Data di nascita

8 aprile 1899

Periodo di riferimento

1899-1962

Data della morte

21 marzo 1962
  Martina Franca
  MFA 3

Cosa si sa

Sergio de Judicibus nasce a Martina Franca (TA) l'8 aprile 1899 da Giuseppe, capostipite del ramo martinese del ceppo molfettese, e da Silvia Semeraro. Quarto di sette figli: Corrado, Eugenio Scipione, Maria Anna Rosaria, Sergio, Giovanni, Isabella e Paolo Francesco. Sposa il 19 settembre 1925 Lidia Zaccaro (❀1903-19??✟)1. La coppia ha tre figli:

  • Danilo (❀1930-2019✟),
  • Dario (❀1935-1956✟),
  • Sonia (❀1938-vivente).

Muore a Taranto il 21 marzo 1962 di aneurisma.


1 Lidia spesso si firmava Lydia, con la “y”.

Biografia

Giovinezza

Sergio è un ragazzo molto intelligente e vivacissimo, ma anche uno scavezzacollo: fin da piccolo dà non pochi pensieri alla madre per le sue biricchinate e segue i due fratelli maggiori Corrado ed Eugenio nelle loro scorribande di caccia nella provincia di Taranto, nel Salento e in Calabria, divenendo ben presto anch'egli un appassionato ed esperto cacciatore.

Terminata la prima parte di studi presso l'Istituto Tecnico Scientifico di Taranto, ad appena 14 anni Sergio vince il concorso per l'ammissione alla Reale Accademia Navale di Livorno venendo arruolato come Marinaio Allievo il 1° giugno 1914.

Dalle memorie del figlio,
Danilo de Judicibus.

Iª Guerra Mondiale

Il 24 maggio del 1915, l'Italia entra in guerra contro gli Imperi Centrali, a fianco degli Alleati. Il 2 dicembre del 1916 Sergio viene iscritto con n° matr. 52008 nel Corpo Reali Equipaggi Marittimi, entrando così a far parte del corpo ufficiali della Marina come Aspirante. Il primo giugno 1917 lascia l'Accademia con lo stesso grado e l'11 giugno prende imbarco sulla modernissima corazzata tipo dreadnought: l'Andrea Doria.

Il primo ottobre del '17 viene promosso Guadiamarina. Prima della fine della guerra, il “Doria” partecipa a qualche bombardamento della costa bosniaco albanese, alla protezione delle operazioni di salvataggio degli ultimi brandelli dell'esercito serbo dal fronte nord-albanese e ad alcune crociere di difesa lontana dello sbarramento di Otranto, ma per la gran parte del conflitto le navi da battaglia italiane rimangono ancorate nei porti di Brindisi e di Taranto dove comunque subiscono gli attacchi di sabotatori che riescono ad affondare nella rada di Brindisi la corazzata predread-nought "Benedetto Brin", e nel Mar Piccolo di Taranto la modernissima dreadnought “Leonardo da Vinci”, per un totale di 708 vittime. Il 10 febbraio 1918 Sergio viene promosso Sottotenente di vascello.

Dalle memorie del figlio,
Danilo de Judicibus.

Periodo Interbellico

Rientrato in Italia, nel luglio del 1920, Sergio sbarca dal “Doria” sul quale ha totalizzato 3 anni e 2 mesi di imbarco, dei quali 1 anno, 4 mesi e 23 giorni di navigazione di guerra. Tra questa data e il luglio del 1922 prende imbarco successivamente sull'incrociatore “Marsala”, i cacciatorpediniere “Granatiere” e “Palestro” e gli incrociatori leggeri “Trinacria” e “Campania”. Viene promosso Tenente di vascello il 16 febbraio 1922.

Dal luglio del 1922 al gennaio del 1924, Sergio viene assegnato alla squadriglia sommergibili di Pola, imbarcandosi come comandante sui piccoli battelli della classe “F”, ovvero gli “F10”, “F12”, “F13” ed “F16”, distribuiti tra le basi di Pola e di Brindisi.

Negli anni '20, l'attività con i battelli della classe F, tra i primissimi sommergibili operativi italiani, già superati e usurati dalla lunga guerra, è particolarmente rischiosa, e la vita a bordo assai dura. Nei primi decenni del secolo la tubercolosi polmonare è molto diffusa in Europa e in Italia, e particolarmente tra i marinai dei sommergibili, che pure godono di un trattamento alimentare e di una sorveglianza medica, se non ottimali secondo i parametri di prevenzione odierni odierni, per lo meno particolari. Le occasioni di contagio però sono assai alte, e un paio d'anni dopo il suo periodo di imbarco sui sommergibili Sergio, pur essendo un ragazzo alto, sportivo e robustissimo, vedrà comparire i primi sintomi di quella che allora era una malattia terribile e quasi sempre mortale. Purtroppo Sergio era anche un grandissimo fumatore e lo rimase fino alla morte.

Dal febbraio al dicembre del 1924 Sergio imbarca sull'incrociatore corazzato “San Marco”, con il quale scorta l'incrociatore “Brindisi” che porta il Re Vittorio Emanuele III per una visita ufficiale alle città redente dell'Istria e della Dalmazia. Nei giorni della visita a Fiume, Sergio ha l'occasione di trovarsi a bordo della nave reale. Da sempre appassionato fotografo, effettua un piccolo prezioso reportage ravvicinato avente come soggetto il Re che, anche lui fotografo dilettante, si presta gentilmente. Sergio, tra l'altro, riprende da vicino anche lo storico momento in cui il sovrano, poggiando il decreto su una grossa bitta del “Brindisi”, firma la concessione del collare dell'Annunziata a Benito Mussolini.

Sbarcato dal “San Marco”, il tenente di vascello Sergio de Judicibus viene assegnato al Comando MM di Brindisi dove, nelle sale del locale circolo ufficiali, ha l'occasione di conoscere Lydia, una delle figlie di Giovanni Zaccaro, armatore di piroscafi brindisino. Previo Regio Assentimento del 2 luglio 1925, il 19 settembre del 1925 Sergio sposa Lydia Zaccaro. Dal matrimonio nasceranno Danilo (Brindisi, 31 ottobre 1930), Dario (Pola, 18 gennaio 1935) e Sonia (Taranto, 27 dicembre 1938).

Conclamatasi la TBC, dal 19 aprile 1926 al 13 luglio 1927 Sergio è collocato in aspettativa per malattia. Dopo un lungo periodo e appropriate cure a spese della Marina in un Sanatorio sulle Dolomiti di Bolzano, presso il lago di Monticolo, Sergio, assistito amorevolmente dalla giovane moglie, guarisce completamente e definitivamente e viene quindi richiamato in servizio attivo il 15 febbraio 1928.

Nel 1929 imbarca per due mesi sui MAS (Motoscafo Anti Sommergibili) e in marzo inizia la scuola comando sulle torpediniere “34 PN”, “42 PN” e “48 OS”, prendendo infine il comando prima della torpedinera “34 PN” e successivamente dell'avviso scorta “Giovannini”. Nel 1931 comanda per circa un anno il grande deposito munizioni di Buffoluto, presso Taranto.

Il 12 dicembre 1931 viene promosso Capitano di corvetta e dal 1931 al 1935 imbarca come comandante in 2a sull'esploratore “Pancaldo” e sui cacciatorpediniere “Manin” e “Nullo”.

Dopo brevi assegnazioni sugli incrociatori leggeri “Siracusa” e “Legnano”, dal marzo del 1936 al maggio del 1937, Sergio viene

…mobilitato per esigenze di carattere speciale con Regio Decreto 11 giugno 1936 n° 1907 e R. D. 24 settembre 1936 n° 1836.

Il primo gennaio 1937 Sergio è promosso Capitano di fregata e nel maggio seguente diviene comandante in 2a del modernissimo incrociatore corazzato tipo Washinghton “Gorizia” da 11.000 ton. al comando del Capitano di vascello Parona. Effettuato un corso di addestramento speciale, viene trasferito a Lero, un'isola del Dodecanneso, ove prende il comando dell'esploratore “Crispi”. Il 9 marzo del 1940, dopo un periodo di 5 mesi presso il Comando Militare Marittimo di Messina, Sergio si imbarca sulla nave trasporto militare “Auro” per raggiungere la base navale di Massaua in Mar Rosso (Eritrea) e assumere il comando della squadriglia formata dai quattro cacciatorpediniere della classe “Nullo”: “Nullo” caposquadriglia, “Sauro”, “Crispi” e “Manin”.

Sergio arrivò a Massaua il 16 marzo del 1940, e qualche giorno dopo ebbe luogo la cerimonia del passaggio di consegne: i quattro cacciatorpediniere, gran pavese e bandiere al vento, erano ormeggiati di poppa alla banchina e strettamente affiancati, così da formare un'unica tolda sulla quale erano schierati gli equipaggi in grande uniforme. Mentre la fanfara dei marinai eritrei suonava la Marcia Reale, la bandiera da combattimento del “Nullo” passò dalle mani del comandante di squadriglia uscente a quelle del subentrante, che fece infine la tanto attesa allocuzione. Tre mesi dopo, il 10 giugno, pressoché senza preavviso, i nostri soldati di terra, di mare e dell'aria dell'Africa Orientale, un teatro di operazioni che più complesso, difficile e disgraziato non si sarebbe potuto immaginare, entrarono in guerra contro l'Inghilterra e la Francia.

Dalle memorie del figlio,
Danilo de Judicibus.

IIª Guerra Mondiale

Cominciano così per Sergio tre mesi di intense operazioni belliche, in particolare notturne, alla caccia dei convogli nemici in transito nello stretto di Bab al Mandeb, poche decine di miglia di mare e di pericolosissimi affioramenti corallini compressi tra le coste dell'Arabia Saudita e dello Yemen e quelle dell'Eritrea, ma anche di giornalieri e ininterrotti attacci alla base di Massaua e alle navi all'ormeggio. All'inizio, poiché la stagione è favorevole e gli spiriti comunque assai alti, almeno uno dei nostri cacciatorpediniere e tre o quattro sommergibili escono ogni notte per l'agguato, ma ben presto, per motivi di economia logistica e di manutenzione, le sortite vengono limitate a quando la ricognizione aerea avvista qualche nave nemica sulla rotta da Suez ad Aden o viceversa.

Improvvisamente, il 6 settembre 1940, Sergio deve lasciare il comando del “Nullo” al suo ufficiale in seconda, il Capitano di corvetta Costantino Borsini, perché colpito da epatite virale, e viene ricoverato in gravi condizioni nell'ospedale di Massaua, ove è costretto a rimanere due mesi.

Una notte limpida, da Massaua si vedono i bagliori all'orizzonte e si sente il rombo lontano delle artiglierie, chiaro indice di uno scontro navale. Vede e sente anche Sergio dall'ospedale ed è in ansia, perché sa che quella notte sarebbe stato il suo “Nullo” a uscire. Dopo qualche ora è il comandante del “Tigre” che gli porta la tragica notizia: il “Nullo” è affondato sotto i colpi del nemico e la maggior parte dell'equipaggio è scomparsa. Sergio è affranto e si dispera, convinto che se a bordo vi fosse stato lui, le cose avrebbero potuto forse avere un'epilogo diverso. Il suo dolore per la perdita dell'amico Costantino, della nave e degli uomini che conosceva uno ad uno e dei quali sapeva praticamente tutto è immenso, mentre comincia ad attanagliarlo un'ingrato senso di colpa per un fisico che non è stato all'altezza della situazione.

Sergio, smagrito e ancora giallo per l'ittero come un limone, si reca in convalescenza a Gimma, una regione del Galla e Sidamo, sul molto più salubre altipiano etiopico, dove la Guardia di Finanza della grande regione è al comando del fratello primogenito Corrado. Guarito dalla salubrità dell'altopiano e dalle amorevoli cure di Corrado, ma tagliato fuori dall'avanzata delle truppe britanniche, Sergio non può più tornare a Massaua ormai isolata e assediata da terra e partecipa alla lunga difesa della piazzaforte di Gimma, uno dei due ultimi baluardi dell'AOI a cedere, il 21 giugno 1941. Sergio e Corrado vengono presi prigionieri, ma avranno la fortunata ventura di rimanere sempre insieme nella triste peregrinazione dei campi di prigionia del Somaliland prima e dell'India poi: Berbera, Bombay, Jol, Bo-pal, Bajra-Gar.

Dopo la cattura, il Capitano di fregata della Regia Marina italiana Sergio de Judicibus è sottoposto dagli inglesi a corte marziale perché, colto con le armi in pugno, non ha indosso la divisa e le insegne regolari della Regia Marina, né ha documenti personali ritenuti attendibili dal nemico e neppure le piastrine di riconoscimento. Sergio viene punito con un mese di isolamento, che sconta in una baracchetta metallica su una assolata spiaggia del Somaliland. Poi viene imbarcato nelle stive soffocanti e piene di prigionieri italiani di un mercantile diretto a Bombay. Qui giunti, i prigionieri sono avviati a piedi verso un campo di concentramento posto fuori della immensa città, facendo loro attraversare le vie affollate da centinaia di migliaia di persone che li insultano e li dileggiano per tutto il percorso.

Come più alto in grado, Sergio è il Comandante del Campo n°14 che vede raccolta la maggior parte degli ufficiali di marina italiani presi prigionieri in Mediterraneo nei primi tre anni di guerra. Egli è quindi anche il presidente del comitato per le fughe e con l'aiuto degli ufficiali più giovani organizza la prevista e dovuta opera di disturbo del nemico. Specialisti del mestiere, adoperando materiali di risulta dalle origini le più assurde, costruiscono dei ricevitori radio a onde corte, sintonizzati sulle stazioni italiane. Vengono così giornalmente ascoltati e trascritti i bollettini di guerra. Il campo è diviso in settori isolati l'uno dall'altro da doppie alte recinzioni di filo spinato e i bollettini di guerra vengono distribuiti da settore a settore con delle fionde. Così ogni giorno, all'una precisa, in tutti i settori contemporaneamente, i prigionieri italiani, inquadrati e sull'attenti, ascoltano il bollettino letto ad alta voce dal capo settore. Gli inglesi impazziscono dalla rabbia e vanno su tutte le furie. Le radio sono tenute nascoste nei posti più impensabili, ma così bene, che agli inglesi, che le cercheranno ripetutamente ma inutilmente, sino a smantellare alcune delle baracche, verranno consegnate soltanto dopo l'armistizio, l'8 settembre 1943.

Il 6 aprile 1944 Sergio rientra dalla prigionia in India, dopo un tragico e lungo viaggio nelle affollate e fetide stive di un mercantile, viene in pari data ricollocato in quadro organico. L'11 marzo del 1942 viene promosso Capitano di Vascello con anzianità retroattiva il 1° giugno 1942.

Dalle memorie del figlio,
Danilo de Judicibus.

Il dopoguerra

Mentre Sergio era prigioniero in India, la moglie, Lydia, aveva avuto un'altra relazione. Così quando l'ufficiale torna a Taranto, i due si separano. La moglie resta nell'abitazione familiare, una grande villa sul lungomare, con un giardino a gradoni e una fontana che dava direttamente su una spiaggetta, praticamente privata, mentre lui va a vivere in una depandance del Circolo della Marina, a Palazzo Resta. La villa, infatti, era stata comprata con i soldi del padre di Lydia, un armatore molto ricco. Al piano inferiore c'era l'appartamento residenziale, sotto quello della donna di servizio, le caldaie e la lavanderia. Il secondo piano era stato venduto a un membro della famiglia Menarini, mentre al terzo piano erano stati ricavati due piccoli appartamenti che Lydia aveva dato in affitto.

Sergio continuò la sua carriera in Marina fino a diventare Ammiraglio. A Taranto era inoltre stato Comandante dell'Arsenale e Presidente del Tribunale Militare. Andato in pensione, tornò a vivere da separati con la moglie, Lydia, più interessata alla sua pensione che a lui. Lydia infatti era una donna molto legata al denaro e fondamentalmente egoista, anche se sapeva anche essere affettuosa. Una sua peculiarità era che amava cambiare spesso l'arredamento a casa. Spesso i suoi familiari tornavano a casa e scoprivano che aveva completamente riarrangiato tutti i mobili in una stanza.

Sergio era un “fumatore seriale” e così, una sera del marzo 1962, mentre il figlio Danilo e la moglie Maresa erano negli Stati Uniti, morì. La diagnosi: aneurisma.

Dalle memorie di
Maria Teresa Giliberti

Documenti

Alcuni documenti relativi a Sergio de Judicibus.

Clicca qui a sinistrasopra sulle singole voci per vederne il contenuto.
InvitoInvito del Re9 ottobre 1932
TitoloOnoreficenza21 aprile 1940

Invito del Re

9 ottobre 1932

Il 9 ottobre 1932 il Capitano di Corvetta Cav. Sergio de Judicibus è invitato da Re al Pranzo di Corte sulla Regia Nave Savoia.

Invito del Re
Invito del Re

Onoreficenza

21 aprile 1940

Il 21 aprile 1940 il Capitano di Fregata Sergio de Judicibus è nominato Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia da Re Vittorio Emanuele III.

Sua Maestà il RE IMPERATORE, sentita la Giunta degli Ordini dei SS. Mauricio e Lazzaro e della Corona d'Italia, sulla proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo, Ministro della Marina, si compiacque nominare con decreti in data Roma 21 aprile 1940-Anno XVIIL.

ORDINE DELLA CORONA D'ITALIA
Ufficiale.
…[omissis]…
De Judicibus Sergio, capitano di fregata.
…[omissis]…

Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia - Parte Prima
Supplemento ordinario alla Gazzetta Uniciale n. 277 del 27 novembre 1940-XIX,
pag.2

Fotografie

Sergio de Judicibus da giovane
Sergio de Judicibus da giovane
Sergio de Judicibus col figlio Dario
Sergio de Judicibus col figlio Dario
Lidia Zaccaro da giovane
Lidia Zaccaro da giovane
Sergio de Judicibus e Lidia Zaccaro
Sergio de Judicibus e Lidia Zaccaro

Il campo di prigionia di Yol

I due fratelli, Sergio e Corrado de Judicibus, passarono ben tre anni nel campo di prigionia di Yol, nel nord dell'India.

Uno dei tanti campi di prigionia britannici nella seconda guerra mondiale si trovava a Yol, nell’India settentrionale, ai piedi della catena dell’Himalaya, non molto distante dal Tibet. In quel campo, lo stesso in cui durante la prima guerra mondiale vennero rinchiusi alcune centinaia di prigionieri tedeschi, furono deportati circa diecimila ufficiali italiani, che vi “soggiornarono” alcuni dal 1941 e altri dal 1942 fino al loro rimpatrio, avvenuto tra la fine del 1946 e l’inizio del 1947.

Il viaggio fino ai piedi dell’Himalaya non fu breve né semplice. Tutto cominciava in Egitto, dove i prigionieri catturati sui vari fronti venivano fatti affluire: a El Agami affluivano i prigionieri catturati in Grecia e a Geneifa sul canale di Suez venivano ammassati coloro che erano stati fatti prigionieri sui vari fronti africani. Caricati sui piroscafi, attraversavano il Mar Rosso verso sud, transitavano davanti alle coste dell’Eritrea ormai ex italiana, sostavano ad Aden nello Yemen e quindi attraversavano l’Oceano Indiano per dieci lunghi giorni prima di approdare in India, a Bombay. Da qui proseguivano in treno verso sud, a Bengalore, dove i sottufficiali e i soldati si fermavano, mentre gli ufficiali ripartivano verso il nord, fino ai piedi delle montagne più alte del mondo.

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