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Regioni, città e paesi relativi alla famiglia o al ramo familiare qui trattato.

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Regione Puglia
OggiRegione PugliaLa Puglia oggi
PreistoriaRegione PugliaLa Puglia nella Preistoria
DauniRegione PugliaDauni, Peuceti e Messapi
RomaniRegione PugliaLa Puglia nel periodo Romano
BizantiniRegione PugliaOstrogoti, Bizantini e Longobardi
SaraceniRegione PugliaSaraceni e Bizantini
NormanniRegione PugliaI Normanni e la Contea di Puglia
RegnoRegione PugliaIl Regno di Sicilia
SveviRegione PugliaLa Puglia e gli Svevi
DopoguerraRegione PugliaLa Puglia nel Dopoguerra
Molfetta (BA)
OggiMolfettaMolfetta oggi
Origini-XVMolfettaDalle origini al XV secolo
XVI-XVIIMolfettaDal XVI al XVII secolo
XVIII-XXIMolfettaDal XVIII al XXI secolo
S.AndreaMolfettaLa Chiesa di Sant’Andrea
Martina Franca (TA)
OggiMartina FrancaMartina Franca oggi
StoriaMartina FrancaStoria di Martina Franca
Barletta (BA)
OggiBarlettaBarletta oggi
MedioevoBarlettaDalle origini al medioevo
DomusBarlettaIl Priorato di Barletta
ModernaBarlettaDal Rinascimento all'era moderna

Regione Puglia

La Puglia oggi

Stemma della Regione Puglia
Stemma della Regione Puglia

La Puglia è la regione più a oriente d'Italia, è bagnata a nord-est dal Mar Adriatico e a sud dal Mar Ionio, confina a sud-sudovest con la Basilicata, a ovest-sudovest con la Campania e ad ovest con il Molise. La Puglia è divisa in cinque province: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce. Bari è il capoluogo di regione. Nel giugno del 2004 è stata istituita una sesta provincia, quella di Barletta-Andria-Trani, detta anche «dell'Ofanto».

Puglia
Puglia

Popolosa regione dell'Italia meridionale (19.357 km² e 4.049.372 ab.), la Puglia è seconda solo al Veneto per l'estensione delle aree pianeggianti: 53% del territorio contro il 56% del Veneto. I centri abitati accolgono il 97% dei residenti, mentre solo il 3% è distribuito in nuclei e case sparse sul territorio.

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La Puglia nella Preistoria

Grotta Paglicci, nei pressi di Rignano Garganico, in provincia di Foggia, ad oggi, è uno dei più importanti siti paleolitici d'Europa. Ha restituito in quarant'anni di scavi oltre 45.000 reperti databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni da oggi (Paleolitico Inferiore, Medio e Superiore). Sempre sul Gargano, sul letto e la foce del torrente Romandato, vicino Ischitella, sono stati ritrovati resti di Homo erectus. Il numeroso materiale rinvenuto in questa zona, racconta storie di pietra in bifacciali amigdaloidi e manufatti su scheggia, indispensabili per la caccia e la preparazione del cibo. E l'uomo qui, e in tante altre località soprattutto del Gargano settentrionale, si insedia e progredisce nel dominio del mondo circostante, fino al Paleolitico medio, in cui appare l'Homo neanderthalensis.

Altri studi e ricerche effettuati negli ultimi anni hanno rivelato che il Salento fosse abitato già nel Paleolitico medio (circa 80.000 anni fa). Nelle tante grotte naturali dovute alla natura calcarea del territorio, sono stati rinvenuti utensili di selce. Un'importante scoperta archeologica riguarda alcune statue ossee rinvenute nella Grotta delle Veneri presso Parabita, le quali dimostrano l'esistenza già 20.000 anni fa di culti riguardanti la fertilità; quelle della Grotta delle Mura a Monopoli che dimostrano la presenza di abitanti già nel Musteriano (Paleolitico Medio); la Grotta Spognoli ed ancora Grotta Paglicci, nella quale sono stati ritrovati diversi reperti risalenti al Paleolitico Medio e Superiore. Probabilmente si trattava di ominidi appartenenti alla specie uomo di Neanderthal, mentre quella dell'homo Sapiens Sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico superiore (Periodo risalente a circa 35.000 anni fa).

Un'altra importante testimonianza dei “primi pugliesi” è rappresentata da un ominide donna vissuta 25.000 anni fa scoperta ad Ostuni la cui importanza sta nel fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia. In località Passo di Corvo, alle porte di Foggia, troviamo il sito archeologico del Neolitico più grande e tra i più datati d'Europa (dal VI al IV millennio a.C.). In questa area, dal Medioriente, giunse in Italia la pratica dell'agricoltura, favorita dalla fertilità del tavoliere di Puglia. Sempre nel capoluogo Dauno, sono stati trovati altri importanti siti del neolitico, nell'area della villa comunale, dell'ex ippodromo ed in località Pantano, tra i quartieri Ordona Sud, San Lorenzo e Salice Nuovo. Durante il calcolitico si afferma l'importante cultura di Laterza

Numerosi nella regione i graffiti come quelli della Grotta Romanelli, presso Castro, e della Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco. Recenti scavi effettuati a Roca Vecchia hanno inoltre evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.). Nella stessa area si trova un altro sito archeologico importante: la grotta della Posia piccola, riscoperta dagli archeologi nel 1983; essa si sviluppa circolarmente su una superficie di 600 m² e reca numerosissime iscrizioni votive, talvolta sovrapposte, di epoche e civiltà differenti, che risalgono all'VIII-II secolo a.C. Altre importanti testimonianze ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni megalitiche, soprattutto nel Salento, come i dolmen, menhir e specchie, che nei secoli successivi furono adibite al culto del Cristianesimo.

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Dauni, Peuceti e Messapi

L'antica Japigia, popolata in origine da genti sia illiriche che greche, comprendeva i territori della Daunia (la Puglia settentrionale), della Peucezia (Puglia centrale) e la Messapia (penisola salentina). Di contro, i monti della Daunia erano saldamente in mano ai Sanniti e agli Irpini; il più rilevante tra i loro numerosi oppida dovette essere Vescellium, citato da Livio e da Plinio.

I Dauni svilupparono una ricca cultura peculiare, non priva però di contatti con altre popolazioni vicine sia greche che indigene, seppur mantenne una sua precisa “indipendenza” culturale. Tra i reperti più significativi di questa civiltà spiccano senz'altro le famose steli daunie, blocchi lapidei scolpiti risalenti al VI secolo a.C., trovate nella piana sud di Siponto, presso Manfredonia, e oggi conservate nel Museo nazionale di quella città. Rappresentano figure umane maschili e femminili fortemente stilizzate ed erano infisse verticalmente nel terreno, in corrispondenza delle sepolture di coloro che raffiguravano. I principali centri dauni erano Tiati (presso San Paolo di Civitate), Casone (presso San Severo), Luceria (Lucera), Merinum (Vieste), Monte Saraceno (presso Mattinata), Siponto, Coppa Nevigata, Cupola, Salapia (parzialmente in agro di Cerignola), Arpi (presso Foggia), Aecae (presso Troia), Vibinum (Bovino), Castelluccio dei Sauri, Herdonia (Ordona), Ausculum (Ascoli Satriano), Ripalta (presso Cerignola), Canosa e Venosa, quest'ultima nell'attuale Basilicata.

I Peuceti abitavano il territorio che occupava la parte centrale dell'Apulia, corrispondente più o meno all'attuale provincia di Bari, in un'epoca in cui l'attuale capoluogo pugliese era ancora un centro minore, soprattutto rispetto alle fiorenti città di Canosa, Silvium (l'odierna Gravina in Puglia), Ruvo di Puglia, Bitonto, Azetium (l'odierna Rutigliano), Norba e Trani.

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (cioè “Terra fra due mari”), era abitata dai Messapi, popolazione di origine illirica o egeo-anatolica. Le città principali, oggi ricordate come dodecapoli messapica per assimilazione con la dodecapoli etrusca, erano in realtà almeno 13: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hyretum/Veretum (Vereto), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Thuria Sallentina (Roca Vecchia) e, ai limiti settentrionali della penisola, l'importante città di Egnazia.

La fondazione della città di Taranto, importantissimo porto della Magna Grecia, è datata tradizionalmente al 706 a.C., in seguito al trasferimento di alcuni coloni Spartani in questa zona per necessità di espansione o per ragioni legate al commercio. La colonia tarantina Taras intrattenne lunghi rapporti conflittuali con le popolazioni messapiche. Ad esempio, Erodoto narra dello sterminio degli eserciti di Tarentini e Reggini avvenuto nel 473 a.C. ad opera dell'alleanza stipulata tra Messapi e Lucani. Nel V secolo a.C. Taras si allineò alla politica di Sparta, e visse il periodo di maggiore floridezza durante il governo settennale di Archita, che segnò l'apice dello sviluppo e il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell'Italia meridionale. Risale a quel periodo l'occupazione dell'isola su cui sorgerà la futura Gallipoli, che i Tarantini utilizzarono come scalo commerciale. Dal 343 a.C. al 338 a.C. i Tarantini si scontrarono nuovamente con i Messapi, rimediando una sconfitta che culminerà con la morte del Re spartano Archidamo III, accorso in aiuto della città magno-greca.

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La Puglia nel periodo Romano

I Romani conquistarono la regione nel corso delle guerre contro i Sanniti e contro Pirro tra il IV e il III secolo a.C. Per tutte le città della Puglia si preparava la conquista dei Romani, conclusasi intorno al 260 a.C., i quali ben presto si accorsero della posizione strategica della regione che, con il porto di Brindisi, rappresentava la via per la conquista dei Balcani e della Grecia.

La Puglia centro-settentrionale fu attraversata durante il periodo imperiale dalla via Traiana, che univa Benevento a Brindisi passando per Herdonia; di tale città rimangono i resti del fiorente centro romano, in particolar modo del macellum, del foro, delle terme oltre che della stessa via Traiana, che successivamente attraversava anche la città romana di Canusium. Testimonianze documentate da Strabone e Plinio il Vecchio indicano inoltre la presenza sul Gargano di una città, Yria (o Uria), che probabilmente svolgeva un ruolo importante nel periodo romano dato che aveva il permesso di coniare moneta.

Bari, una volta conquistata, godette della qualifica di municipium cum suffragio, status che offriva la possibilità di legiferare e creare delle proprie istituzioni, pur dipendendo di fatto da Roma. Il capoluogo poté creare una zecca e realizzò un pantheon, dedicato alle sue divinità pagane.

Nel III secolo a.C. Taranto, orgogliosa della sua origine greca, cercò di ostacolare le mire espansionistiche di Roma nell'Italia meridionale e strinse un'alleanza con Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno. Gli scontri tra Epiroti e Romani cominciarono nel 280 a.C., e furono sempre durissimi e costosi in termini di vite umane. Con il ritiro epirota determinato dalla sconfitta di Maleventum, i Tarantini chiamarono allora una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio lasciato da Pirro. Per tutta risposta la città fu consegnata al console romano Lucio Papirio Cursore, e così Taranto cadde in potere dei Romani nel 272 a.C. Diventato presidio romano, la città fu citata da numerosi autori classici come luogo di divertimento della gioventù romana.

Brindisi, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le “Lettere Brindisine” e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia.

Con la conquista romana, avvenuta tra il 269 a.C. e il 267 a.C., Lecce latinizzò il suo nome in Lupiae, passando da statio militum (stazione militare) a municipium (comunità cittadina affiliata a Roma). La città conobbe un periodo di notevole magnificenza sotto la guida dell'Imperatore Marco Aurelio. Il nucleo cittadino si spostò poi di circa 3 km a nord-est e prese il nome di Licea o Litium. La nuova città fiorì in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).

La Puglia si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Livio Andronico, Quinto Ennio e Marco Pacuvio. Il dominio romano favorì la realizzazione di importanti infrastrutture e opere pubbliche. Fu costruita la via Appia che, passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi: la fine della Regina Viarum è segnata ancora oggi da due imponenti colonne. Da Brindisi partiva anche la via Traiana, la quale passava da Egnazia (città che segnava il confine del territorio messapico e l'inizio di quello peuceta), Bitonto, Ruvo, Canosa ed Herdonia, per poi ricollegarsi alla via Appia nei pressi di Benevento.

A dimostrazione delle differenze presenti attualmente tra la Puglia del nord e la Puglia del sud, i Romani distinsero nella Regio II Apulia et Calabria l'Apulia dalla Calabria (l'attuale Salento), cioè due realtà contigue e simili ma con delle opportune differenze politico-culturali.

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Ostrogoti, Bizantini e Longobardi

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la Puglia fu sconvolta da una serie di guerre che interessarono Bizantini, Ostrogoti, Longobardi e Saraceni. Dapprima l'Italia fu conquistata dagli Ostrogoti di Teodorico che ne detennero il controllo fino alla prima colonizzazione bizantina, quando a seguito della guerra bizantino-gotica (535 - 553) voluta da Giustiniano I per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma, Belisario prima e poi Narsete procedettero alla conquista dell'intera penisola. Durante le guerre furono distrutte e depredate città come Arpi ed Herdonia, mentre Totila, re degli Ostrogoti, creò successivamente un forte presidio a Taranto. Il generale bizantino Narsete, successore di Belisario, sconfisse Totila e completò la conquista della penisola.

Nel 568 ci fu una seconda invasione dell'Italia ad opera dei Longobardi di Alboino che conquistarono pian piano gran parte dell'Italia. Nella primavera del 663 il Basileus Costante II Eraclio sbarcò a Taranto con una flotta, e strappò ai Longobardi la città, le Murge, il Salento e il Gargano. Tornato l'Imperatore a Costantinopoli, i Longobardi ripresero la lotta, prima col duca Grimoaldo, e poi con il di lui figlio Garibaldo, che nel 686 riconquistò Taranto e Brindisi. Intanto i Longobardi, sebbene ad oggi non si conoscano i modi e i tempi, conquistarono la Puglia e il Bruttium settentrionali con incursioni anche più a sud. Brindisi era stata distrutta nel 674 dai Longobardi di Benevento guidati da Romualdo, e nel IX secolo fu sede, nel sito di Torre Guaceto, di un campo trincerato saraceno. Ripresa dai Bizantini, ne restò in possesso sino alla conquista normanna nel 1070.

Nella prima metà del VII secolo, i Longobardi erano giunti poco più a sud dell'Ofanto. L'ulteriore avanzata fino alla soglia messapica sarebbe avvenuta successivamente con Romualdo I. La penisola salentina divenne una terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Questi ultimi, intorno al VII secolo, fondarono il Ducato di Calabria, aggregando la regione del Bruzio (l'attuale Calabria) alle terre che già possedevano nel Salento. Fu in questa occasione che il nome Calabria finì per designare l'odierna regione calabrese, mentre il Salento venne progressivamente conquistato dai Longobardi che finirono per prendere anche la capitale del ducato, Otranto. Nel 757, nel periodo in cui Longobardi e Bizantini stipularono la pace e si spartirono il territorio, la città idruntina venne restituita all'Impero insieme alla parte meridionale del Salento, ma ormai la trasmigrazione del nome Calabria era compiuta.

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Saraceni e Bizantini

L'inizio del IX secolo fu caratterizzato invece dalle lotte interne che indebolirono il potere longobardo. Già dall'VIII secolo iniziarono inoltre le scorrerie dei Saraceni, che dureranno fino all'anno 1000. Nell'840 Taranto fu conquistata dai Saraceni che divenne la principale base delle scorrerie nell'alto Adriatico. Nell'847 fu la volta di Bari che divenne un vero e proprio emirato. Bari fu conquistata nell'871 dai Longobardi e nell'876 dai Bizantini e divenne il maggior centro politico, militare e commerciale dell'Impero romano d'Oriente, in Italia. Nell'871, e successivamente nell'875, Taranto accolse le truppe musulmane destinate al saccheggio della Campania e della Puglia. Nell'880 l'Imperatore Basilio I il Macedone, deciso a sottrarre ai Saraceni le terre pugliesi, inviò due eserciti guidati dai generali Procopio e Leone Apostyppes ed una flotta navale al comando dell'ammiraglio Nasar: bloccata la via del mare dalla flotta bizantina, i musulmani, al comando di ‘Othman, vennero sconfitti, e così Taranto fu sottratta al loro dominio. Nel 975 il catapano bizantino Zaccaria sconfisse presso Bitonto i Saraceni e uccise il loro capo, Ismaele. Bari dall'anno 1000 subì i tremendi assalti dei Saraceni: il più grave di questi avvenne nell'anno 1002, un lungo assedio da cui Bari venne liberata grazie all'intervento della flotta veneziana, guidata dal doge Pietro II Orseolo. In seguito venne costruita la chiesa di Chiesa di San Marco dei veneziani .

Nella seconda metà del IX secolo si venne concretizzando quella che rappresenta la seconda colonizzazione bizantina: gran parte del sud Italia venne cioè riconquistato dai bizantini e fu diviso in tre themi: Calabria, Lucania, Langobardia. La vecchia “Calabria”, ossia l'odierno Salento, sarà parte del thema di Langobardia. Nome, questo, che, al contrario di quanto era accaduto nella regione calabrese, non si affermò mai. L'impero bizantino, favorì l'immigrazione di bizantini, in particolare nel sud del Salento, per ripopolare una zona considerata strategica. Le tracce di quell'antica migrazione sopravvivono tutt'oggi nell'isola linguistica della Grecìa salentina, dove si parla una lingua direttamente imparentata al greco. Nella Daunia, che assunse nel frattempo il nome di Capitanata (per via della presenza costante del catapano) Basilio Boiannes creò una cinta di città sul subappenino Dauno a difesa del confine occidentale, esposto a diverse invasioni. La stabilità politica, infine, portò alle città, soprattutto costiere, della Puglia centrale, un grande sviluppo commerciale, grazie al quale crebbero gli scambi con la Repubblica di Venezia che stava assumendo un ruolo sempre più importante. In questo periodo Bari diventa capoluogo regionale.

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I Normanni e la Contea di Puglia

Nel 1010 ci fu una rivolta guidata da Melo di Bari, nobile longobardo di cultura greca, a cui parteciparono le città Bari, Bitonto, Bitetto. La rivolta fu sedata ma segnò l'inizio della decadenza del dominio bizantino in Puglia. Con l'arrivo dei Normanni, il territorio al confine tra la Capitanata ed il Vulture è il luogo ove si combattono nel 1041 tre battaglie decisive: la battaglia di Montemaggiore, la battaglia di Olivento e la battaglia di Montepeloso (Irsina). I normanni e i longobardi alleati battono i Bizantini e si impossessano di gran parte del territorio del Catepanato d'Italia.

La Contea di Puglia è fondata da Guglielmo I d'Altavilla, nel settembre del 1042 a Melfi. Egli a Guaimario V, principe Longobardo di Salerno ed a Rainulfo Drengot, conte di Aversa, propone un'alleanza. Guaimario con Rainulfo e Guglielmo, si reca a Melfi e riunisce un'assemblea dei baroni Longobardi e Normanni, che termina al principio del 1043. Tutti offrono un omaggio come Vassalli a Guaimario, che riconosce a Guglielmo I d'Altavilla il primo titolo di conte di Puglia. Per legarlo a sé gli offre in moglie la nipote Guida, figlia del duca Guido di Sorrento. Nasce, così, la Contea di Puglia.

La Contea è un territorio non ancora omogeneo, acquisito a “macchia di leopardo”. L'intera regione, ad eccezione di Melfi, è suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Apulia e Irpinia, fino al Vulture dove Melfi ne è la capitale. I Normanni dividono in dodici Contee le terre conquistate o da conquistare. Il Sovrano attribuisce i feudi secondo il rango ed il merito ed ognuno dei condottieri si dedicherà alla conquista di quanto concessogli.

In Capitanata, Guglielmo ha la signoria di Ascoli; Rodolfo ha Canne; a Gualtiero tocca Civitate. Nel Gargano, a Rodolfo di Babena è assegnata Monte Sant'Angelo. Nel Vulture, a Drogone d'Altavilla è affidata la Signoria di Venosa; a Tristaino Montepeloso (Irsina), a Asclettino I Drengot Acerenza e ad Attolino Lavello. In Apulia la Contea raggiunge due uniche località sul mare: Ugo Tuboeuf riceve Monopoli; Pietro ha Trani ed a Ramfredo va Minervino, sulla Murgia. In Irpinia ad Erveo è affidata, infine, Frigento.

Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabiliscono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV. La Contea di Puglia è dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059. La nuova contea è costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, a eccezione di Melfi, viene poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni e assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi è la capitale. Giungono così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo e Gilbert Quarrel Drengot, capostipite dei Giliberti, il ramo materno di chi scrive.

La Contea di Puglia
La Contea di Puglia

Il Principe Guaimario V vanta i diritti su Melfi e nel 1044 impone ad Argiro (figlio di Melo da Bari) di ritornarsene a Costantinopoli: il condottiero s'imbarca alla volta della Capitale Imperiale. Nel 1046 muore Guglielmo I d'Altavilla, e gli succede il fratello minore Drogone, che media tra i Longobardi di Salerno ed il Clan Drengot, e ripristina l'alleanza. Guaimario V gli concede in sposa la sorella Gaitelgrima. Enrico III nel 1047 a Capua legittima i possessi acquisiti: a Drogone d'Altavilla conferisce l'investitura e lo rende suo Vassallo e Conte di tutti i Normanni di Apulia e Calabria. L'Imperatore riconosce in tal modo la Contea di Puglia.

Il papa Leone IX nel 1051 dichiara decaduta la Stirpe Longobarda in Benevento, affida ad un Rettore il governo della Città e convoca Drogone d'Altavilla e Guaimario V, affinché ne garantiscano la sicurezza ed impone il giuramento di sottomissione a Guaimario ed al genero, Drogone, il secondo Conte di Puglia. Guaimario V nel 1052 viene assassinato a Salerno da una congiura organizzata dai cognati insieme ai Bizantini di Amalfi. Essi rapiscono Gisulfo II, figlio dello stesso Principe. Sfugge alla cattura il fratello di Guaimario, Guido di Sorrento, che si rivolge a Melfi dalla sorella e dal marito di lei, Umfredo I d'Altavilla. L'esercito dei Normanni accorre a Salerno e permette a Gisulfo di succedere al padre.

Le conquiste normanne turbano Leone IX e nel 1053 le sue forze subiscono una sconfitta nella Battaglia di Civitate ad opera degli eserciti degli alleati Altavilla e Drengot. Essi imprigionano il Pontefice a Benevento; la sua liberazione è subordinata alla pace e al riconoscimento delle due Casate. Il Papa riconosce la Contea di Puglia, si reca a Melfi e crea Umfredo suo Vassallo; consacra il Vassallaggio alla Chiesa del Guiscardo, che in cambio offre al Papa la Signoria su Benevento. È la svolta decisiva nella conquista nel Sud: diventa il braccio armato della Cristianità.

Ad agosto 1057 i Normanni si riuniscono a Melfi e Roberto il Guiscardo assume la tutela del giovane Abelardo, figlio di Umfredo I, ma presto disereda i nipoti e pretende il riconoscimento del titolo di (quarto) Conte di Puglia. Nel 1058 Roberto ripudia la prima unione con Alberada di Buonalbergo, madre di Boemondo e di Emma, e fa annullare le nozze, perché avvenute tra consanguinei. Per rinforzare l'alleanza con i Longobardi, si celebrano le nozze tra il guerriero Normanno e Sichelgaita. Questo evento apre alla Casa Altavilla le porte dell'aristocrazia e dall'unione nasce Ruggero chiamato Borsa, che tenterà di togliere a Boemondo la successione.

Nell'estate 1059 la Contea di Apulia è trasformata in Ducato: al Concilio di Melfi I il Pontefice Niccolò II, eleva la Contea a Ducato di Puglia e l'affida alla Casata Altavilla. Il Papa nomina Roberto il Guiscardo Duca di Puglia e Calabria, mediante accordi presi con il Trattato di Melfi e perfezionati con il Concordato di Melfi.

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Il Regno di Sicilia

Il dominio bizantino cessò nel 1071, anno in cui prese il potere Roberto il Guiscardo dando inizio alla dominazione normanna. Conquistata dai Normanni con Roberto il Guiscardo, Taranto si accinse a diventare nel 1088 la capitale di uno dei più vasti e più potenti domini feudali del Regno di Sicilia: il Principato di Taranto. Sempre in seguito alla conquista normanna, furono fondati intorno al 1055 la Contea di Lecce, che diede i natali al re normanno Tancredi d'Altavilla. I Normanni attuarono numerose riforme politiche, organizzando un efficace stato feudale, e si occuparono della fortificazione del territorio attraverso la costruzione di motte, ossia di terrapieni aventi sulla sommità una torre di avvistamento e difesa[6]. Nel territorio di Nardò sono ancora oggi presenti i resti della cosiddetta motta di Specchia Torricella. Un'altra motta di cui si conserva memoria è quella di Modugno (BA), ancora riconoscibile come una zona tondeggiante del centro storico.

Nella Capitanata, accanto a Lucera assunsero rapidamente importanza centri di nuova formazione come San Severo e, dai resti di Arpi, Foggia, nati dopo l'anno 1000 in seguito alla conquista normanna. Foggia vivrà una prima fase di prosperità quando, bonificato il suo agro acquitrinoso tra l'XI e il XII secolo, ricevette un notevole impulso economico e sociale da Roberto il Guiscardo (che tra l'altro fece erigere un castello nei pressi di Herdonia) e Guglielmo il Buono.

Il 9 maggio 1087, arrivarono a Bari le reliquie di San Nicola, vescovo di Myra, trafugate da marinai baresi. Papa Urbano II, nel 1089, raggiunse la città per consacrare la cripta della basilica e per deporre le reliquie del santo. Incominciò così l'afflusso di pellegrini da ogni parte del mondo. Nello stesso anno, cominciò la costruzione della Basilica di San Nicola che verrà portata a termine nel 1197. Nel luglio del 1127 Guglielmo, duca di Puglia, morì senza figli, Ruggero II di Sicilia reclamò tutti i possedimenti degli Altavilla e la Signoria di Capua. Nell'agosto 1128 fu proclamato nella città di Benevento duca di Puglia. Ruggero nel 1130 riunI tutti i possedimenti nel regno di Sicilia e la notte di Natale di quell'anno fu incoronato re di Sicilia.

Nel 1155 l'esercito siciliano di Guglielmo I di Sicilia fu sconfitto nei pressi di Andria[9] dall'esercito bizantino di Manuele I Comneno. In quella battaglia perse la vita, il conte di Andria Riccardo de Lingèvres, che fu ucciso sotto le mura della città. Il dominio normanno su Bari fu in seguito funestato da ribellioni e da lotte che raggiunsero il culmine nel 1156, quando Guglielmo I, detto il Malo, assalì e rase al suolo la città, salvando solamente la basilica di San Nicola.

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Regione Puglia

La Puglia e gli Svevi

La regina Costanza fu l'ultima Altavilla sul trono del regno di Sicilia e, sposatasi con l'imperatore Enrico VI, portò all'avvento degli Svevi, sotto i quali la Puglia conobbe un'importante ristrutturazione delle fortificazioni, di cui castel del Monte costituisce un esempio. Bari fu ricostruita e trascorse sotto il figlio Federico II uno dei periodi più splendidi della sua storia. L'avvento di Federico II fu fondamentale anche per lo sviluppo di Foggia, dove fece costruire tre edifici (nel centro storico, in località Pantano e in località Borgo Incoronata), di Lucera, roccaforte difensiva che ospitava una numerosissima comunità saracena (la campagna del foggiano fu una meta prediletta del sovrano, in cui fece costruire e recuperare numerosi borghi agricoli: Castel fiorentino ed Herdonia su tutti), e di Andria chiamata dallo stesso imperatore Fidelis in quanto al ritorno dalla sesta crociata le si dimostrò fedele consegnandogli le chiavi della città. Federico II liberò la città di Andria dal peso delle tasse e ivi vi costruì Castel del Monte dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO. Ad Andria nacque suo figlio Corrado IV nel 1228, avuto con la moglie Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, che morì appena sedicenne in seguito al parto. A Bitonto durante la crociata del 1227 papa Gregorio IX scomunicò Federico II accusandolo di essere sceso a patti con il sultano Al Kamil.

Sin dalle prime Crociate, la Puglia, e in particolare il porto di Brindisi, divenne il luogo principale di imbarco verso l'Oriente per i numerosi cavalieri e pellegrini diretti in Terra Santa. Durante il dominio degli Svevi, il sovrano Federico II, che morì a Fiorentino di Puglia nel 1250, nominò Principe di Taranto suo figlio Manfredi. Nel 1266 Manfredi fu sconfitto nel corso della Battaglia di Benevento da Carlo I d'Angiò e la città fu affidata al Principe Filippo I d'Angiò.

Intorno al 1380, Raimondo Orsini Del Balzo ritornò dall'Oriente ed occupò alcune terre appartenenti al padre Nicola Orsini. Alleandosi con Luigi I d'Angiò, riuscì a ottenere i beni che gli spettavano per eredità e, sempre su consiglio dell'angioino, sposò nel 1384 la Contessa di Lecce Maria d'Enghien. Con questo matrimonio, diventò uno dei più potenti feudatari del Mezzogiorno. Nel frattempo gli Angioini erano stati definitivamente sconfitti nel 1399. Dopo la morte di Raimondello nel 1406, suo figlio Giovanni Antonio Orsini Del Balzo diviene Principe di Taranto nel 1414. Nel 1465 il Principato di Taranto viene annesso al Regno di Napoli, entrando così a far parte del regno aragonese.

L'evento centrale nella storia della Puglia settentrionale, il cui capoluogo fu fissato prima a Lucera e poi a San Severo, è invece legato alla transumanza. Per meglio controllarla e ricavarne delle rendite, nel 1447 gli Aragonesi sfruttarono la collocazione geografica di Foggia imponendo, mediante la dogana delle pecore istituita dapprima in Lucera e presto trasferita a Foggia, il pagamento di una tassa a tutti i pastori che recavano le proprie greggi nel Tavoliere. Ciò non toglie che, per tutto lo scorcio del Medioevo e in età moderna, come centri del potere istituzionale, dell'economia e della cultura in Capitanata, s'imposero Lucera e San Severo, le città più popolose della provincia e suoi capoluoghi (la prima fino al XV secolo, la seconda fino al 1579, e di nuovo la prima dal 1579 al 1806). Solo nel periodo napoleonico, col riordino dell'amministrazione nel Regno, Foggia, pur non essendo il centro principale del territorio, erediterà il loro ruolo politico divenendo capoluogo e dando avvio alla crescita demografica e sociale che la farà diventare una delle più popolose città del Mezzogiorno.

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Regione Puglia

La Puglia nel Dopoguerra

A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: la Puglia ospitava influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc. Nel 1480, durante la dominazione Aragonese, Otranto fu assediata e invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e corsari, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo. Nello stesso periodo si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Iniziò così una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che fece di Lecce uno dei centri più significativi del barocco.

Nel 1529 in seguito alla Guerra della Lega di Cognac con l'Assedio di Monopoli, la Repubblica di Venezia prende possesso di Monopoli (25 anni), Trani (19 anni), Brindisi (13 anni), Otranto (13 anni), Mola (14anni) e Gallipoli (1 anno). In questo periodo fioriscono i commerci e alle città pugliesi vengono garantiti diversi privilegi. La Puglia rientra nello Stato da Mar nell'organizzazione dei reggimenti veneziani. Agli inizi del XVII secolo la situazione economica di Taranto si aggravò inesorabilmente: la città ionica non costituì più una base militare importante e le stagnanti attività della pesca e della mitilicoltura, nonché l'attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi economica che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. Nel frattempo la Capitanata era stata devastata dal disastroso sisma del 1627 e dal successivo terremoto del Gargano del 1646, con migliaia di vittime oltre agli immensi danni materiali. La tremenda epidemia di peste del 1656 funestò poi l'intero Regno di Napoli.

Dalla seconda metà del secolo, la Spagna cominciò ad interessarsi maggiormente alle sue colonie dell'America centro-meridionale dalle quali ricavava oro e argento, tralasciando invece quelle del Mediterraneo. In concomitanza con i moti di Napoli, il Re Filippo IV pretese l'arruolamento dei giovani di circa 18 anni. Scoppiò allora anche a Taranto una rivolta popolare guidata da Giandonato Altamura, sedata grazie all'intervento del Duca Francesco II Caracciolo di Martina Franca.

Nel 1734 la Puglia, con la famosa battaglia di Bitonto, passò, insieme al resto del Regno di Napoli, dagli Asburgo ai Borboni. Con la dominazione borbonica durante il XVIII secolo, si ebbe un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo dei porti. Ma il rilancio dell'economia avvenne principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie a importanti provvedimenti come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. Nel XVIII secolo, la Puglia partecipò attivamente alla rivoluzione napoletana. Dopo l'occupazione militare del cardinale Ruffo, le riforme del decennio francese migliorarono le condizioni di vita in Puglia. Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni, anche la Puglia fu interessata dal diffondersi delle idee risorgimentali che si tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria. Quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto garibaldino, la Puglia fu annessa al regno d'Italia. Circa 100 uomini di Andria, guidati da Federico Priorelli e da Niccolò Montenegro, parteciparono alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi eletto in seguito Deputato del Regno presso il collegio elettorale di Andria.

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Molfetta

Molfetta oggi

Stemma del Comune di Molfetta
Stemma del Comune di Molfetta

Molfetta è una cittadina in provincia di Bari, acirca 25 km dal capoluogo. Ha oltre 65.000 abitanti ed è un centro agricolo-commerciale e industriale, dotato di un fiorente porto peschereccio che conta la seconda marineria dell'Adriatico. Conserva un caratteristico rione medievale presso il mare, dalla unica configurazione delle strade a spina di pesce. Fra i suoi monumenti notevoli sono: il Duomo Vecchio, romanico-pugliese, dall'imponente struttura a tre cupole arabeggianti e con interno originario, che pare abbia ispirato nella sua planimetria il duomo di Venezia; il Duomo Nuovo o Cattedrale (XVII sec.) di stile barocco, che conserva alcune importanti tele del Giacquinto, nato e cresciuto anche artisticamente nella città; il Calvario, dell'architetto de Judicibus, imponente torre campanaria a guglie. Nei dintorni è la chiesa romanica-pugliese della Madonna dei Martiri, ora diventata Basilica Pontificia, con annesso ospedaletto dei Crociati del secolo XII. Molto interessante è anche il Pulo, una cavità carsica che ha ospitato i primi insediamenti abitativi all'età della pietra.

Centro Storico di Molfetta
Centro Storico di Molfetta

Molfetta

Dalle origini al XV secolo

Il territorio molfettese risulta abitato sin dalla Preistoria. A questa fase risalgono, infatti, gli insediamenti più antichi, necropoli e tracce di capanne, rinvenuti nell'area circostante alla città (fondo Azzollini e viciniori) e presso il sito archeologico-naturalistico del Pulo, dolina carsica “di crollo” a circa un chilometro e mezzo dal centro urbano.

Si ritiene che Molfetta sia stata fondata dai Greci attorno al IV secolo a.C. Successivamente la polis passò sotto il dominio dei Romani, che le diedero il nome Respa. La prima indicazione dell'esistenza di un villaggio tra Turenum (Trani) e Natiolum (Giovinazzo) è piuttosto tarda e si ritrova nell'Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, il registro delle stazione e delle distanze tra le località poste lungo le diverse strade dell'impero.

In seguito alla caduta dell'impero romano, Molfetta passa sotto il controllo dei Goti. Durante questo periodo furono rinforzate le mura della città, in risposta alle frequenti scorribande dei pirati saraceni, e fu parzialmente coperto il piccolo canale che separava il borgo, dalla terraferma. Nel primo documento ufficiale che attesta l'esistenza di Molfetta, infatti, si fa riferimento ad una “civitas” denominata Melfi, situata su una penisola chiamata Sant'Andrea. Questo primo documento è datato 925. L'antico villaggio si sviluppò ulteriormente sotto l'alterno dominio dei Bizantini e dei Longobardi. Nel 988 i saraceni distrussero alcuni casali situati nell'entroterra molfettese. Passata sotto il dominio dei Normanni, la città fu occupata, forse nel 1057, da Pietro, figlio di Amico Conte di Giovinazzo, avversario di Roberto d'Altavilla detto “il Guiscardo”. Fu lo stesso Guiscardo a cacciare Pietro e occupare Molfetta fra il 1057 e il 1058. Nel 1066 Conte di Molfetta era Gocelino de la Blace (o de Harenc), suocero di Amico II. Nel periodo 1073-1093 Amico II fu signore di Molfetta, anche se ancora per diverso tempo, ovvero sino al 1100, la città restò sotto l'influenza bizantina. Nell'ottobre del 1100 Goffredo, figlio di Amico II, era dominus (signore) di Molfetta.

Con il consolidamento del dominio normanno, città come Molfetta, Bari, Brindisi e Otranto divennero importanti punti di partenza durante il periodo delle crociate. A questo periodo risale la costruzione dell'Ospedale dei crociati, struttura adibita a ospizio per coloro che erano diretti in Terrasanta, edificato nei pressi della Basilica della Madonna dei Martiri.

Tra la fine del 1133 e la primavera del 1134, Molfetta fu concessa da re Ruggero II a Roberto I di Basunvilla, suo cognato. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta prima del 1142, Roberto II di Basunvilla, figlio di Roberto I e di Giuditta, sorella di Ruggero II, divenne il nuovo signore di Molfetta. A Roberto II, morto il 15 settembre del 1182, subentrò sino al 1187 sua sorella Adelasia. Successivamente, Molfetta, appartenente alla contea di Conversano, entrò a far parte del demanio fino al 1190, anno in cui la stessa contea fu concessa a Ugo Lupino. Dopo la sua morte, avvenuta intorno al 1197-1198, non lasciando eredi diretti, l'imperatrice Costanza, durante la sua reggenza del regno, ovvero dal 28 settembre 1197 al 27 novembre 1198, giorno della sua morte, ascrisse Molfetta nel regio demanio. La scomparsa dell'imperatrice e la minore età di Federico II crearono una situazione che ricondusse Molfetta nella contea di Conversano, allora amministrata (dal 1207) “ad interim” da Ruggero de Piscina, nipote del defunto Berardo I di Celano già Conte di Conversano. Solo dopo il dicembre del 1220 Federico II si riprese Molfetta, già dichiarata città regia da sua madre Costanza.

Nel periodo 1348-1352 la città appartenne a Giovanni Pipino, nobile barlettano, conte di Minervino e palatino di Altamura. Successivamente la città passò sotto il dominio degli Svevi, con Giovanna di Napoli e Roberto d'Angiò. Con la scomparsa di Luigi di Taranto e di Roberto d'Angiò, grazie a una bolla di papa Urbano V, in data 25 aprile 1365, Molfetta ritornò città demaniale. Nel 1383, Carlo III di Durazzo, divenuto re di Napoli dopo la morte di Giovanna I, donò la signoria di Molfetta a Giacomo del Balzo, principe di Taranto. L'anno successivo, Giacomo morì e non avendo ricevuto figli, il Principato di Taranto passò a suo nipote Raimondo del Balzo Orsini. In questo periodo la Puglia era teatro di lotta tra i due rami della famiglia angioina, il durazzesco Carlo III di Durazzo e il provenzale Luigi I d'Angiò. Molti signori locali approfittarono di questa situazione. Uno di questi fu il principe di Taranto Raimundus de Baucio de Ursinis dictus dominus Raimundus. Raimondo parteggiò prima per Carlo III di Durazzo, ma poi passò sotto la bandiera di Luigi I d'Angiò. Alla morte di Luigi I d'Angiò, il 15 settembre 1384, Carlo III rimase il legittimo re di Napoli, ma anch'egli, all'inizio del 1386, mori assassinato. La lotta per la successione al trono che ne seguì indusse Raimondo ad approfittare di questa ennesima confusione, tanto che egli, o nel medesimo anno (1386) o nel successivo, poté fregiarsi del titolo di signore di Molfetta.

Il 24 aprile del 1399, re Ladislao concesse alla città l'istituzione di una fiera franca da tenersi dall'8 al 15 settembre di ogni anno. Il 17 gennaio 1406 Raimondo del Balzo Orsini morì. Un anno dopo, il 23 aprile del 1407, re Ladislao si unì in matrimonio con Maria d'Enghien, vedova del predetto Raimondo, e incamerò tutti i beni del principato di Taranto. Per diploma del 4 maggio 1416, nel quale fu riassunto il privilegio concesso dall'imperatrice Costanza e da suo figlio Federico II, la regina Giovanna II confermò Molfetta città demaniale. Nel 1484 Giambattista Cybo, vescovo di Molfetta, divenne papa col nome di Innocenzo VIII.

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Molfetta

Dal XVI al XVII secolo

Molfetta ebbe commerci con altri mercati del Mediterraneo, tra cui Venezia, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, Amalfi e Ragusa (Croazia). Nel XII secolo, durante le Crociate, il passaggio dei pellegrini diretti verso la Terra Santa avevano dato alla città una certa rinomanza. Uno di questi pellegrini, Corrado di Baviera, divenne poi il patrono della città.

Con il passaggio del potere della città dai Durazzo agli Aragonesi, la situazione precipitò, in conseguenza dei difficili rapporti e dei contrasti tra francesi, spagnoli e italiani. Questa situazione portò a guerre e devastazioni in tutto il sud Italia, tra cui il “sacco di Molfetta” da parte dei francesi tra il 18 e il 19 luglio 1529.

Anni prima, il 15 aprile del 1522, nella città di Bruxelles, l'imperatore Carlo V aveva ratificato la vendita delle città di Giovinazzo e Molfetta — quindi nuovamente infeudata — concordata per il prezzo di 50.000 ducati d'oro, per diploma del 5 aprile 1522, in favore di Ferdinando de Capua d'Altavilla. Il 3 ottobre del medesimo anno, Carlo V aveva eretto in principato la città di Molfetta e concesso a Ferdinando de Capua il titolo di principe. Il 29 novembre 1523 Ferdinando de Capua era morto a Milano. Per testamento del 20 novembre Ferdinando aveva disposto erede universale sua figlia Isabella.

Alla morte di Ferrante I, il principato di Molfetta, come pure il ducato di Guastalla, passò a suo figlio Cesare I che, nell'aprile del 1560, si unì in matrimonio con Camilla Borromeo, sorella del cardinale Carlo Borromeo e del Conte Federico Borromeo. Cesare I ebbe quattro figli: due, Carlo e Ippolita, nati forse da relazioni antecedenti al matrimonio e due da Camilla, Margherita e Ferrante II. Quest'ultimo nel 1575 successe al padre nella contea di Guastalla sotto la tutela della madre.

Ferrante II nel 1587 sposò Vittoria Doria, figlia di Gian Andrea di Giannettino Doria e Zenobia di Marc'Antonio Dei Carretto (o del Caretto). Il 10 settembre 1580 il principe di Melfi, Gian Andrea Doria, e Ferrante II sottoscrissero i capitoli per il matrimonio. La dote fu stabilita in 100.000 ducati. Il 22 giugno 1618 Vittoria Doria fece il suo testamento con il quale dispose erede universale tutti i suoi figli. Alla sua morte Ferrante II lasciò dieci figli, sei maschi e quattro femmine, avuti dal matrimonio con Vittoria Doria. Suo successore fu Cesare II. Nel 1612 sposò Isabella, figlia di Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano, morta nel 1623 all'età di 25 anni. Quest'ultima diede alla luce due figli: Vespasiano e Ferrante III che nel 1647 sposò Margherita d'Este, figlia di Alfonso III d'Este, duca di Modena. Per testamento del 3 gennaio 1632 Cesare II istituì erede il primogenito Ferrante III.

Il 28 giugno 1635 comparve nella Gran Corte della Vicaria il principe Ferrante III, ove presentò istanza di voler ritenere la città di Molfetta, in virtù del credito riveniente da due doti matrimoniali: quella di sua madre, Isabella Orsini, e quella di Vittoria Doria, sua avola, del valore di 100.000 ducati ciascuna, per un totale di 200.000 ducati. Somma che apparteneva interamente a Ferrante III, per la sua quota e come cessionario dei suoi zii Carlo, Vincenzo, Andrea, Giovanni e Francesco, figli di Vittoria Doria. Per decreto del successivo 13 luglio dello stesso anno, il Tribunale della Gran Corte concesse a Ferrante III la facoltà di ritenere la città di Molfetta dopo l'esecuzione di una perizia estimativa della stessa. In esecuzione di questo decreto si procedette all'apprezzo della città di Molfetta, operazione eseguita a cura del Tavolario, signor Felice di Riso, il quale, con sua relazione dell'8 agosto 1635, stimò il valore della città pari a 102.971 ducati. Valore definitivo certificato e convalidato per altro decreto del 23 agosto 1635.

Il 2 aprile del 1640 per atto rogato dal notaio Giovanni Francesco Poggio di Genova, il nobile Giacinto Biaggio, procuratore di Ferrante III Gonzaga, vendette a Gian Stefano Doria, il quale nello stesso atto nominò suo nipote Luca Spinola, la città di Molfetta per 170.000 ducati, di questa cifra 161.219 ducati costituivano il debito del Gonzaga nei confronti del Doria. Il successivo 4 maggio 1640 Ferrante III Gonzaga ratificò l'atto di compra-vendita. In realtà, la vendita della città non trovò piena e immediata esecuzione perché il Regio Consiglio Collaterale, in data 11 luglio 1640, sospese a Luca Spinola il possesso della stessa. Questa situazione fu risolta nel biennio 1643-1644 ossia dopo l'impetrazione dell'assenso reale e la concessione dell'exequatur al regio assenso. Il feudo sarebbe poi passato per successione degli Spinola alla famiglia milanese dei Gallati Scotti fino al 1798, quando tornò demaniale. Sette anni dopo l'acquisto della città, il 20 aprile dell'anno 1647, i coniugi Luca, figlio di Gaspare Spinola, e Pellina, figlia di Giovanni Battista Spinola, si recarono in visita a Molfetta.

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Molfetta

Dal XVIII al XXI secolo

Nel '700 la città vive un periodo di fioritura, soprattutto nelle arti. In questo periodo opera il Corrado Giaquinto, pittore di fama mondiale, le cui opere sono oggi esposte in numerosi musei, in Italia e all'estero. Con il trattato di Utrecht del 1714, che pose fine alla guerra tra Filippo V e gli Stati d'Europa, il Regno di Napoli cessò di essere dominio spagnolo e divenne dominio austriaco. Iniziò così l'occupazione austriaca di Molfetta. Tra il 1734 e il 1735 Molfetta subì lo stesso destino del resto del sud Italia e della Sicilia, entrando a far parte dei domini borbonici di Carlo I.

In età napoleonica, precisamente il 5 febbraio 1799, la città fu teatro di sanguinosi tumulti, in parte causati dal comune sentimento anti-francese, anche perché il Regno di Napoli era stato conquistato da Napoleone, in parte dovuti a motivazioni socio-economiche. Nel 1815, con il Congresso di Vienna, Ferdinando I riconquistò il potere e divenne sovrano del Regno delle Due Sicilie, restaurando il dominio dei Borbone nel sud Italia. Di conseguenza sorsero, anche a Molfetta, alcune società segrete come quella dei Filadelfi, in lotta per la libertà.

Dopo un avvicendamento di potere tra francesi e austriaci, la località seguì le vicissitudini dell'Italia unita. Nell'ottobre del 1860 infatti si tenne nella Piazza Municipio di Molfetta, il plebiscito per l'annessione del Regno delle due Sicilie al governo di Vittorio Emanuele II, il cui esito decretò l'annessione del regno all'Italia unificata. Nel 1910 Molfetta fu colpita da un'epidemia di colera, che decimò la popolazione.

Assai grande fu il tributo di vite umane che la città pugliese dové subire durante la prima guerra mondiale offrendo alla patria il sacrificio di 500 concittadini, tra cui quello del maggiore Domenico Picca. Dopo alcuni mesi dall'inizio della guerra, la città subì un cannoneggiamento da parte di una unità della marina austriaca e successivamente subì un attacco aereo; al termine del conflitto più di 500 morti tra la popolazione.

Negli anni 30 del '900 furono completate la biblioteca e l'ospedale, successivamente intitolato a Don Tonino Bello. Anche durante la seconda guerra mondiale Molfetta pagò il suo tributo di vite umane. Il 6 novembre 1943 un aereo tedesco, scambiata la scuola elementare “Cesare Battisti” per una caserma, sganciò una bomba che fece crollare l'angolo di una palazzina, causando delle vittime.

Dopo la seconda guerra mondiale la fisionomia della città venne profondamente modificata, con la costruzione di nuovi quartieri. In seguito al crollo di una palazzina, nel 1964, iniziò un lento abbandono del centro storico, che solo negli ultimi anni sta vedendo dei primi segni di rinascita. La città è una delle tappe del viaggio di Carlo, principe del Galles, e della principessa Diana, nel loro viaggio in Italia. Il 2 maggio 1985 la coppia visita l'Istituto Apicella, adibito all'educazione dei bambini sordomuti.

Il 7 luglio 1992 viene assassinato il sindaco di Molfetta, Giovanni Carnicella, con un colpo di fucile a canne mozze. L'assassino, tale Cristoforo Brattoli, è un impresario che si era visto negare dal Comune il permesso per organizzare in città un concerto del cantante Nino D'Angelo. Nel 2005 uno studente molfettese scopre, nei pressi della dolina carsica del Pulo, delle orme appartenenti a diverse specie di dinosauri. In particolare vengono ritrovate impronte di Ornitopodi, Sauropodi e Teropodi.

Il 7 ottobre 2013 viene indagato, insieme ad altri 60 tra funzionari comunali, ex amministratori e politici, l'ex sindaco Antonio Azzollini in una maxi truffa da 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto commerciale, appaltata nel 2007 e mai terminata. Il 20 aprile 2018, in occasione del 25º anniversario della morte di Don Tonino Bello, Molfetta riceve la visita di Papa Francesco che celebra la messa alla presenza di circa 40mila persone. Quasi un anno dopo, il 7 aprile 2019, viene inaugurato un monumento in piazza Garibaldi per ricordare la venuta del Santo Padre; si tratta di una riproduzione della croce pastorale di Don Tonino, realizzata in acciaio COR-TEN, accanto alla quale viene collocato l'albero di ulivo già posizionato sul palco sul quale il Papa aveva celebrato la messa.

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Molfetta

La Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa di Sant’Andrea o, come viene spesso chiamata, di Sant’Antonio, è situata in via Piazza, nella parte più antica di Molfetta. È stata la prima chiesa di cui si abbia notizia a Molfetta, tanto che esisteva già nel 1126. Dopo essere rimasta sconsacrata per diversi anni nel XIV secono, fu restaurata nel 1546 dai figli di Graziano de Iudicibus i quali la dedicarono alla Visitazione della Beata Vergine Maria e all'apostolo Andrea. Nel 1652 venne ampliata per poter erigere l'attuale cappella di Sant'Antonio da Padova, venerato anc'esso in questa chiesa. All'interno, infatti, c'è la copia della statua lignea del santo, commissionata dal Priore G. Alfonso Calò nel 1709, che veniva portata in processione nel mese di giugno, tradizione continuata fino al 1825. Sempre nella chiesa si trova un organo 8' a 19 canne costruito da Giuseppe Rubino nel 1771, posto in cantoria sulla porta principale e racchiuso in una cassa lignea intagliata e dorata.

Chiesa di Sant’Andrea a Molfetta
Chiesa di Sant’Andrea a Molfetta
Organo della chiesa di Sant’Andrea
Organo della chiesa di Sant’Andrea

Martina Franca

Martina Franca oggi

Stemma del comune di Martina Franca
Stemma del comune di Martina Franca

Martina Franca è un comune italiano di 48.660 abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Nota per l'architettura barocca e il festival musicale della Valle d'Itria, la cittàsi trova a 431 metri sul livello del mare ed è situata su una delle ultime colline meridionali nel sud-est dell'area della Murgia. Si affaccia sull'affascinante Valle d'Itria, una bellissima regione con alberi e case bianche denominate “trulli”. L'attrazione principale della città è sicuramente il centro storico, un tipico esempio di arte barocca, con le sue strade eleganti, le sue viuzze bianche, le sue eleganti dimore e le sue maestose e monumentali chiese. Oltre ad un paesaggio affascinante, caratterizzato da antiche “casedde”, i già menzionati “trulli” e le tipiche fattorie locali chiamate “masserie”, Martina Franca è circondata da un territorio carsico, ricco di suggestive grotte.

Comune di Martina Franca
https://www.comunemartinafranca.gov.it

Panorama di Martina Franca
Panorama di Martina Franca

Il termine Martina deriva dalla devozione degli abitanti già dal Mille a San Martino di Tours. Infatti il primitivo insediamento della città nacque su monte detto appunto di San Martino, mentre l'aggettivo Franca fu aggiunto da Filippo I D'Angiò nel 1310 quando riconobbe alla città diversi privilegi, ossia franchigie e la demanialità perpetua. Allora nel 1310 la città fu chiamata Franca Martina, poi nel corso dei secoli, perdendo la demanialità perpetua, scomparve l'aggettivo Franca. Solo dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, la città fu ribattezzata Martina Franca.

Trulli a Martina Franca
Trulli a Martina Franca

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Martina Franca

Storia di Martina Franca

Monte Fellone è un colle delle Murge meridionali, che raggiunge un'altitudine di 300 m s.l.m., situato al confine tra la provincia di Brindisi e quella di Taranto, e compreso nei territori delle frazioni di Specchia Tarantina, nel comune di Martina Franca, e di Monte Fellone nel comune di Villa Castelli. Si tratta di uno dei più antichi insediamenti umani in Italia. I ritrovamenti della grotta Monte Fellone, che comprendono fra l'altro frammenti di ceramica impressa, incisa e graffita, oggetto di scavi archeologici negli anni Sessanta, testimoniano la presenza umana dal neolitico al IV secolo dopo Cristo. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di cavalli risale già al Medio Neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia e unico in Puglia. Numerose sono le specchie, la più nota delle quali è Specchia Tarantina, in corrispondenza del confine tra i territori messapi e tarantini, con funzione difensiva, di controllo del territorio e di demarcazione territoriale.

Nell'Alto medioevo il territorio è stato sotto l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero Romano d'Oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni. I resti di alcuni grandi muri a secco, detti paretone, potrebbero essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovest. Nel IX secolo un gruppo di ebrei fuggitivi da Oria, e tra i pochi superstiti della grande comunità ebraica di Oria si aggrega all'insediamento sorto intorno al casale San Salvatore nella Lama del Fullonese.

Le origini di Martina Franca, come borgo, risalgono al X secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori. Nel XIII secolo difatti il monte rientra nelle proprietà di Glicerio de Persona, signore delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina.

Il borgo parteggiò per Corrado IV di Svevia, figlio di Federico II di Svevia e Re di Sicilia, contro gli Angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia, l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio, da lui condannato per fellonia, che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi, insieme ai figli Gervasio, Giovanni e Perello, e condotto infine al patibolo. Intorno al 1300 Martina Franca fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò. Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei servigi da lui svolti.

Tra XIV e XV secolo si insediò la Comunità ebraica di Martina Franca, sottoposta a tentativi di conversione e a soprusi dai martinesi. Difatti il comune di Martina chiese ed ottenne dal re Federico d'Aragona di proibire ai “cristiani novelli”, ebrei convertiti, di sporgere denuncia nei confronti dei cittadini di Martina che li avevano saccheggiati e vietò loro sempre su richiesta esplicita dell'università di Martina di vivere in città. La Giudecca di Martina è localizzabile nelle attuali via degli Orfanelli, con l'appendice di via Cappelletti e nel vico Montedoro.

Il territorio di Martina Franca all'epoca consisteva in un castello situato storicamente nell'attuale zona denominata “Montedoro”, e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per l'insediamento rurale di massari, ovvero di contadini affittuari di terreni e masserizie. Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata “Franca”.

Tra il 1770 e il 1776 sant'Alfonso Maria de' Liguori tentò più volte di costruire una missione redentorista nel territorio di Martina Franca e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: «Dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali».

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Barletta

Barletta oggi

Stemma del comune di Barletta
Stemma del comune di Barletta

Barletta è un comune italiano di 94.546 abitanti, capoluogo insieme ad Andria e Trani della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia. Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre a essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come confine territoriale tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce. Il comune di Barletta, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico ricordato per la storica battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d'arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche.

Panorama di Barletta
Panorama di Barletta

Il primo nome della città è stato Barduli, che appare nella Tavola Peutingeriana nella forma dell'accusativo Bardulos. Il toponimo, secondo un'ipotesi ottocentesca, sarebbe derivato dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei. Durante l'Alto Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli (pl.) o Barulum (sing.). In volgare pugliese latinizzato, la città era detta Varolum o Varletum, forma che ricorda il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrètt' (femm. sing.). Solo a partire dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta. Tuttavia, nel Decameron di Giovanni Boccaccio (metà del XIV secolo), la città è ancora detta Bàrolo (Giornata nona, Novella decima).

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Barletta

Dalle origini al medioevo

Le prime testimonianze su Barletta, citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana, risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium, centro di maggior rilievo perché nell'entroterra, oltre alle risorse naturali, vi era anche un clima salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle. Nel 216 a.C. nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne l'omonima battaglia che determinò la pesante sconfitta dei Romani da parte dell'esercito di Annibale. Prima di finire nell'orbita di Roma l'antica Bardulos si trovava in un crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.

La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa, dopo la distruzione di Canne, nel 547, ricevette una prima ondata migratoria di superstiti cannesi; in seguito all'arrivo dei Longobardi, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi. L'incursione saracena dell'848 e la devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli, che, così, poneva le basi per diventare una vera e propria civitas.

La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una delle tappe importanti per i crociati e per tutto il traffico commerciale verso la Terra santa. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni. L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana. Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani. La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta.

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Barletta

Il Priorato di Barletta

La domus priorale di Barletta era posta su una spianata poco fuori le mura della città, data la sua origine a poco dopo la metà del XII secolo in sostituzione di quella di Bari, demolita a seguito della ribellione del 1156. Sebbene già in rovina nel 1399, rimase attiva fino al 1528 anno in cui venne distrutta dai francesi comandati da Renzo de Ceri. Trasferita entro le mura della città, vi rimase fino alla metà del XVI secolo quando fu trasportata definitivamente nella chiesa del Santo Sepolcro, abbellita in seguito dai priori fra’ don Tommaso Castromediano, De Giovanni e Piccolomini con un campanile sul quale fecero apporre le armi dell’Ordine. Nella sacrestia avvenivano le riunioni dell’Assemblea priorale. Tra le reliquie, era conservato un pezzo della croce di Gesù. Attaccata alla chiesa, si trovava l’Ospedale dei pellegrini, proprietà dell’Ordine e servito dai Cavalieri.

La commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi
La commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi

Tra i vari beni, il Priorato aveva diversi territori che gli rendevano una rendita più che cospicua:

  • i due Baliaggi di Santo Stefano e della SS. Trinità di Venosa;
  • la commenda magistrale, riservata cioè al Gran Maestro, di Maruggio;
  • la commenda di San Giovanni di Troia, una delle più antiche proprietà dell’Ordine, vede la sua prima citazione nella bolla di papa Lucio III del 1182 che concede all’Ordine le chiese del santo Sepolcro di Troia e quella di santa Maria di Balneo;
  • la commenda dei SS Giovanni e Stefano di Melfi;
  • la commenda di Grassano, la cui origine si fa risalire al XIV secolo, aveva una casa commendale con giardino, cantina con neviera, quattro grotte e una macchia boscosa detta la Padula;
  • la commenda di Santa Maria di Picciano di Matera;
  • la commenda di Molfetta e Terlizzi, nata nel 1199 da una donazione fatta all’Ospedale di Bari da un certo Giovanni Terlizzi;
  • la commenda di San Primiano di Larino;
  • la commenda di San Giovanni di Monopoli, che prendeva il nome dalla chiesa di san Giovanni esistente prima del 1350 in Monopoli;
  • la commenda di Santa Caterina di Bari, Ruvo e Bitonto, costituita nel 1768 dall’unione appunto di santa Caterina di Bari e di Ruvo e Bitonto;
  • la commenda di Nardò, composta di olivate nella zona di Lequile e di vigneti in Corsano;
  • la commenda di Foggia, costituita da varie proprietà nel territorio del Tavoliere delle Puglie, era zona di passaggio delle greggi provenienti dagli Abruzzi;
  • la commenda di San Giovanni di Barletta e del Santo Sepolcro di Brindisi;
  • ile commende di Pozzo Monaco e di Torretta di Barletta, smembrate dal Priorato nel giugno 1780, erano costituite entrambe da due masserie;
  • la commenda di Torre di Lama, masseria in territorio di Foggia, smembrata dal Priorato nel 1786;
  • ile commende di Putignano la Maggiore e la Minore;
  • la commenda di San Guido di Casamassimi, fondata tra il 1760 e il 1770 da Guidotto Maria Casamassimi;
  • la commenda di Lizzano, fondata nel giugno 1771 dalla nobile famiglia Chyurlia, era riservata al primogenito o rappresentate della famiglia con anzianità nell’Ordine e, in caso di vacanza, veniva amministrata dal capo della famiglia o dal Ricevitore di Barletta;
  • il canone dei Beni di Nola, di cui era titolare fra’ Cesare de Ildaris dal 1776 per grazia magistrale del Gran Maestro de Rohan.
Pianta ignografica del Piano della Massara
Pianta ignografica del Piano della Massara

Fondo Cabrei
1599-1804
Archivi dell'Ordine di Malta
Roma

Barletta

Dal Rinascimento all'era moderna

All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vide coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si tenne il 13 febbraio 1503 nell'agro tra Andria e Corato, nel territorio della città di Trani e si concluse con la vittoria della compagine italiana, guidata dal capitano Ettore Fieramosca. La città divenne roccaforte degli spagnoli, che ne ampliarono le mura ed il castello. Nel 1528, già lacerata da divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali da portare alla distruzione chiese ed edifici conventuali. Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo 1657; nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.

La lapide commemorativa dell'eccidio tedesco del 12 settembre 1943 presso il Palazzo delle Poste. Sul muro sono visibili i fori dei proiettili. Segnali di rinascita si registrarono soltanto alla fine del XVIII secolo, in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. Proprio durante il periodo murattiano, nel 1809, gli ordini religiosi presenti in città furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata ad arcidiocesi da papa Pio IX col nome di arcidiocesi di Barletta. Negli anni del risorgimento innumerevoli furono le gesta del concittadino Angelo Raffaele Lacerenza, tanto che le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dei movimenti unitari nel sud Italia e alla formazione dell'esercito meridionale con la Brigata "Barletta".

Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi che videro coinvolto il cerignolano Giuseppe Di Vittorio. Il 24 maggio 1915 fu colpita dalla nave austriaca S.M.S. Helgoland, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello, la ferrovia marittima ed alcune abitazioni nei pressi della Cattedrale. La città non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere Turbine. Alla vigilia della guerra fu ricostituita la Brigata "Barletta" e impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie, tra cui la nona battaglia dell'Isonzo.

Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza. Dopo aver ricevuto il fonogramma in cui si chiedeva di considerare le truppe tedesche come nemiche, il colonnello Francesco Grasso, posizionò le truppe del presidio barlettano a difesa delle vie d'accesso alla città, e solo dopo due giorni di attacchi da parte nazista la città fu costretta alla resa per evitare che fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia che produssero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti. L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili urbani e due netturbini furono fucilati per rappresaglia presso il Palazzo delle Poste, erroneamente incolpati dell'uccisione di un tedesco, avvenuta il giorno precedente. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia d'oro al valor militare ed al merito civile.

Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa. Per il triste evento la città fu visitata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Gli anni sessanta anche per Barletta costituirono un periodo florido per la ripresa economica, con l'insediamento di nuove industrie, la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'inaugurazione del museo di Canne e il completamento del Palazzo di Città. Dal 1976 al 1996 la città andò incontro a vent'anni di incertezze governative e al susseguirsi di sedici giunte, trovando nell'amministrazione del sindaco Francesco Salerno un periodo di stabilità politica, tanto da confermare il suo mandato per la seconda volta consecutiva.

Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia autonoma da quella di Bari. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani, in seguito identificata tramite Decreto del presidente della Repubblica n. 133 del 15 febbraio 2006, con la sigla "BT". Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 6 e 7 giugno 2009 ed hanno eletto Francesco Ventola primo Presidente della provincia.

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