Data di nascita

21 marzo 1812

Periodo di riferimento

1812-1874

Data della morte

10 aprile 1874

Cosa si sa

Sergio de Judicibus nasce a Molfetta (BA) il 21 marzo 1812 da Matteo e Maria Cappelluti. Primo di sette figli: Sergio, Giovanni, Corrado, Giuseppe, Mauro, Antonio e Angela.

Muore a Molfetta (BA) il 10 aprile 1874.

La vita

Nato a Molfetta nel 1812, dopo gli studi intrapresi nel locale seminario, fu ordinato sacerdote nel 1834 e perfezionò la sua preparazione prima a Roma e poi a Napoli. Nel 1844 fu chiamato a insegnare nel seminario in cui si era formato. Come rettore del Seminario, che elevò a grandi studi classici, guidò in dottrina e virtù le crescenti generazioni. Inoltre fu il primo in Molfetta e nelle provincie pugliesi a riformare l'ordinamento degli studi classici. Fu vicino al movimento dei cattolici liberali e si candidò alle elezioni del 1848 contro il parere del vescovo mons. Giovanni Costantini.

Tra il 1848 e il 1852, dopo la fuga del vescovo, resse la diocesi di Molfetta come provicario generale: con la sua influenza fu garante dei sentimenti unitari e nazionali di gran parte del clero e della popolazione locale. Nel 1850 fu chiamato a dirigere le scuole del seminario di Molfetta che riordinò attraverso l'inserimento degli insegnamenti di letteratura italiana, filosofia, storia moderna e fisica. Durante il periodo del suo rettorato, inoltre, fu realizzato l'ampliamento dell'edificio.

Dal 1860 al 1867 tornò ad assolvere le funzioni di provicario generale della diocesi, dopo l'allontanamento del vescovo di sentimenti illiberali mons. Nicola Guida, ricoprendo anche l'incarico di consigliere comunale. In questi anni operò efficacemente per attenuare i contrasti tra ambienti cattolici e quelli liberali, riverbero delle tensioni a livello nazionale tra Stato e Chiesa.

Morì nella sua città natale, sessantaduenne, nel 1874.

Mauro Uva,
«Galleria degli uomini illustri di Molfetta»,
Molfetta, Ed. Mezzina, 1995,
pagg. 98-99.

Aldo Fontana,
«Molfetta. Raccolta di notizie storiche galleria degli uomini illustri»,
Molfetta, A. Mezzina, 1965,
pag. 112

Riferimenti

Sergio viene nominato in un articolo che parla dell'amicizia fra Luigi La Vista1 e Giacinto Poli, nipote di Giuseppe Saverio Poli2. Nel testo vengono riportati anche i nomi di alcuni suoi fratelli, ovvero: Giuseppe, Corrado, Antonio e Mauro.

Nel suo viaggio a Molfetta il La Vista non rivide che Peppino De Judicibus, ma non Corradino e Antoniuccio, che erano rimasti a Napoli; vi conobbe Mauro, di cui abbiamo parlato, e Sergio.
Questi era già sacerdote e maggiore degli altri di alcuni anni, essendo nato il 1812: aveva cultura e disposizione di spirito non diversa da quella del gruppo, anzi emergeva per versatilità d'ingegno, passando con la stessa facilità da una disquisizione teologica ad una dimostrazione matematica e dalla chiosa e illustrazione di un canto dantesco all'esame dei principi filosofici del Vico.
Il La Vista si occupò dell'Elogio del papa Gregorio XVI e scrisse: «L'elogio non è degno di questo nome, se non è simile a quello del De Judicibus, un quadro del tempo, in cui primeggia la figura di colui del quale si scrive. Gran disegno, conveniente esecuzione. Piuttosto il soggetto è stato inferiore all'autore. La politica è stata quale poteva essere in un prete dalla cattedra, ma son certissimo che nell'anima dell'autore era ben altra. L'ingegno e il cuore del De Judicibus rendono certe queste supposizioni, più certe ancora le rendono il bellissimo luogo, in cui si parla della Polonia; in esso l'autore dice: «I polacchi ci sono cari, perchè il cuore dell'uomo e la patria immortale di tutti quelli che han perduto la loro. — Chi ha potuto dir questo, non deve potere approvare la politica di Gregorio XVI. La prudenza ha velato la verità, dico la prudenza, e non dico la codardia o la superstizione.»

Giovanni Pansini,
«Un viaggio a Molfetta nell’800»
in
«La rassegna, storia, lettere e arte»,
Periodico Mensile,
Marzo-aprile a. XII e.f.
pagg. 7-8

Sergio de Judicibus fa parte della Chiesa Vescovile di Molfetta.

1714. — De Judicibus (Sergio) Della Chiesa Vescovile di Molfetta.
È nel tomo IV, pag. 701 a 702, della Enciclopedia dell'Ecclesiastico (Napoli 1845, in 4°), ed anche nelle pag. 341 a 342 del volume intitolalo Cenni storici sulle Chiese Arcivescovili, Vescovili e Prelatizie (hullius) del regno delle due Sicilie raccolti, annotati, scritti per l'Ab. Vincenzio d'Avino (Napoli 1848, in 4°).

Luigi Volpicella,
«Bibliografia storica della provincia di Terra di Bari»,
Napoli, Tip. dell' Accademia reale delle scienze, 1884
pag. 511

1789. — — Parole elegiache in morte del cavaliere canonico Sergio de Judicibus. Bari 1875, in 8°.
Nel num. 15 del quarto anno del periodico settimanale intitolato Il Circondario di Barletta (Barletta, 19 aprile 1874, in foglio) furono pubblicate le notizie della vita e dell'esequie del de Judicibus, il quale nacque a Molfetta nel 21 di marzo 1812 ed ivi morì nel 10 di aprile 1874.

Ibidem,
pag. 571


1 Luigi La Vista fu un letterato e patriota campano. Nato a Venosa nel 1826, fece i primi studî nel seminario di Molfetta; nel 1845 passò a Napoli dove divenne uno dei più cari discepoli di F. De Sanctis. Partecipò ai moti del '48 e, dopo la concessione della Costituzione, redasse un proclama. Il 15 maggio 1848 combatté nella guardia nazionale; fatto prigioniero dai borbonici, fu immediatamente fucilato. I suoi scritti storici e letterarî furono pubblicati nel 1863 da P. Villari.
2 Giuseppe Saverio Poli fu un medico e naturalista campano. Nato a Molfetta nel 1746, prof. di fisica al Collegio Medico degli Incurabili a Napoli, viaggiò in diversi paesi d'Europa e raccolse materiale naturalistico costituendo un museo. Pubblicò memorie di fisica, meteorologia, geologia e zoologia, e l'opera descrittiva sui Testacei delle Due Sicilie; scoperse le vescicole interradiali del sistema acquifero degli Echinodermi, che portano il suo nome.

Rettorato

Sergio fu rettore del Seminario di Molfetta dal 1848 al 1874, che sotto la sua direzione si trasformerà nel Liceo divenuto famoso nel regno delle due Sicilie prima e in quello d'Italia poi, per la severità e la completezza degli studi, e che ha sfornato tanti uomini illustri della storia italiana.

Della disciplina tenuta con polso fermo dal rettore del Seminario, Pantaleo Nisio che fu in carica ai tempi del La Vista, si giovarono negli studi e nei costumi i giovani alunni, e quando nel 1848 Sergio De Judicibus assunse la stessa carica, non dové stentare nella ricerca dei suoi collaboratori fra gli antichi compagni di scuola.
«Il rettore De Judicibus — disse Raffaele De Cesare nella bella commemorazione di Gerolamo Nisio — gli affidò l'insegnamento della letteratura italiana in questo istitituto, (il Seminario) che divenne un'accolta di professori di singolare talento. Oltre al Nisio vi insegnavano Giuseppe Còzzoli, il diletto discepolo di Macedonio Melloni, Giovanni Panunzio, giobertiano simpaticamente irrequieto, Ettore Spadavecchia, Corrado Ciccolella, Giuseppe Pansini e Carlo Calò, che conoscevano il latino e il greco profondamente; il mio carissimo maestro Corrado Salvemini, il quale dando lezioni di storia moderna, con spirito ghibellino compiva l'opera del Nisio, e quell'Orazio Pansini, simpatico uomo ma disumano professore, perché ci obbligava ad un lavoro assurdo, pretendendo che si menassero a memoria senza l'aiuto di una carta geografica, i dipartimenti della Francia, i vari Stati della Confederazione Germanica di allora con le rispettive capitali, e poi gli stretti, i mari, i fiumi e i monti del globo e se ne indicassero la positura e i confini, tutto a memoria; e a chi non ci riusciva erano lunghe tirate d'orecchie.
«Il De Judicibus, anima calda di educatore e signore nel più largo significato della parola, fu proprio il restauratore degli studi nel Seminario. Egli non solo creò l'insegnamento della letteratura italiana, della filosofia, della storia moderna e della fisica che quasi non esistevano prima di lui, ma formò quella schiera valorosa d'insegnanti, penetrando o divinando di ciascuno le attitudini didattiche e le tendenze scientifiche. La riforma degli studi fu tutto suo merito e grandissimo, dati i tempi, e per la quale il seminario di Molfetta divenne il maggiore istituto classico del Regno. Ricordo che negli anni 1859 e 1860 gli alunni toccarono i duecento e io segnavo il numero di centosettantaquattro.
I seminaristi formavano l'elemento decorativo delle cerimonie sacre, nelle famose e desiderate processioni attraverso la città. Seminaristi, è vero, ma solo nel vestire. La nostra educazione era sostanzialmente laica; nessuno dei nostri superiori esercitava influenza su noi, perché si abbracciasse il sacerdozio, e noi non sognavamo che di vestir l'abito laico, pur rimanendo nel Seminario. Dei miei compagni non ricordo alcuno che si sia fatto prete; e dei nostri professori e prefetti, alcuni, a cominciare dal Nisio, lasciarono l'abito talare dopo il 1860.
La memoria di Luigi La Vista era religione per tutti, e i suoi casi e la tragedia del 15 maggio formavano l'invocato argomento delle narrazioni dei nostri maestri, già suoi compagni e amici. Ricordo che un giorno il professore Corrado Ciccolella vide nella nostra scuola un vecchio atlante macchiato d'inchiostro. Si leva, prende l'atlante, lo guarda bene, lo riconosce e scoppia a piangere. Egli ritrovava quell'atlante, che gli aveva donato il La Vista e che temeva di avere perduto. E poi che il pianto è contagioso si comunicò a tutta la scuola».
Merito del De Judicibus fu di avere accortamente fronteggiato la reazione, che specialmente dal 1849 divenne più insistente e temibile. Già nell'accademia del 1841 si nota un diversivo all'idea patriottica, e quella del 1851 non è diversa; ma fra i lavori prescelti nel 1852, vi è il dialogo: l'Italia autrice del Risorgimento delle lettere in Europa, e l'influenza del De Judicibus avrà pure contribuito a questo ritorno verso gli spiriti delle adunate del 1837 e ’39. Questa residenza cauta ed accorta a lungo andare scontentò quelli che volevano compiutamente rammodernare la scuola e secolarizzare l'abito degli alunni e la disciplina interna. Monsignor Guida non poteva consentire tali innovazioni; e nonostante l'azione moderatrice del De Judicibus, Girolamo Nisio, Orazio Pansini e Giovanni Panunzio decisero aprire una scuola laica e privata d'insegnamento secondario. Questo non impedi che il Seminario continuasse fra il generale consenso la sua funzione didattica e patriottica.
Da ciò si rivela come rispondesse al vero il giudizio che Luigi nel 1847 formulava su Sergio De Judicibus, alla vigilia che fosse assunto a rettore del venerando istituto.

Giovanni Pansini,
«Un viaggio a Molfetta nell’800»
in
«La rassegna, storia, lettere e arte»,
Periodico Mensile,
Marzo-aprile a. XII e.f.
pagg. 8-9

I De Iudicibus e il Risorgimento a Molfetta

La famiglia De Iudicibus si ritrova in prima linea durante il Risorgimento. Mentre tuttavia Sergio sembra essere un moderato, Matteo e Gaetano sembrano essere in una frangia più estrema, quella guidata da Giovanni Cozzoli. Non sappiamo per certo chi siano Matteo e Gaetano, ma se il primo è il padre di Sergio, il secondo potrebbe essere suo fratello, ovvero lo zio di Sergio. A Molfetta tuttavia ci sono in quel periodo altri Matteo e Gaetano. Ad esempio, Matteo de Judicibus, capitano di lungo corso, armatore marittimo e proprietario di navi a vela, e suo figlio Gaetano.

La legge elettorale pubblicata il 29 febbraio indiceva l'elezione dei deputati per il 13 aprile, ma questa fu differita al 18 a causa delle mutevoli vicende del Ministero napoletano; e la elezione fu ripetuta il 30 in seconda convocazione, non essendosi raggiunta la maggioranza legale per tutti i rappresentanti assegnati alla circoscrizione barese. Molfetta votò per Saverio Barbarisi, uomo d'idee estreme, mentre il nostro concittadino Sergio De Iudicibus, dotto sacerdote e amico di Luigi La Vista, fu bocciato, perchè troppo tiepido. Senza dubbio tale risultato fu dovuto alla propaganda energica e risoluta del Cozzoli.

Rassegna storica del Risorgimento
Bari; Cozzoli Giovanni
Anno 1936, pag. 864

19 giugno 1848
Non furono questi soltanto gli atti d'insubordinazione commessi a Molfetta in quei giorni di fermento e di rivolta, ma altri se ne perpetrarono dal Cozzoli e dai suoi seguaci. Il 19 giugno egli, conformandosi a quanto gli veniva suggerito dagli elementi più ribelli delle Puglie e della Lucania, chiamò a raccolta nel trappeto della casa paterna i componenti la famiglia, e fece approvare quanto è detto nella seguente dichiarazione, scritta dal suo segretario Giovanni Alfonso Pansini, e sottoscritta da 113 affigliati, atti alle armi:

Al fratello Presidente Giovanni Cozzoli,
I qui sottoscritti domandano che la Famiglia sia organizzata in colonna mobile armata, la quale dev'essere sempre pronta a difesa della Patria.
Chiunque non vorrà appartenere a detta colonna armata, uscirà dalla Famiglia, perchè non si vogliono persone inutili. Epperò si formi un foglio di sottoscrizione, e ciascun individuo della Famiglia avrà il dovere di apporvi la sua firma.
II Presidente avrà l'obbligo di convocare questa colonna nei casi urgenti che la Patria ha bisogno di difensori, acciocché i fratelli a maggioranza di voti possano discutere quale deliberazione debba prendersi.
In secondo si domanda che di tutto l'operato della seduta del 17 corrente non si tenga conto, come di atti illegalmente fatti e contro il nostro Statuto.
Altomare Pasquale, Altomare Giuseppe di Corrado, Altomare Sergio Corrado, Altomare Giuseppangelo, Abbatti sta Tommaso, Allegre tta Vito fu Vincenzo, Antico Leonardo, Andriani Pietro, Bartoli Giovan­battista, Balacco Mauro Leonardo, Binetti Raffaele, Binetti Tommaso, Bovenga Francesco, Boccardi Pietro, Binetti Francesco Antonio di Giulio, Cozzoli Giovanni alias cozzolicchio , Candida Graziano, De Candia Giovan Battista, Camporeale Gaetano, Carabellese Pantaleo, Carella Mauro, Cervellera Vincenzo, Cali Leonardo, Cozzoli Raffaele, Cozzoli Pantaleo, Caffarella Vincenzo, Cinque Giuseppe, De Candia Oronzo, Fontana Sergio, Filiù Giuseppe, Filiù Michele, Fornari Mauro, Ferri Guglielmo, Gallo Vincenzo, Gallo Zaccaria, Gallo Carmine, Gallo Luigi, Gallo Guglielmo, De Gioia Bartolomeo, De Gioia Gaetano, Galeppi Michele, GambardeDa Luigi, Iovino Arcangelo, De Iudicibus Matteo, De Iudicibus Gaetano, Lioj Nicola, Lezza Sergio di Liborio, Mangiarano Giuseppe, Menelao Francesco, Menelao Nicola, Menelao Pasquale, De Marinis Domenico, Marinelli Luigi, Mezzina Nicola, Modugno Procopio, Magrone Giuseppe, Mangiarano Vito Antonio, Magrone Vito. Minutillo Vito, Mezzina Onofrio fu Sergio, Mezzina Vito, Mascelli Giuseppe, Maurantonio Mauro, Maggialetti Matteo, Manuzzi Ludovico, Martire Antonio, Muscani Francesco, Orofìao Achille, Pappagallo Antonio, Panunzio Pietro, Poli Giuseppe di Luigi, Poli Gabriele, Panunzio Giuseppe di Beniamino, Poli Nicola, Pansini Giovannangelo, Panunzio Costantino, Poli Giuseppe di Graziano, Parvanà Pasquale, Pastore Domenico, Picca Ignazio, Pansini Saverio, Pappalepoye Vito, Pomodoro Saverio, Parvanà Apostolo, Romano Liborio, Rossi Francesco, Rana Francesco, De Ruvo Salvatore, De Ruvo Girolamo, Sigismondo Vincenzo, Sigismondi Mauro, Silvestri Michele, Silvestri Felice, Sasso Francesco, Scippa Antonio, Sallustio Giuseppe, Spagnoletti Pantaleo, Sigismondi Saverio, Sasso Donato, Tortora Loreto, Tavella Saverio, Tritto Giacomo, Tattoli Sergio, Vista Paolo, Visaggio Simone, Visaggio Mauro e Visaggio Giuseppe.

Ibidem
Anno 1936, pagg. 879, 880

Ritratto

Ritratto di Sergio de Judicibus
Ritratto di Sergio de Judicibus