nome della città è stato Barduli, che appare nella Tavola Peutingeriana nella forma dell'accusativo Bardulos. Il toponimo, secondo un'ipotesi ottocentesca, sarebbe derivato dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei. Durante l'Alto Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli (pl.) o Barulum (sing.). In volgare pugliese latinizzato, la città era detta Varolum o Varletum, forma che ricorda il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrètt' (femm. sing.). Solo a partire dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta. Tuttavia, nel Decameron di Giovanni Boccaccio (metà del XIV secolo), la città è ancora detta Bàrolo (Giornata nona, Novella decima).

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Barletta

Dalle origini al medioevo

Le prime testimonianze su Barletta, citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana, risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium, centro di maggior rilievo perché nell'entroterra, oltre alle risorse naturali, vi era anche un clima salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle. Nel 216 a.C. nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne l'omonima battaglia che determinò la pesante sconfitta dei Romani da parte dell'esercito di Annibale. Prima di finire nell'orbita di Roma l'antica Bardulos si trovava in un crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.

La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa, dopo la distruzione di Canne, nel 547, ricevette una prima ondata migratoria di superstiti cannesi; in seguito all'arrivo dei Longobardi, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi. L'incursione saracena dell'848 e la devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli, che, così, poneva le basi per diventare una vera e propria civitas.

La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una delle tappe importanti per i crociati e per tutto il traffico commerciale verso la Terra santa. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni. L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana. Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani. La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta.

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Barletta

Il Priorato di Barletta

La domus priorale di Barletta era posta su una spianata poco fuori le mura della città, data la sua origine a poco dopo la metà del XII secolo in sostituzione di quella di Bari, demolita a seguito della ribellione del 1156. Sebbene già in rovina nel 1399, rimase attiva fino al 1528 anno in cui venne distrutta dai francesi comandati da Renzo de Ceri. Trasferita entro le mura della città, vi rimase fino alla metà del XVI secolo quando fu trasportata definitivamente nella chiesa del Santo Sepolcro, abbellita in seguito dai priori fra’ don Tommaso Castromediano, De Giovanni e Piccolomini con un campanile sul quale fecero apporre le armi dell’Ordine. Nella sacrestia avvenivano le riunioni dell’Assemblea priorale. Tra le reliquie, era conservato un pezzo della croce di Gesù. Attaccata alla chiesa, si trovava l’Ospedale dei pellegrini, proprietà dell’Ordine e servito dai Cavalieri.

La commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi
La commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi

Tra i vari beni, il Priorato aveva diversi territori che gli rendevano una rendita più che cospicua:

  • i due Baliaggi di Santo Stefano e della SS. Trinità di Venosa;
  • la commenda magistrale, riservata cioè al Gran Maestro, di Maruggio;
  • la commenda di San Giovanni di Troia, una delle più antiche proprietà dell’Ordine, vede la sua prima citazione nella bolla di papa Lucio III del 1182 che concede all’Ordine le chiese del santo Sepolcro di Troia e quella di santa Maria di Balneo;
  • la commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi;
  • la commenda di Grassano, la cui origine si fa risalire al XIV secolo, aveva una casa commendale con giardino, cantina con neviera, quattro grotte e una macchia boscosa detta la Padula;
  • la commenda di Santa Maria di Picciano di Matera;
  • la commenda di Molfetta e Terlizzi, nata nel 1199 da una donazione fatta all’Ospedale di Bari da un certo Giovanni Terlizzi;
  • la commenda di San Primiano di Larino;
  • la commenda di San Giovanni di Monopoli, che prendeva il nome dalla chiesa di san Giovanni esistente prima del 1350 in Monopoli;
  • la commenda di Santa Caterina di Bari, Ruvo e Bitonto, costituita nel 1768 dall’unione appunto di santa Caterina di Bari e di Ruvo e Bitonto;
  • la commenda di Nardò, composta di olivate nella zona di Lequile e di vigneti in Corsano;
  • la commenda di Foggia, costituita da varie proprietà nel territorio del Tavoliere delle Puglie, era zona di passaggio delle greggi provenienti dagli Abruzzi;
  • la commenda di San Giovanni di Barletta e del Santo Sepolcro di Brindisi;
  • ile commende di Pozzo Monaco e di Torretta di Barletta, smembrate dal Priorato nel giugno 1780, erano costituite entrambe da due masserie;
  • la commenda di Torre di Lama, masseria in territorio di Foggia, smembrata dal Priorato nel 1786;
  • ile commende di Putignano la Maggiore e la Minore;
  • la commenda di San Guido di Casamassimi, fondata tra il 1760 e il 1770 da Guidotto Maria Casamassimi;
  • la commenda di Lizzano, fondata nel giugno 1771 dalla nobile famiglia Chyurlia, era riservata al primogenito o rappresentate della famiglia con anzianità nell’Ordine e, in caso di vacanza, veniva amministrata dal capo della famiglia o dal Ricevitore di Barletta;
  • il canone dei Beni di Nola, di cui era titolare fra’ Cesare de Ildaris dal 1776 per grazia magistrale del Gran Maestro de Rohan.
Pianta ignografica del Piano della Massara
Pianta ignografica del Piano della Massara

Fondo Cabrei
1599-1804
Archivi dell'Ordine di Malta
Roma

Barletta

Dal Rinascimento all'era moderna

All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vide coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si tenne il 13 febbraio 1503 nell'agro tra Andria e Corato, nel territorio della città di Trani e si concluse con la vittoria della compagine italiana, guidata dal capitano Ettore Fieramosca. La città divenne roccaforte degli spagnoli, che ne ampliarono le mura ed il castello. Nel 1528, già lacerata da divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali da portare alla distruzione chiese ed edifici conventuali. Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo 1657; nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.

La lapide commemorativa dell'eccidio tedesco del 12 settembre 1943 presso il Palazzo delle Poste. Sul muro sono visibili i fori dei proiettili. Segnali di rinascita si registrarono soltanto alla fine del XVIII secolo, in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. Proprio durante il periodo murattiano, nel 1809, gli ordini religiosi presenti in città furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata ad arcidiocesi da papa Pio IX col nome di arcidiocesi di Barletta. Negli anni del risorgimento innumerevoli furono le gesta del concittadino Angelo Raffaele Lacerenza, tanto che le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dei movimenti unitari nel sud Italia e alla formazione dell'esercito meridionale con la Brigata "Barletta".

Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi che videro coinvolto il cerignolano Giuseppe Di Vittorio. Il 24 maggio 1915 fu colpita dalla nave austriaca S.M.S. Helgoland, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello, la ferrovia marittima ed alcune abitazioni nei pressi della Cattedrale. La città non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere Turbine. Alla vigilia della guerra fu ricostituita la Brigata "Barletta" e impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie, tra cui la nona battaglia dell'Isonzo.

Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza. Dopo aver ricevuto il fonogramma in cui si chiedeva di considerare le truppe tedesche come nemiche, il colonnello Francesco Grasso, posizionò le truppe del presidio barlettano a difesa delle vie d'accesso alla città, e solo dopo due giorni di attacchi da parte nazista la città fu costretta alla resa per evitare che fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia che produssero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti. L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili urbani e due netturbini furono fucilati per rappresaglia presso il Palazzo delle Poste, erroneamente incolpati dell'uccisione di un tedesco, avvenuta il giorno precedente. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia d'oro al valor militare ed al merito civile.

Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa. Per il triste evento la città fu visitata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Gli anni sessanta anche per Barletta costituirono un periodo florido per la ripresa economica, con l'insediamento di nuove industrie, la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'inaugurazione del museo di Canne e il completamento del Palazzo di Città. Dal 1976 al 1996 la città andò incontro a vent'anni di incertezze governative e al susseguirsi di sedici giunte, trovando nell'amministrazione del sindaco Francesco Salerno un periodo di stabilità politica, tanto da confermare il suo mandato per la seconda volta consecutiva.

Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia autonoma da quella di Bari. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani, in seguito identificata tramite Decreto del presidente della Repubblica n. 133 del 15 febbraio 2006, con la sigla "BT". Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 6 e 7 giugno 2009 ed hanno eletto Francesco Ventola primo Presidente della provincia.

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