Data di nascita

6 aprile 1891

Periodo di riferimento

1891-1961

Data della morte

22 maggio 1961

Cosa si sa

Corrado de Judicibus1 nasce a Martina Franca (TA) il 6 aprile 18912 da Giuseppe e Silvia Semeraro. Primo di sette figli: Corrado Matteo, Eugenio Scipione, Maria Anna Rosaria, Sergio, Giovanni, Isabella e Paolo Francesco. Sposa il 1° aprile 1922 a Brunico (BZ) Giuseppina Cuzzolin, dalla quale non ha figli.

Muore a Mola di Bari (BA) il 22 maggio 1961.


1 Sembra che il nome completo fosse Corrado Matteo Francesco Eugenio. Era infatti pratica comune nel ramo martinese della famiglia mettere uno o più “secondi nomi” ai figli.

La vita

Corrado de Judicibus nasce a Martina Franca il 6 aprile 1891. È il primogenito di una famiglia che vedrà crescere sette fra fratelli e sorelle. Entra nell'esercito e viene mandato di stanza in Veneto, dove incontra Giuseppina Cozzolin, che diventerà poi sua moglie.

Corrado e Giuseppina si erano incontrati a San Donà di Piave (VE), mentre lei trainava un carretto pieno di zucche appena raccolte. Corrado se ne innamora e qualche giorno dopo arriva a casa sua per incontrarla. Corrado le promette di sposarla e insieme partono alla volta di Brunico. Una volta giunti a destinazione però, Corrado ha un ripensamento; Giuseppina allora lo minaccia utilizzando la sua pistola d’ordinanza e Corrado si trova costretto a farle passare la notte in carcere, ma nei giorni seguenti decide ugualmente di sposarla, contro la volontà della madre Silvia.

Corrado lavora inizialmente a Brunico, poi dal 1928 al 1929 a Gallipoli, dal 1930 al 1937 a Torino e quindi a Gimma, una città dell'Etiopia situata nella regione di Oromia, circa 250 km a sud-ovest della capitale Addis Abeba.

Dalle memorie di
Isabella Billotto.

Il periodo bellico

Fante nella Grande Guerra, iniziò come graduato di truppa per uscirne ufficiale per meriti di guerra. Passato al Corpo della Guardia di Finanza, durante il secondo conflitto mondiale, comanda in Africa Orientale Italiana, con il grado di tenente colonnello, la Legione della grande regione del Galla e Sidamo. Caduto prigioniero al termine della difesa di Gimma, uno dei tre ultimi caposaldi della resistenza italiana in Africa Orientale, nel 1941 viene imprigionato nel campo di prigionia a Yol assieme al fratello Sergio, anche lui prigioniero.

Nel frattempo Giuseppina, imprigionata per 4 mesi in un campo di concentramento in Africa, viene liberata e dopo 37 giorni di navigazione, nel 1941, sbarca finalmente a Napoli. Per prima cosa va a Carosino a dare notizie di Corrado e Sergio ai genitori dei due giovani, Giuseppe e Silvia; poi torna presso la madre a San Donà del Piave. In seguito si trasferirà a Torino per questioni di lavoro. Solo allora, nel 1943, riceve finalmente una delle tante lettere che inutilmente Corrado le aveva mandato per ben due anni.

Dopo una lunga e penosa prigionia in India, attenuata però da un periodo di circa tre anni durante i quali a comandare il campo era il fratello minore Sergio di pari grado ma di Arma combattente più anziana, rientra in Patria e assume il comando della Legione della Guardia di Finanza di Bari.

Lasciato il servizio con la misera pensione di allora, malato di inestinguibile mal d'Africa, Corrado vi tornò con la moglie per fare il semplice maestro elementare al Villaggio Duca degli Abruzzi, poco a Nord di Mogadiscio, in Somalia, e a Merca, un porto nella Somalia meridionale sull'Oceano Indiano.

Lettere di Corrado e Pina
riportate nella sezione «Documenti»
integrate dalle memorie di
Danilo de Judicibus.

La morte

Dai ricordi di Isabella Billotto, pronipote di Giuseppina Cozzolin.

A Mogadiscio Corrado praticava la caccia grossa. Mia nonna aveva parecchie pelli di animali esotici uccisi da lui. Corrado aveva una grande passione per la caccia, infatti.

Dopo l'eccidio di Mogadiscio, nel 1948, Corrado e la moglie tornarono a Mola perché a Mogadiscio era scoppiata la rivoluzione e loro dovettero scappare in fretta e furia, lasciando gran parte dei beni materiali, il denaro e i prestiti ingenti che Corrado aveva concesso a dei mercanti di banane, dei quali si erano perse le tracce e anche i soldi prestati. In breve Corrado e la moglie si ritrovarono ad aver perso quasi tutto.

Dal 1950 al 1961 Corrado tornò più volte in Somalia, finché, nel maggio 1961, ritornò per l'ultima volta in Italia.

Tornati in Italia, infatti, Corrado e Giuseppina erano andati ad abitare nella casa di famiglia. Corrado ormai non riusciva più a camminare da solo ed era spesso costretto a usare una sedia a rotelle. Una ventina di giorni dopo il loro ritorno si sentì un gran tonfo in casa. Allora la moglie andò a vedere cosa fosse successo e trovò il marito a terra. Aveva avuto un attacco di Angina Pectoris mentre scendeva dalle scale di casa. Giuseppina cominciò a urlare e subito dopo arrivò anche il fratello, Giovanni, che era medico e abitava lì vicino, ma non poté far niente.

Dopo la morte del marito, Giuseppina, gravemente ammalata di artrosi tornò a San Donà di Piave, dove viveva la famiglia. In effetti i medici le avevano già consigliato cinque anni prima di tornare, perché l'Africa era troppo umida per lei, ma Corrado non voleva tornare in Italia e così lei lo aveva accontentato.

Qualche giorno prima che morisse, Corrado era andato da un avvocato per vedere quali pratiche doveva fare per adottare mia mamma! Quando mia nonna rimase incinta, infatti, il padre di mia madre se ne ritornò a Casoria abbandonandola. Così Corrado, una volta ritornato a Mola di Bari, disse alla mia pro zia di volerla adottare, solo che la morte lo colse prima.

Corrado è stato sepolto a Mola di Bari. Nessuno della famiglia Cuzzolin era presente al momento della tumulazione di Giuseppina, perché mia madre, che era l'unica sua nipote, era in attesa di mio fratello, che sarebbe poi stato chiamato Corrado, come chiesto dalla stessa Giuseppina. Invece mia nonna, che era la sorella di Giuseppina, aveva circa 63 anni e non se l'è sentita di fare il viaggio; così la cassa dopo il funerale è stata spedita con il treno fino in Puglia dove qualcuno, a Mola, si è fatto carico della tumulazione .

Dalle memorie di
Isabella Billotto.

Documenti

Una serie di documenti e lettere che riguardano Corrado de Judicibus e la moglie, Giuseppina Cuzzolin, gentilmente forniti da Isabella Billotto, bisnipote di Giuseppina.

Clicca qui a sinistrasopra sulle singole voci per vederne il contenuto.
Corrado de Judicibus
LetteraLettera alla moglie Pina dal campo di prigionia di Yol?? maggio 1960
CartolineCartoline scritte dal campo di prigionia di Yol1941-1943
DisegniDisegni e dipinti fatti nel campo di prigionia di Yol1941-1943
CroceCroce al Merito di Guerra26 settembre 1941
DistintivoDistintivo del periodo bellico6 marzo 1947
ConfermaConferma della Croce al Merito di Guerra1° gennaio 1948
PassaportoPagine principali del passaporto24 maggio 1960
Giuseppina Cuzzolin
LetteraLettera di Pina alla madre al ritorno dall'Italia?? maggio 1960

Lettera alla moglie Pina dal campo di prigionia di Yol

?? maggio 1960

Nel 1941 Corrado scrive alla moglie dal campo di prigionia la seguente lettera:

48061 de Judicibus Corrado - Maggiore - P.O.W.
4 Wing XV Campus C/= - PO.G. - Bombay -
Mia adorata, sono senza tue notizie. Dove sei? Come stai? Sono in India. Sergio è vicino a me e lo vedrò fra qualche giorno. Non ti spaventare se non ricevi mie notizie, ma a me occorre che ne abbia di tue. Scrivimi, scrivimi sempre: qualche lettera mi dovrà pur giungere, come spero che ti giunga qualcuna delle mie. Scrivi anche in Italia, sia a casa tua, sia a Carosino1, così come faccio io. Non ti far mancare nulla. Damanti, Carta e Carmagnola sono con me. Fatti coraggio, anche se la nostra lontananza sarà molto lunga. Tu segui le altre signore e fai in modo di non stare mai sola. Prega Iddio come io lo prego, per noi e per la nostra Patria. Baci infiniti, mia vita. Ripeti esattamente tutto l'indirizzo mio come è scritto sopra. Corrado.
Alla Signora Giuseppina de Judicibus
Rione Consolata - Gimma (Etiopia)


1 Carosino è un comune in provincia di Taranto.

Lettera da Corrado alla moglie Giuseppina, pagina 1
Lettera da Corrado alla moglie Giuseppina, pagina 1
Lettera da Corrado alla moglie Giuseppina, pagina 2
Lettera da Corrado alla moglie Giuseppina, pagina 2

Cartoline scritte dal campo di prigionia di Yol

1941-1943

Fra il 1941 e il 1943 Corrado scrive diverse cartoline dal campo di prigionia. Eccone alcune:

FRONTE
Corrado de Judicibus, maggiore
Prisoner of War - Mandera Camp
Berbera, British Somaliland
RETRO
Signora Giuseppina de Judicibus
Gimma
(Galla e Sidama)
Sto bene in salute. Sono preoccupato per te. Dammi tue notizie. Dove sei? Come vivi? Abbi coraggio che Dio ci guarda. Non so quanto tempo ancora resterò qui. Tu scrivi subito a questo indirizzo. Ogni sera guarda croce del sud, guarderò anche io e ti sarò vicino come tu mi sarai vicina. Corrado

Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, fronte
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, fronte
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, retro
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, retro

FRONTE
Signorina
Elisa Cuzzolin
Case popolari
S. Donà di Piave
(Venezia - Italia)
48057 Maggiore
de Judicibus Corrado
Wing 5/B No. 26 P.O.W. Camp
C/o G.P.O. Bombay.
RETRO
24-4-1943 - Cara cognata, ti ho già scritto tempo fà e ti ripeto adesso: dammi notizie di Pina, qualunque esse siano, perché da quando l'ho lasciata in Africa non ho mai avuto più sue notizie. Scrivi anche a casa mia paterna che anche di là non ricevo notizie dallo agosto scorso. Non avere ritegno a dirmi o farmi dire tutta la verità.
Abbracci a tutti. Corrado.

Cartolina da Corrado alla cognata Elisa, fronte
Cartolina da Corrado alla cognata Elisa, fronte
Cartolina da Corrado alla cognata Elisa, retro
Cartolina da Corrado alla cognata Elisa, retro

FRONTE
Signona
Giuseppina de Judicibus
Via Amerigo Vespucci 66
Torino
(Italia)
RETRO
P.O.W. No 48051 de Judicibus Corrado Maggiore Cara Pina. Finalmente ho saputo da casa mia il tuo indirizzo. Ti ho già mandato un messaggio Croce Rossa. Dammi subito tue dettagliate notizie , sulla salute e sul tuo stato finanziario e se hai preso e prendi regolarmente lo stipendio. Scrivimi subito. Baci infiniti. Corrado.

Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, fronte
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, fronte
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, retro
Cartolina da Corrado alla moglie Giuseppina, retro

Disegni e dipinti fatti nel campo di prigionia di Yol

1941-1943

Durante l'internamento nel campo di prigionia di Bombay, Corrado passava il tempo libero a disegnare e dipingere, utilizzando mezzi e colori di fortuna. Qui ci sono alcune delle sue opere.

Disegno a matita di Corrado de Judicibus
Disegno a matita di Corrado de Judicibus
Disegno a matita di Corrado de Judicibus
Disegno a matita di Corrado de Judicibus
Disegno a inchiostro di Corrado de Judicibus
Disegno a inchiostro di Corrado de Judicibus
Acquarello di Corrado de Judicibus
Acquarello di Corrado de Judicibus
Acquarello di Corrado de Judicibus
Acquarello di Corrado de Judicibus

Croce al Merito di Guerra

26 settembre 1941

Il 26 settembre 1941, Corrado de Judicibus riceve la Croce al Merito di Guerra.

Croce al Merito di Guerra per Corrado de Judicibus, pagina 1
Croce al Merito di Guerra per Corrado de Iudicibus, pagina 1

Distintivo del periodo bellico

6 marzo 1947

Il 6 marzo 1947, Corrado de Judicibus viene autorizzato a fregiarsi del distintivo del periodo bellico 1940-43.

Distintivo del Periodo Bellico per Corrado de Judicibus, pagina 1
Distintivo del Periodo Bellico per Corrado de Iudicibus, pagina 1

Conferma della Croce al Merito di Guerra

1° gennaio 1948

Il 1° gennaio 1948, viene confermata a Corrado de Judicibus la Croce al Merito di Guerra.

Croce al Merito di Guerra per Corrado de Judicibus, conferma
Croce al Merito di Guerra per Corrado de Iudicibus, conferma

Pagine principali del passaporto

24 maggio 1960

Questo passaporto venne rilasciato a Corrado un anno circa prima che morisse ed è molto interessante perché mostra come Corrado, fino all'ultimo, cercò di rimanere nella sua amata Somalia. Sulla quarta pagina vediamo infatti un visto di uscita da Merca (SO) del 23 aprile 1961 con arrivo al porto di Genova il 6 maggio, ovvero solo due settimane prima della morte avvenuta in provincia di Bari. Il passaporto riporta anche una data di nascita diversa da quella che troviamo sull'atto di morte, ovvero il 5 maggio invece del 6 maggio 1891.

Passaporto di Corrado de Judicibus, pagina 1
Passaporto di Corrado de Iudicibus, pagina 1
Passaporto di Corrado de Judicibus, pagina 2
Passaporto di Corrado de Iudicibus, pagina 2
Passaporto di Corrado de Judicibus, pagina 3
Passaporto di Corrado de Iudicibus, pagina 3
Passaporto di Corrado de Judicibus, pagina 4
Passaporto di Corrado de Iudicibus, pagina 4

Lettera di Pina alla madre al ritorno dall'Italia

?? maggio 1960

Nel 1941 Giuseppina scrive la seguente lettera:

Mamma cara,
eccomi sana e salva nella nostra adorata Patria, dopo essere stata quattro mesi in campo di concentramento a Mandera1 (Somalia Inglese) e 37 giorni di navigazione. Sono sbarcata a Napoli il 27 giugno. Ho creduto bene venire prima a Carosino2, per rivedere i miei suoceri, e dare a loro notizie di Corrado e Sergio, che come sai si trovanoprigionieri in India. Starò qui una 15 di giorni per riposarmi e poi verrò da voi. Ringrazio Dio di sapervi tutti bene in salute, così è pure di me.
Il messaggio che fu spedito per mezzo della croce rossa Internazionale l'ho ricevuto a Mandera l'otto maggio, come vedi ci ha messo la bellezza di 6 mesi. Uno che a spedito mia suocera anche a Gimma3 non l'ho ricevuto. Non ti dico le accoglienze che mi hanno fatto i genitori di Corrado. La sorella di Corrado mi ha fatto vedere le tue lettere che mandavia loro per avere mie notizie, ora sono io che direttamente te le dò dopo un anno. Sei contenta?
Scrivimi una lunga lettera qui a Carosino. Tanti baci a tutti e arrivederci presto.
Vostra Pina.
Carosino 29-1942


1 Mandera, una volta nella Somalia inglese, è oggi una città del Kenya situata vicino al confine con la Somalia e l'Etiopia.
2 Carosino è un comune in provincia di Taranto.
3 Gimma era la capitale della provincia di Caffa; oggi è una città dell'Etiopia situata nella regione di Oromia, circa 250 km a sud-ovest della capitale Addis Abeba.

Lettera da Pina alla madre, scritta a Carosino, pagina 1
Lettera da Pina alla madre, scritta a Carosino, pagina 1
Lettera da Pina alla madre, scritta a Carosino, pagina 2
Lettera da Pina alla madre, scritta a Carosino, pagina 2

Foto

Alcune foto di Corrado de Judicibus e della moglie, Giuseppina Cuzzolin, gentilmente fornite da Isabella Billotto, bisnipote di Giuseppina.

Clicca qui a sinistrasopra sulle singole voci per vederne il contenuto.
AfricaCorrado e Giuseppina in AfricaIntorno al 1950
CorradoRitratto di Corrado de Judicibus24 maggio 1960
GiuseppinaRitratto di Giuseppina Cuzzolin17 ottobre 1940

Corrado e Giuseppina in Africa

Intorno al 1950

Corrado (a sinistra) e Giuseppina (a destra) sotto un baobab in Africa. La foto è stata scattata il 1° aprile 1953. La donna al centro della foto è un'amica della coppia della quale non conosciamo il nome.

Corrado e Giuseppina in Africa
Corrado (sx) e Giuseppina (dx) in Africa

Ritratto di Corrado de Judicibus

24 maggio 1960

La foto tessera di Corrado tratta dal passaporto, un anno prima di morire, nel 1960. Lo sguardo sofferente per le tante difficoltà e sofferenze subite.

Ritratto di Corrado de Judicibus
Ritratto di Corrado de Judicibus

Ritratto di Giuseppina Cuzzolin

17 ottobre 1940

Giuseppina Cuzzolin nel 1940, prima della guerra.

Ritratto di Giuseppina Cuzzolin
Ritratto di Giuseppina Cuzzolin

Il campo di prigionia di Yol

I due fratelli, Sergio e Corrado de Judicibus, passarono ben tre anni nel campo di prigionia di Yol, nel nord dell'India.

Uno dei tanti campi di prigionia britannici nella seconda guerra mondiale si trovava a Yol, nell’India settentrionale, ai piedi della catena dell’Himalaya, non molto distante dal Tibet. In quel campo, lo stesso in cui durante la prima guerra mondiale vennero rinchiusi alcune centinaia di prigionieri tedeschi, furono deportati circa diecimila ufficiali italiani, che vi “soggiornarono” alcuni dal 1941 e altri dal 1942 fino al loro rimpatrio, avvenuto tra la fine del 1946 e l’inizio del 1947.

Il viaggio fino ai piedi dell’Himalaya non fu breve né semplice. Tutto cominciava in Egitto, dove i prigionieri catturati sui vari fronti venivano fatti affluire: a El Agami affluivano i prigionieri catturati in Grecia e a Geneifa sul canale di Suez venivano ammassati coloro che erano stati fatti prigionieri sui vari fronti africani. Caricati sui piroscafi, attraversavano il Mar Rosso verso sud, transitavano davanti alle coste dell’Eritrea ormai ex italiana, sostavano ad Aden nello Yemen e quindi attraversavano l’Oceano Indiano per dieci lunghi giorni prima di approdare in India, a Bombay. Da qui proseguivano in treno verso sud, a Bengalore, dove i sottufficiali e i soldati si fermavano, mentre gli ufficiali ripartivano verso il nord, fino ai piedi delle montagne più alte del mondo.

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