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Cosa si sa

Durante l'assedio di Ventimiglia da parte dei genovesi, iniziato il 10 maggio 1219, il console Raimondo Iudice e don Andrea da Sesto si recano a Genova per implorare la liberazione dei prigionieri ventimigliesi. Al termine della missione il podestà di Genova Rambertino di Bovarello invita i due ambasciatori a riferire ai loro concittadini che Genova vuole soddisfazione attraverso un'ampia ammissione di colpa, fatta pubblicamente a Genova dal massimo numero possibile dei più insigni cittadini ventimigliesi.

... placet itaque michi, si Victimilienses suum cognoscentes errorem nostre cupiunt satisfacere voluntati; ideoque approbo et affirmo, quod inde fiant duo scripta, quorum unum penes nos remaneat et alteri deferati vobiscun; et redeuntibus nobis apud Victimilium, si prout dicitis adimplere voluerint, de melioribus illius civitatis pro hiis perfitiendis nobiscum usque ad quantitatem maximam conducatis.

Gioffredo, "Storia delle Alpi Marittime", in Mon. Hist. Patriae, pag. 329
Caffaro e cont.ri, "Annales Ianuenses", Vol. II, pag. 164. 1174-1224
a cura di C. imperiale di Sant'Angelo, Tip. dei Lincei, Roma, 1901

I due ambasciatori tornano a Ventimiglia e mostrano il documento del podestà genovese, ma i notabili della città, che non si fidano della benevolenza del Bovarello, noto per la sua severità ed impulsività, rifiutano di andare in massa a Genova. Benché sappiano benissimo come il rifiuto verrà preso, Andrea e Raimondo tornano a Genova come promesso e dopo una terribile sfuriata del Bovarello, vengono messi ai ceppi.