Data di nascita

3 dicembre 1821

Periodo di riferimento

1821-1898

Data della morte

15 aprile 1898

Cosa si sa

Corrado de Judicibus nasce a Molfetta (BA), in via S. Angelo, il 3 dicembre 1821 da Matteo e Maria Cappelluti. Terzo di sette figli: Sergio, Giovanni, Corrado, Giuseppe, Mauro, Antonio e Angela. Laureato in Ingegneria ed Architettura presso l'università statale di Napoli, si specializza in urbanistica ed edilizia. Sposa Maria Giuseppa Viti. La coppia ha almeno un figlio:

  • Matteo (❀1869/70-1879✟).

Muore vedovo, nella propria abitazione di Bari (BA)1, il 15 aprile 1898. A lui, dal dicembre 2007, è intitolata una via a Molfetta: via Corrado de Judicibus.

Archivio di Stato,
Stato Civile Italiano,
1 Atto di morte n. 338.

La vita

Corrado viene nominato in un articolo che parla dell'amicizia fra Luigi La Vista1 e Giacinto Poli, nipote di Giuseppe Saverio Poli2. Nel testo vengono riportati anche i nomi di alcuni suoi fratelli, ovvero: Sergio, Giuseppe, Antonio e Mauro.

Nel suo viaggio a Molfetta il La Vista non rivide che Peppino De Judicibus, ma non Corradino e Antoniuccio, che erano rimasti a Napoli; vi conobbe Mauro, di cui abbiamo parlato, e Sergio.
Questi era già sacerdote e maggiore degli altri di alcuni anni, essendo nato il 1812: aveva cultura e disposizione di spirito non diversa da quella del gruppo, anzi emergeva per versatilità d'ingegno, passando con la stessa facilità da una disquisizione teologica ad una dimostrazione matematica e dalla chiosa e illustrazione di un canto dantesco all'esame dei principi filosofici del Vico.
Il La Vista si occupò dell'Elogio del papa Gregorio XVI e scrisse: «L'elogio non è degno di questo nome, se non è simile a quello del De Judicibus, un quadro del tempo, in cui primeggia la figura di colui del quale si scrive. Gran disegno, conveniente esecuzione. Piuttosto il soggetto è stato inferiore all'autore. La politica è stata quale poteva essere in un prete dalla cattedra, ma son certissimo che nell'anima dell'autore era ben altra. L'ingegno e il cuore del De Judicibus rendono certe queste supposizioni, più certe ancora le rendono il bellissimo luogo, in cui si parla della Polonia; in esso l'autore dice: «I polacchi ci sono cari, perchè il cuore dell'uomo e la patria immortale di tutti quelli che han perduto la loro. — Chi ha potuto dir questo, non deve potere approvare la politica di Gregorio XVI. La prudenza ha velato la verità, dico la prudenza, e non dico la codardia o la superstizione.»

Giovanni Pansini,
«Un viaggio a Molfetta nell’800»
in
«La rassegna, storia, lettere e arte»,
Periodico Mensile,
Marzo-aprile a. XII e.f.
pagg. 7-8

Corrado de Judicibus è presidente del Monte di Pietà-Ospedale e priore del Santissimo Sacramento di Molfetta nel 1868.

Gaetano del Rosso,
«Il Monte di Pietà e l’Ospedale - Carità e assistenza ospedaliera a Molfetta in età moderna e contemporanea»,
pag. 468, Molfetta, La Nuova Mezzina, 2015,
in «Chiesa e Storia», V (2015)
Quaderni dell’Archivio Diocesano di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, n.27

Le opere

Tra i tanti lavori che realizzò presso la città di Molfetta e non solo, ricordiamo il restauro interno della Cattedrale di Altamura nel 1854 e il Palazzo del Municipio in Piazza Vittorio Emanuele a Giovinazzo, progettato nel 1862 e abbattuto nel 1960. Fra le sue opere a Molfetta ricordiamo inoltre il Tempio del Calvario nel 1855; la Torre dell'Orologio accanto alla chiesa di Santa Teresa nel 1858; Largo “Porticella”, oggi Villa Garibaldi, nel 1862; il Palazzo Capelluti nel 1862; il Palazzo De Lago presso piazza Garibaldi, nel 1864; il progetto di Corso Umberto I nel 1864; la nuova chiesa Immacolata o “Chiés'è nòeve” nel 1874.

Mauro Civita,
«Il contributo di Federico Travaglini e di Corrado De Judicibus
ai restauri ottocenteschi della cattedrale di Altamura»,
in «Altamura», n. 36,
1994–95, p. 323.


Sembra che Corrado abbia anche disegnato l'urna d'argento nelle quali sono state deposte le reliquie di San Corrado, eseguita a Napoli, attualmente nella Cattedrale di Molfetta.

Tratto da MolfettaNet.


Mediante la delibera del 20 settembre 1876, la Deputazione Provinciale di Bari autorizzò la cessione di suolo pubblico, di proprietà comunale, per l’ampliamento dell’Ospedale secondo quanto deliberato dal Consiglio Comunale il 18 agosto 1876. Si trattava di una porzione di suolo coltivato a orto confinante con i giardini del nosocomio, della lunghezza di 23 metri e di larghezza 2,40 metri, ceduto allo scopo di poter costruire una nuova corsia per ammalati così come progettato dall’architetto Corrado De Judicibus.

N. Mezzina,
«Vicende edilizie e urbanistiche a Molfetta tra Otto e Novecento»,
Molfetta 1998, p. 34

Disegno del prospetto lato Sud giardino con la facciata dell’Ospedale Civile
Disegno del prospetto lato Sud giardino con la facciata dell’Ospedale Civile